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mercoledì 22 febbraio 2017

Libro: Come esercitare il diritto all'oblio in Internet


di: Michele Iaselli
ISBN: 9788858206829
Pagine: 170 | Formato: 16 x 24 | Anno: 2017

Prezzo:
20.00 €

Il volume offre al lettore un’analisi approfondita del diritto all’oblio privilegiando rilevanti aspetti di carattere operativo. Innanzitutto vengono illustrati i fondamenti del diritto all’oblio alla luce delle  elaborazioni dottrinarie, giurisprudenziali e principalmente delle Autorità Garanti europee tutte approfondite nel volume. Inoltre il volume illustra le varie forme di tutela previste dalla normativa in caso di violazione del diritto all’oblio, compresa la possibile richiesta di risarcimento danni.

Completa l’opera una casistica dettagliata sui principali provvedimenti giurisprudenziali e del Garante privacy in materia. 


 

Risoluzione UE sui robot: si inizia ad ipotizzare una soggettività giuridica

Alla luce della recente approvazione della Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti norme di diritto civile sulla robotica diventa sempre più attuale e preoccupante il problema connesso all’individuazione di norme che disciplinino l’attività ed in particolar modo la responsabilità dei robot nel nostro ordinamento.
L'umanità, ormai, si trova sulla soglia di un'era nella quale robot, bot, androidi e altre manifestazioni dell'intelligenza artificiale (AI) sembrano sul punto di lanciare una nuova rivoluzione industriale, suscettibile di toccare tutti gli strati sociali, rendendo imprescindibile che la legislazione ne consideri tutte le implicazioni.
Tra il 2010 e il 2014 la crescita media delle vendite di robot era stabile al 17% annuo e che nel 2014 è aumentata al 29%, il più considerevole aumento annuo mai registrato, e che i fornitori di parti motrici e l'industria elettrico-elettronica sono i principali propulsori della crescita; che le richieste di brevetto per le tecnologie robotiche sono triplicate nel corso dell'ultimo decennio.
Naturalmente gli aspetti giuridico-normativi dovranno essere trattati in maniera approfondita, disciplinando le interazioni fra umani e umanoidi sia nella sfera privata che in quella pubblica. Sarà necessario analizzare e risolvere diverse problematiche:
  1. di chi è la responsabilità in caso di danni o di infortuni causati da robot?
  2. Come proteggere la privacy degli individui?
  3. Come rendere disponibile ed accessibile a tutti l’intelligenza e la capacità sviluppata da robot al servizio dell’uomo?
  4. Che tipologia di assicurazione prevedere per i robot?

Continua su:  http://www.altalex.com/documents/news/2017/02/21/robot-con-intelligenza-artificiale-soggettivita-giuridica

sabato 17 ottobre 2015

Sentenza Corte di Giustizia UE: caso Facebook


La recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea nella causa C-362/14 (Maximillian Schrems/Data Protection Commissioner) si segnala per due importanti conclusioni della Corte, una di carattere procedurale e l’altra di carattere indubbiamente sostanziale che potranno incidere, in futuro, sul regime giuridico dei social network.

sabato 1 giugno 2013

Diffamazione aggravata tramite blog

La sentenza 08.04.2013 n° 116 del G.I.P. del Tribunale di Varese affronta uno degli argomenti più dibattuti degli ultimi tempi che ha visto anche aspri scontri tra giuristi ed Istituzioni. Si fa riferimento, in particolare, alla responsabilità di un blogger per i contenuti immessi in rete tramite il sito di cui è titolare, anche se ovviamente questo discorso può essere allargato ad altri strumenti del web ed in particolare del web 2.0.

lunedì 6 maggio 2013

Normativa e progresso tecnologico

La recente dichiarazione del Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini in merito alla necessità di interventi legislativi per reprimere gli abusi che vengono commessi tramite la Rete ha fatto scatenare numerose reazioni, alcune delle quali estremamente autorevoli come la presa di posizione del prof. Rodotà, che pur condividendo lo stato di prostrazione della Boldrini ha però rilevato che le norme esistono già e vanno solamente applicate.

martedì 16 ottobre 2012

Bocciata dai Garanti UE la privacy di Google

Il Garante per la Protezione dei Dati Personali con un comunicato stampa pubblicato in data odierna ha ufficializzato la dura posizione presa dai Garanti Europei contro le nuove regole sulla privacy decise da Google ritenute non adeguate a tutelare gli utenti europei. 
I Garanti Ue hanno chiesto alla società di Mountain View di farsi parte attiva nella tutela della privacy e di rendere conforme alla Direttiva sulla protezione dei dati personali le nuove regole, operative dallo scorso marzo. 
La nuova “privacy policy”, adottata unilateralmente da Google, consente alla società di incrociare in via generalizzata i dati degli utenti che utilizzano qualsiasi servizio (da Gmail a YouTube a Google Maps solo per citarne alcuni). 
La lettera inviata a Google, sottoscritta dai Presidenti di tutte le Autorità per la protezione dei dati personali dell’Ue, Italia inclusa, conferma le forti preoccupazioni espresse nei mesi scorsi sui possibili rischi per la privacy degli utenti europei derivanti dall’attività di combinazione dei dati. Sono numerosi infatti i profili di criticità emersi dagli accertamenti, condotti anche con la collaborazione di Google, e “permangono - come scrivono i Garanti Ue - alcune aree grigie”. 
Google usa i dati degli utenti raccogliendoli in maniera massiva e su larghissima scala, in alcuni casi senza il loro consenso, conservandoli a tempo indeterminato, non informando adeguatamente gli utenti su quali dati personali vengono usati e per quali scopi, e non consentendo quindi di capire quali informazioni siano trattate specificamente per il servizio di cui si sta usufruendo. 
Le Autorità raccomandano a Google di adottare rapidamente una serie di garanzie a tutela della privacy degli utenti. Mountain View dovrebbe, in particolare, inserire informative privacy all’interno dei singoli prodotti, anche mediante dispositivi informatici; fornire informazioni accurate riguardo ai dati più a rischio, come quelli sulla localizzazione e quelli sui pagamenti on line; adattare le informative alle tecnologie mobili. 
Google dovrebbe chiarire agli utenti, inoltre, le finalità e le modalità di combinazione dei dati tratti dai vari servizi forniti e mettere quindi a punto strumenti per consentire agli utenti un più stretto controllo sui propri dati personali. 
A tale scopo, i Garanti raccomandano alla società di adottare meccanismi semplificati di “opt out” (opposizione al trattamento dei loro dati), sia che l’utente sia iscritto o meno ad un servizio, e di ottenere il consenso espresso degli utenti all’incrocio dei dati. 
L’Autorità Garante italiana, che ha incontrato nei giorni scorsi i rappresentanti di Google, sta seguendo con grande attenzione gli sviluppi della questione. “Google tratta i dati di milioni di utenti sparsi nel mondo i quali non sempre sono consapevoli dell’uso che viene fatto delle loro informazioni personali. Per questo è indispensabile che operi in modo corretto e nel rispetto dei diritti fondamentali, così come riconosciuti dall’Unione europea” – afferma il Presidente dell’Autorità italiana, Antonello Soro. “L’azione coordinata delle Autorità europee svolta nei confronti di Google rappresenta in questo senso un messaggio importante ai grandi colossi della rete affinché accettino la sfida di una nuova policy più responsabile e attenta alla dignità delle persone”.
Sarà possibile un simile cambiamento? La mia posizione l'ho già resa nota con il post http://micheleiaselli.blogspot.it/2012/02/la-nuova-privacy-di-google.html

domenica 22 aprile 2012

Plagio su Internet con sorpresa

Davvero divertente un caso che è capitato ad un mio amico mediatore anche se nello stesso tempo mi ha fatto riflettere molto sui profondi cambiamenti culturali che ha comportato la diffusione di Internet. Ovviamente non potrò riferire né nomi né altre circostanze particolari. 
Il caso ha visto due giuristi scontrarsi sulla paternità di un’opera pubblicata su Internet per una nota casa editrice. 
Uno di questi giuristi che chiameremo Tizio ha contestato l’originalità dell’opera pubblicata da Caio su una rivista telematica, in quanto analoga allo stesso scritto che Tizio aveva pubblicato in precedenza sul suo blog e ne chiedeva quindi la rimozione immediata con conseguente risarcimento di danni morali e materiali. La questione è stata contraddistinta anche da antipatici episodi di rivalità tra i due giuristi che lasciavano intuire un’acredine piuttosto elevata. 
Il mediatore è riuscito a risolvere la questione facendo leva sul buon senso di tutti e la casa editrice, parte costituita in sede di mediazione di fronte a Tizio, ha accettato di pubblicare alcuni articoli di Tizio in cambio del totale rigetto da parte di Tizio di tutte le sue pretese. 
A questo punto, una volta risolta la questione il mediatore, per pura curiosità, si è posto il problema di capire chi in realtà avesse ragione in merito al contenzioso, anche se ovviamente questo non deve mai essere il proposito di un mediatore. 
Ebbene sapete cosa ha scoperto? 
Non aveva ragione nessuno. Difatti entrambi avevano plagiato un giurista straniero riportando fedelmente la traduzione in italiano del suo articolo. 
Questo è Internet nel bene e nel male.

sabato 21 aprile 2012

Facebook ed attività imprenditoriale

Il 19 aprile ho partecipato ad un interessante convegno su "Facebook e norme di diritto" organizzato dalla Camera Civile degli Avvocati di Belluno. La mia relazione ha analizzato i rapporti tra Facebook ed attività imprenditoriale con un occhio particolare ai primi conflitti di carattere commerciale.
Buona lettura!!!

sabato 4 febbraio 2012

Stop alla Censura "fai da te" in Rete: e quando si fermerà l’ipocrisia sulla Rete?


E’ stata cassata la proposta dell'On. leghista Fava. Gli hosting provider non saranno obbligati a rimuovere i contenuti illeciti sulla semplice segnalazione di un soggetto privato.
Vinta un’ulteriore battaglia in nome della libertà della rete, ma non è il caso di cantare vittoria poiché sono in arrivo numerose proposte ed iniziative volte a regolamentare o meglio “imbrigliare” la Rete in maglie sempre più strette.
Del resto la tendenza internazionale è evidente ed al fine di tutelare gli interessi economici delle grandi major discografiche e cinematografiche viene scomodata persino l’FBI che ha chiuso i grandi circuiti di storage per eccellenza come megaupload, megavideo che consentivano di scaricare agevolmente film e contenuti protetti dal diritto d’autore o anche la visione in streaming degli stessi film.
Appare difficile, quindi, che l’Italia possa salvarsi da una simile ondata di “finto” perbenismo che sta coinvolgendo la comunità internazionale. Finto perché è evidente la contraddittorietà di azioni di censura così forte nei confronti di servizi esistenti da anni e, diciamo la verità, tutti quanti noi ci chiedevamo come fosse possibile l’esistenza indisturbata di questi grandi circuiti illegali noti a livello internazionale.
La risposta è facile ed è la stessa che ha coinvolto il file sharing: gli stessi grandi produttori cinematografici, discografici non hanno voluto combattere per molto tempo questi servizi illegali considerati ottimi strumenti promozionali, di marketing, ecc. Poi quando evidentemente si è perso il controllo della situazione (cosa piuttosto facile con la Rete) sono nate le prime azioni conflittuali che come abbiamo visto hanno coinvolto persino agenzie governative (della serie quando si vuole una cosa la si ottiene in qualsiasi modo).
Sinceramente sono stanco di questa ipocrisia che sta coinvolgendo la Rete ormai da diversi anni e mi sento preso in giro come persona e come utente. Sono convinto che nello spazio di poco tempo sorgeranno dal nulla altri servizi di download, upload simili ai precedenti e tutto ricomincerà daccapo.
Si è capito che non è possibile regolamentare Internet nel suo complesso, ma almeno cerchiamo di essere coerenti ed evitare speculazioni che coinvolgono uno degli strumenti più liberi (almeno a livello potenziale) che l’uomo abbia mai concepito.

domenica 22 gennaio 2012

La violazione del marchio su Internet: non sempre è ammissibile il sequestro


Su Altalex un mio commento all’ordinanza datata 4 novembre 2011 del Tribunale di Padova che entrando nel merito di una questione ormai molto dibattuta sia in dottrina che in giurisprudenza come la rilevanza giuridica dei nomi di dominio, annulla il decreto del GIP dello stesso Tribunale avente ad oggetto il sequestro preventivo mediante oscuramento di n. 493 siti internet richiamanti in qualche modo il marchio di una nota casa di abbigliamento.
Faccio i miei complimenti all’amico Fulvio Sarzana di S. Ippolito per l’ottimo risultato professionale raggiunto.

mercoledì 18 gennaio 2012

Nuovo libro sulla responsabilità civile


Un nuovo testo dell'amico Giuseppe Cassano sulla responsabilità civile che riorganizza il pensiero non partendo dal dato codicistico ma dalla evoluzione giurisprudenziale. Le questioni affrontate sono un esauriente approfondimento dei temi che la pratica ha chiesto di risolvere.
Trattazione completa ed esaustiva del tema, dando particolare rilievo all’evoluzione della giurisprudenza, soprattutto di quella relativa alla Corte Costituzionale ed alla Corte di Cassazione, ed agli ultimi interventi del Legislatore, non disdegnando i più validi percorsi interpretativi della giurisprudenza di merito.
Il tema caldo del danno non patrimoniale, oltre ad un approfondimento istituzionale, è stato altresì ricostruito attraverso tutti i quesiti che possono essere sottoposti dall’avvocato e dal magistrato, scegliendo di dare una risposta che è quella della giurisprudenza, e quindi del diritto vivente. Completa l’opera un ampio formulario.
Giuseppe Cassano. Avvocato, già docente di istituzioni di diritto privato presso l’Università LUISS di Roma e dottore di ricerca in diritto privato presso l’Università di Pisa. È direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche della Europea School of Economics di Roma e Milano. Studioso della evoluzione della responsabilità civile e dei nuovi diritti, dirige diverse collane per i principali editori giuridici.

venerdì 2 dicembre 2011

Le ovvietà di WikiLeaks


Come ho già avuto modo di osservare con altro post (http://micheleiaselli.blogspot.com/2010/11/wikileaks-il-sapore-di-una-beffa.html), talvolta le grandi rivelazioni di WikiLeaks sono del tutto strumentali e sfruttano essenzialmente la notorietà dello strumento telematico per lanciare proclami ad effetto, ma davvero poco originali.
L'ultima è la rilevazione da "Grande Fratello" di Orwelliana memoria dove si ricorda che tutti siamo spiati. Ma c'era bisogno di WikiLeaks per sapere questo?
Sappiamo bene che l'avvento delle nuove tecnologie e dei nuovi strumenti di comunicazione elettronica ha determinato la crescita esponenziale di nuovi servizi e tecnologie. Se ciò ha comportato, da un lato, indiscutibili vantaggi in termini di semplificazione e rapidità nel reperimento e nello scambio di informazioni fra utenti della rete Internet, dall’altro, ha provocato un enorme incremento del numero e delle tipologie di dati personali trasmessi e scambiati, nonché dei pericoli connessi al loro illecito utilizzo da parte di terzi non autorizzati.
Nell’attuale era tecnologica le caratteristiche personali di un individuo possono essere tranquillamente scisse e fatte confluire in diverse banche dati, ciascuna di esse contraddistinta da una specifica finalità. Su tale presupposto può essere facilmente ricostruita la c.d. persona elettronica attraverso le tante tracce che lascia negli elaboratori che annotano e raccolgono informazioni sul suo conto.
Sappiamo bene, quindi, che oggi tutti noi siamo tracciati attraverso le diverse operazioni che realizziamo nel corso della giornata che implicano inevitabilmente l'uso di strumenti elettronici (telefonini, bancomat, carte di credito, acquisti su Internet, ecc.). E' chiaro, quindi, che questi milioni di dati di carattere personale fanno particolarmente gola per finalità promozionali, di marketing, comunque pubblicitarie.
Ci voleva WikiLeaks per svelare una simile realtà?

giovedì 24 novembre 2011

Un blog aperto a tutti


Da oggi sarà possibile, per tutti coloro che lo vorranno, partecipare al presente blog con un proprio contributo, possibilmente in materia di diritto delle nuove tecnologie. Chiunque avvocato, studente, professionista, appassionato, che non ha il tempo o la voglia di realizzare un proprio blog, potrà postare un proprio commento, una semplice riflessione, un articolo, insomma qualsiasi contributo che ritenga di un certo interesse.
Il materiale dovrà essere inviato al mio indirizzo personale info@micheleiaselli.it ed a seguito di esame, solo di carattere formale, provvederò alla pubblicazione naturalmente riportando il nome dell'autore ed indirizzo e-mail.
Scopo di quest'iniziativa è quello di consentire a tutti gli appassionati ed operatori di partecipare alla crescita della comunità giuridica presente in Rete con idee e contributi che naturalmente verranno condivisi con tutti gli utenti.

mercoledì 16 novembre 2011

La Corte di Giustizia e Internet


Su Altalex è stato pubblicato un mio commento alla sentenza 25 ottobre 2011 della Corte di Giustizia dell'Unione Europea che decidendo in merito a due cause riunite (C-509/09 e C-161/10) affronta e risolve una delle questioni più delicate in ambito europeo e cioè quella della corretta definizione della competenza giurisdizionale nel caso in cui venga leso un diritto della personalità attraverso Internet.

domenica 13 novembre 2011

Facebook e concorrenza illecita


E' stato pubblicato dagli amici di Altalex un mio commento su un'interessante ordinanza datata 7 luglio 2011 del Tribunale di Torino con la quale, riconoscendo ormai la grande rilevanza sociale ed economica assunta dalla Rete, si afferma che un gruppo costituito su Facebook può tranquillamente configurarsi come segno distintivo atipico, con funzione di identificazione e distinzione dell'imprenditore, utilizzabile con finalità pubblicitarie e promozionali.

sabato 8 ottobre 2011

Steve Jobs: un bene o un male per il mondo informatico?


La morte del padre di Apple Steve Jobs è stata celebrata e vissuta come una grande perdita per l’umanità e sicuramente l’apporto dato da questo grande personaggio allo sviluppo delle nuove tecnologie è stato immenso e probabilmente poteva ancora crescere con il tempo. Ma devo dire che il buon Stallman, padre del software libero, per quanto poco elegante nei modi, non ha tutti i torti.
Il presidente della Free Software Foundation ha addirittura bollato la dipartita di Jobs come la fine di un’influenza maligna nel mondo informatico, ma a prescindere da queste espressioni volutamente provocatorie ed in sintonia con il personaggio Stallman, bisogna riconoscere che qualcosa di vero nelle sue affermazioni c’è.
Se vogliamo Jobs è stato estremamente abile non solo nel blindare le sue “creazioni”, ma nel creare una serie di servizi “obbligati” intorno ai suoi prodotti che hanno lasciato ben poco spazio e quindi ben poca libertà agli utenti. Il messaggio di Jobs è stato chiaro “se vuoi entrare nel mio mondo, sei benvenuto ma per rimanerci dovrai per sempre accettare le mie imposizioni”.
Quindi personaggio geniale, ma anche grande mente imprenditoriale, che ha visto così crescere a dismisura le sue ricchezze concedendo ben poco (anzi nulla) alla collettività. Troppo spesso questo discorso viene limitato solo a Bill Gates ed a Microsoft, ma indubbiamente negli ultimi tempi con le sue ultime invenzioni (vedi ipad, ipod) l’Apple sta davvero esagerando imponendo per forza di cose propri standard ed applicazioni necessarie anche per piccole utilità.

giovedì 29 settembre 2011

Norme ammazza blog: quale diritto?


Grande fermento della Rete e di tutti i blogger per il famoso pacchetto intercettazioni che comprende anche le norme cosiddette "ammazza blog", ovvero la possibilità di imporre ai gestori di tutti i siti informatici l'obbligo di procedere alla rettifica di ogni contenuto pubblicato dietro semplice richiesta, fondata o meno, del soggetto che se ne ritenga leso. La mancata rettifica nei termini comporterebbe per il blogger una sanzione pecuniaria sino a 12 mila euro.
Il momento purtroppo è drammatico e va visto anche in relazione all’attuale complessa situazione di governo che complice la crisi economica si trova in equilibrio precario. La storia ce lo insegna, quando viviamo queste difficili situazioni di instabilità e conflitto tra poteri, principi come la democrazia, la trasparenza, la libertà di espressione sono ampiamente schiacciati in nome della “ragion di stato” e quindi per noi giuristi appare difficile esaminare giuridicamente delle norme che “consentitemelo” non hanno niente di giuridico.
Cosa può significare un obbligo di rettifica senza possibilità di replica? Se come blogger sostengo eresie, cagionando un ingiusto danno a terzi, è giusto che paghi, ma dopo che chi mi contesta dimostri il contrario. E’ questo un principio elementare di diritto che non può sfuggire a qualsiasi legislatore, per cui è con grande rammarico che in questo post non posso parlare di diritto. Dovrei parlare di politica……ma me ne guardo bene!!!!!

domenica 17 luglio 2011

Caso About Elly: Giustizia è fatta!!





Come è noto con ordinanza del 22 marzo 2011 il Tribunale di Roma aveva inibito a Yahoo! la prosecuzione e la ripetizione della violazione dei diritti di sfruttamento economico sul film "About Elly" mediante il collegamento a mezzo dell'omonimo motore di ricerca ai siti riproducenti in tutto o in parte l'opera, diversi dal sito ufficiale del film.
Le decisione aveva fatto gridare allo scandalo in quanto penalizzava l'intero meccanismo di funzionamento di Internet, che fondamentalmente si regge sui richiami ipertestuali ed aveva configurato una "pericolosa" responsabilità degli Internet Provider.
Adesso e per la precisione l'11 luglio 2011 la Sezione Specializzata di proprietà intellettuale del Tribunale di Roma ha completamente ribaltato le conclusioni cui era pervenuto il precedente giudice e revocato la citata ordinanza, accogliendo integralmente le richieste formulate da Yahoo.
Il Tribunale di Roma ha innanzitutto precisato che nella definizione delle controversie relative alla responsabilità degli intermediari della comunicazione per violazione di diritti di proprietà intellettuale perpetrate da parte dei loro utenti è fondamentale ricordare che la vigente disciplina europea e nazionale in materia di tutela del diritto d’autore, nel bilanciamento dei contrapposti interessi, attribuisce valore preminente al rispetto delle esigenze di promozione e tutela della libera circolazione dei servizi della società dell’informazione.
Inoltre, nel rispetto del principio di certezza del diritto e delle stesse norme di carattere processuale, il titolare dei diritti che chiede all’intermediario della comunicazione, o al giudice di ordinare all’intermediario della comunicazione, di rimuovere un determinato contenuto o di renderlo inaccessibile, è tenuto ad individuare puntualmente l’URL del contenuto medesimo non essendo sufficiente un generico riferimento a talune tipologie di contenuti, come nel caso di specie e deve dimostrare puntualmente non solo la titolarità del proprio diritto, ma anche il carattere abusivo degli altrui atti contestati.

E' possibile leggere un primo commento molto interessante di Guido Scorza sulla rivista LeggiOggi.it all'indirizzo http://www.leggioggi.it/2011/07/14/yahoo-la-legge-e-uguale-per-tutti-anche-per-elly/.

domenica 10 luglio 2011

Spotify: il cloud nella musica



In arrivo negli Usa il nuovo servizio musicale denominato "Spotify". Il sistema su cui si fonda questo servizio è piuttosto semplice e sfrutta le potenzialità del cloud computing. Si tratta di 13 milioni di brani musicali sempre a disposizione di tutti che possono essere utilizzati senza alcun download.
In Italia questo servizio non è ancora disponibile, mentre in altri paesi europei, come Regno Unito, Francia, Spagna, e Svezia dove è nato, ha un successo enorme.
Ovviamente il successo del servizio è stato possibile grazie agli accordi con le major e con le etichette indipendenti, che hanno garantito un catalogo musicale enorme, anche se non sempre completo.
Spotify è un servizio sostanzialmente gratuito che però sfrutta i vantaggi della Rete, difatti di base è possibile iniziare ad utilizzare il servizio senza alcun onere rispettando un limite di ascolto di 20 ore al mese ed accettando di visionare la pubblicità.
Naturalmente, nel pieno rispetto delle caratteristiche di molti servizi presenti su Internet, se si vogliono eliminare queste limitazioni bisogna pagare una sorta di abbonamento che a seconda dei piani previsti va da 4,99 sterline o 9,99 sterline al mese.
Il servizio in argomento rappresenta solo una delle possibili applicazioni del cloud computing che, nel pieno rispetto del diritto d'autore, è in grado di garantire agli utenti la possibilità di accedere a file musicali gratuitamente o comunque a costi minimi.
Credo che questa debba essere considerata la nuova frontiera di Internet, dando spazio a servizi che sfruttando le caratteristiche della Rete possano fornire indubbi vantaggi agli utenti senza violare diritti di terzi. In questo modo sarà possibile superare anche le annose problematiche legate alle regolamentazioni della Rete che mai potranno essere risolte efficacemente.

martedì 5 luglio 2011

No al Bavaglio ad Internet – La notte della Rete



Oggi 5 luglio, a 24 ore dall'approvazione della Delibera definita "ammazza-Internet", i blogger italiani, artisti, esponenti della rete, leader politici, cittadini e utenti del web si troveranno a Roma dalle 17.30 alle 21 per una no-stop contro il provvedimento alla Domus Talenti a Roma ( via delle Quattro Fontane, 113).
L'evento è stato promosso dalle seguenti associazioni: Adiconsum, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assonet-Confesercenti, Assoprovider-Confcommercio, Avaaz.org, Popolo viola, Radicali italiani, Studio Legale Sarzana & Associati, Valigia blu.
La manifestazione contesta la Delibera dell'Agcom che, sul modello francese, intende creare una sorta di censura del web attribuendo poteri di controllo alla stessa Autorità sui contenuti dei siti web che, se in contrasto con le norme a tutela del diritto d'autore, dovranno essere immediatamente rimossi entro 48 ore dalla contestazione. In caso contrario, dopo un sommario accertamento, i contenuti in questione verranno immediatamente bloccati e resi irraggiungibili su disposizione dell'Agcom.
Questi provvedimenti, purtroppo, sono una chiara conseguenza del grosso problema rappresentato dalla mancanza di regolamentazione della Rete che può dar luogo ad eccessi come questo, ma che al contrario nemmeno può consentire un totale arbitrio degli utenti di Internet. Si tratta di una questione da tempo dibattuta che merita una soluzione definitiva, che tarda ad arrivare a causa delle inevitabili ripercussioni, principalmente, di natura internazionale che si vengono a creare.
Ovviamente, però, non è possibile pensare di risolvere un problema così grande con un semplice provvedimento amministrativo, che per quanto derivante da un'Autorità indipendente non fornisce quelle necessarie garanzie di trasparenza e difesa proprie di ogni democrazia degna di questo nome.