Da quando il Digital Champion
italiano Riccardo Luna insieme al Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha
annunciato la squadra dei primi 100 Digital Champions italiani, durante un’importante
cerimonia, si è scatenata una polemica piuttosto vivace, che vede coinvolti
molti miei amici sia da una parte che dall’altra.
Devo dire che ancora una
volta l’argomento “digitalizzazione” non è affrontato nella maniera migliore
dal nostro Governo e la cosa per la verità non mi sorprende affatto. L’Unione
Europea effettivamente ha capito che non si può digitalizzare un paese per
dettato normativo e quindi ha creato questa figura del Digital Champion per
ogni Stato con il chiaro intento di preparare il terreno alla digitalizzazione,
cercando di far nascere una vera e propria cultura del digitale, con
riferimento principalmente alla Pubblica Amministrazione.
L’intento è encomiabile ed
il nostro paese, devo dire, ha cercato di fare qualcosa di più prevedendo non
un solo Digital Champion (anche se nella sostanza rimane unico quello che
rappresenta l’Italia) ma tanti Digital Champions per quanti sono i comuni
italiani. In altri termini l’Italia gioca al rialzo!!! Ma che ben venga, se ciò
aiuta davvero la digitalizzazione: il problema è tutto qui e non è da poco.
Da anni mi occupo di
digitalizzazione, lavoro in una pubblica amministrazione ed ho frequenti
contatti con tanti uffici pubblici, insegno all’università e per conto di enti
di formazione parlando spesso di amministrazione digitale, ma fino ad adesso
devo dire che ho trovato sempre uno scarso interesse per questa materia,
addirittura un vero e proprio rifiuto in molti, come qualcosa da evitare. Ciò
che più mi preoccupa è l’indifferenza della P.A. dove sempre e comunque il
digitale viene imposto con minacce di gravi nullità o severi provvedimenti
disciplinari. Addirittura l’innovazione tecnologica viene fatta rientrare negli
obiettivi dirigenziali collegandola alla cosiddetta responsabilità di
risultato.
Mi domando quindi e vi
domando: in questa situazione quale potrà essere l’apporto dei Digital Champions?
Si parla di Help desk per gli amministratori pubblici, difensori dei cittadini,
promotori di progetti di alfabetizzazione, ma prima di tutto si deve ottenere
un risultato fondamentale presupposto di qualsiasi progetto per un DC
(attenzione con questo acronimo non intendo Democratico Cristiano) e cioè l’acquisizione
da parte della collettività di una coscienza verso il nuovo, verso una nuova
era, verso una nuova mentalità e vi assicuro che questa è un’impresa titanica.
Il problema, quindi, non è
il numero, non è il metodo o i soggetti, ma l’obiettivo da realizzare, logica
premessa di qualsiasi futura soluzione.
Certo non si è partiti nel
modo migliore: sinceramente non riesco a capire la creazione di un’associazione
di Digital Champions senza invece prevedere una struttura incardinata in
qualche modo nell’ambito dell’Agenzia per l’Italia Digitale. I DC non devono forse
far parte, in qualche modo, della famosa cabina di regia? Come possono
indirizzare, consigliare, orientare un Comune senza un minimo riconoscimento di
carattere formale-istituzionale? Su questo credo che si debba riflettere per
evitare un’ennesimo flop e dare così credito a quelle malelingue che ritengono
i DC solo un’escamotage per ottenere più vantaggi di natura personale che
sociale.
