Le dimissioni della Poggiani dall’AgID hanno fatto
scatenare di nuovo il “totodirettore” e tutti sono in attesa di conoscere le
candidature che salvo clamorosi imprevisti saranno sempre le stesse. Inutile
fare nomi tanto chi è della materia conosce già i “papabili”, ma dopo l’esperienza
Poggiani si spera davvero in un cambio di rotta e nella designazione di
qualcuno che sia veramente in grado di trasformare un ente “dormiente” in un’agenzia
davvero dinamica, che possa essere utile ad accompagnare il nostro paese in una
trasformazione che allo stato è solo appena avviata.
Per il passato ho già esaminato le cause di un ritardo del
nostro paese (http://micheleiaselli.blogspot.it/2013/12/perche-la-digitalizzazione-non-parte.html),
ormai non più giustificabile, sul fronte della digitalizzazione, ma ho
dimenticato di affrontare un’altra di queste cause, la più sottile, ma forse la
più irritante. La materia della digitalizzazione proprio perché molto ostica,
difficile, sconosciuta, quasi misteriosa per molti dirigenti pubblici, si
presta facilmente al conferimento di “dubbie” consulenze, che non sempre sono
affidate a personaggi davvero competenti. Da tempo ormai ruotano attorno a
questo mondo sedicenti informatici, giuristi, esperti, innovatori, che dal
nulla si improvvisano profondi conoscitori della materia e sfruttando la “solita
italica amicizia” riescono ad ottenere contratti dove inevitabilmente fanno
danni o nel migliore dei casi non forniscono alcun contributo degno di questo
nome. Ne ho conosciuti davvero tanti, anche il mondo della privacy è pieno di
questi personaggi che si permettono il lusso di fornire consulenza in settori
particolarmente delicati come quello sanitario.
Basta la semplice lettura di qualche libro o di qualche
articolo su Internet per creare un “grande” esperto e poi ci sono i social
network che sotto questo aspetto, devo dire, contribuiscono non poco alla
nascita di questi sedicenti consulenti. Difatti basta creare un gruppo, fare
qualche commento, qualche post e voilà …… l’obiettivo è raggiunto: un autentico
sconosciuto che non ha fatto alcun studio specifico, approfondimento
scientifico, decente pubblicazione con pochi clic e qualche furbata riesce a
diventare un nome conosciuto, ma non si sa come. Completa il capolavoro la
carica di presidente o comunque responsabile di qualche sconosciuta associazione
costituita da pochi intimi, che però alimenta la sensazione di avere a che fare
con un esperto del settore.
Sia ben chiaro fortunatamente la nostra attuale società può
contare su molti giuristi e tecnici davvero esperti nel settore informatico, ma
non sempre quelli scelti dalla pubblica amministrazione sono davvero tali ed al
di là della malafede, credo sia opportuno indagare sui processi che portano
alla designazione di tali personaggi. Anche e principalmente questa è
TRASPARENZA.