In questi giorni sto assistendo ad un proliferare di proposte
circa la riforma del Codice dell'Amministrazione Digitale dove giuristi da
tempo specializzati nel settore, approfittando anche dell'avvento delle ultime
regole tecniche in materia di documento informatico, di ultime disposizioni come
quella disciplinante lo SPID (il tanto contestato Sistema Pubblico di Identità
Digitale) e di Regolamenti europei come quello avente ad oggetto
l'identificazione elettronica per le transazioni elettroniche, propongono una
legge delega per la riforma del CAD sulla stessa scorta di quanto accaduto nel
2010 (v. il d.lgs. n. 235/2010). Purtroppo devo dire che si commette sempre lo
stesso errore ed attenzione: errare è umano ma perseverare è………..
Il tanto auspicato cambio epocale (ne stiamo parlano ormai da
decenni di questo cambio epocale) dalla carta al bit, non si ottiene per
decreto!!! Qui dobbiamo mettere in condizione gli operatori della P.A. di
capire le norme, di comprendere perché è necessario digitalizzare le attività e
dobbiamo tra l'altro fornire tutti gli strumenti non solo economici ma anche
culturali.
Proprio per questi motivi che ben venga l'AgID, che ben
vengano i famosi digital champion, ma non si può e non si deve dare tutto per
scontato!!! Bisogna ancora lavorare molto per ottenere un minimo di
cambiamento, proprio perché è necessario innanzitutto partire dalla base e cioè
dall'uomo, dal singolo operatore, dal singolo funzionario, dal singolo
dirigente.
Allo stato attuale e mi dispiace dirlo, discutere della
riforma del CAD è solo accademia, ma non rappresenta un reale contributo a
vedere davvero realizzati i principi che sono alla base del Codice. Del resto
abbiamo visto cosa è successo nel passato, grandi riforme come quella del 2010,
ma risultati nulli. Mi viene, a questo punto, un atroce dubbio: ma chi propone
queste riforme conosce come funziona un ufficio pubblico? Sa davvero quali sono
i problemi che affronta quotidianamente un funzionario pubblico? Ho la netta
sensazione che la risposta purtroppo sia negativa.
Di conseguenza, che ben vengano sicuramente le proposte di
modifica (evitando però assurdi tecnicismi che mal si conciliano con norme di
carattere generale, per questi ci sono le regole tecniche), siamo giuristi e
dobbiamo sicuramente fare la nostra parte, ma questo non basta, perché dobbiamo
ottenere, con le buone o con le cattive, un altro importante e fondamentale
cambiamento e cioè quello della mentalità del burocrate e credetemi questo non
è affatto facile!!!
Una coscienza più aperta verso la digitalizzazione, determina quei
necessari cambiamenti organizzativi indispensabili per attuare le norme che noi
tanto ci sforziamo di riformare.
