domenica 27 agosto 2017

Luigi Viola: Interpretazione della legge con modelli matematici

L’opera del prof. avv. Viola rappresenta uno dei lavori più interessanti degli ultimi tempi in materia di informatica giuridica e si distingue per la sua chiarezza ed originalità. 
Il prof. Viola riesce ad approfondire con dovizia di particolari ed ad un livello avanzato il complesso tema del rapporto tra diritto (e quindi attività interpretativa) e modelli matematici. Tale rapporto è stato originariamente analizzato da uno dei padri dell’informatica giuridica il prof. Borruso che nei suoi scritti riteneva che era possibile tradurre in algoritmo tante operazioni matematiche quanto qualsiasi attività dell’uomo. Pertanto, secondo l’illustre studioso, l’algoritmo ha, al pari della logica, un valore universale che può assurgere a punto d’incontro tra due culture, fino ad ora erroneamente considerate distinte e quasi opposte: l’umanistica e la scientifica. 
Naturalmente il prof. Borruso poneva dei limiti a questo suo assunto sostenendo che è algoritmizzabile solo ciò che è razionale. Tutta la sfera dell’attività psichica irrazionale, in quanto tale, non risponde a regole: l’uomo non potrà, quindi, mai essere sostituito ragionevolmente da un computer nelle manifestazioni della sua creatività, nella fantasia, nella sfera dei sentimenti, cioè nell’affettività, desiderio di conoscenza e di novità, in tutte queste attività “il computer potrà essere usato non per sostituire l’uomo, ma solo per studiarlo meglio”. 
Ma una legge è fatta di parole, come è possibile, quindi, tradurre la stessa in una formula matematica? 
Come giustamente sosteneva il Borruso la legge, nella maggior parte dei casi, non costituisce un algoritmo: essendo fatta di parole, presenta tutte le difficoltà che presenta l’interpretazione di un qualsiasi discorso, specie quando viene fatto a più riprese in contesti diversi; più specificamente può dirsi che tali difficoltà sono costituite dalla presenza nella legge di sottintesi, dalla mancanza di previsione di casi particolari che nella vita si verificano, dalla interconnessione imprevista di norme in un mare magnum di esse, emanate in tempi e contesti diversi, dalle incertezze sintattiche, grammaticali e semantiche, dai giudizi indeterminati di valore racchiusi da talune parole. 
E’ necessario ricordare, in questo contesto che per dare ordini ad un computer, occorre la parola, il linguaggio: il software, infatti non è altro che un testo scritto da immettere nel computer. Se è vero, dunque, che il programma è fatto di linguaggio al pari della legge e che il programma è la legge del computer, allora non solo si può tentare di convertire la legge in programma e così farla applicare direttamente dal computer, ma, prescindendo da questo intento, si può tentare di applicare, nella formulazione della legge, lo stesso linguaggio che viene usato per istruire il computer. 
Per molti studiosi non vi sono dubbi sulla possibilità di usare il linguaggio matematico, con cui si formulano gli algoritmi da porre a base del software, anche per formulare le leggi. Se è vero, che la legge non è una regola matematica, è anche vero, però, che il linguaggio matematico non va confuso con la regola matematica. Attraverso il primo si può esprimere qualsiasi regola, anche la più convenzionale, anche la più arbitraria; e si dice “matematico” perché grazie ad esso l’applicazione della regola, quale che sia la sua natura, sarà fedele alla volontà di chi la propone. Anche la legge come l’informatica necessita, dunque, di un linguaggio rigoroso, inequivoco ovvero di un linguaggio tecnologico. 
Il prof. Viola prendendo spunto da questi principi, nella sua opera, ha ulteriormente approfondito la materia sviluppando esempi concreti di come l’interpretazione giuridica, intesa come attività, sia davvero permeabile a modelli matematici, o comunque modelli tali da determinare la prevedibilità del giudizio. 
In effetti Il giudice, nel momento dell’ applicazione della norma, utilizza fondamentalmente due tipi di ragionamento: uno volto ad individuare le premesse normative (le norme pertinenti), l’altro volto a ricavare la soluzione normativa, date le premesse. La prima fase ha a che fare con gli aspetti fattuali, cioè con le particolarità che il caso individuale presenta rispetto al dettato necessariamente generale ed astratto della norma: il giudice, che dovrà individuare la norma da cui ricavare la conclusione, esaminerà la fattispecie, intesa come una collezione di fatti; eliminerà i fatti irrilevanti e quindi classificherà i fatti rilevanti secondo un determinato ordine o criterio, cercando poi di trasferirli ad un livello più generale che consenta un confronto con gli enunciati normativi. Sembrerebbe che tali operazioni siano completamente prive di regole logiche, in quanto basate sull’analisi dell’uso linguistico delle parole: in realtà è possibile individuare, alla base, uno schema di ragionamento logico riconducibile all’induzione. Difatti, dopo l’accertamento dei fatti il giudice è in grado di individuare le premesse normative da applicare: negli ordinamenti a civil law le premesse saranno in massima parte da ricercarsi nelle leggi, negli ordinamenti a common law nei precedenti. 
Inoltre l’esigenza di riconoscere caratteristiche strutturali proprie di sottosistemi giuridici assume particolare rilevanza nel momento interpretativo ove si riscontri l’insufficienza dei tradizionali principi sistematici nella risoluzione dei conflitti fra norme; a livello di descrizione di un sistema giuridico, che è quella che bisogna prendere in considerazione, è sufficiente disporre di parametri per la definizione di un sottosistema e di criteri organizzativi omogenei per strutturarlo.
E’ in tale ottica che assume rilevanza il ragionamento del prof. Viola che dopo aver ricondotto le diverse forme di interpretazione a modelli matematici, passa alla concreta applicazione della propria teoria analizzando specifiche sentenze fino ad ipotizzare la realizzazione di una vera e propria giustizia predittiva. 
Ma allora ciò cosa potrebbe comportare: ridurre la decisione di un giudice all’applicazione di una formula matematica? Magari fino ad arrivare allo scenario prospettato da Jacques Charpentier nella sua opera “Justice machines” dove l’applicazione della giustizia viene affidata ad apparecchi cibernetici? 
Naturalmente non è questo l’obiettivo che si intende realizzare, attraverso l’approfondimento di questi studi, e devo dire che in tale campo il prof. Viola si segnala come brillante precursore, si intende facilitare l’attività decisionale del giudice fornendo supporti logici e neutrali che possano evitare discriminazioni o ingiustizie.

lunedì 14 agosto 2017

La censura ed il web: perché la Boldrini sbaglia

Ritorna in auge ancora una volta lo scottante argomento dell’odio on line, della gogna mediatica, della censura sul web. 
Una delle massime cariche istituzionali, da tempo interessata a queste tematiche ha detto la sua dichiarando guerra a tutti coloro che le arrechino offesa utilizzando lo strumento telematico ed in particolar modo il social network per eccellenza come facebook. Indubbiamente la Boldrini non è molto amata, almeno in rete, ed è già stata scottata da pesanti ed offensive invettive che l’hanno coinvolta sui social e non è disposta a tollerare ancora. Credo, però, che innanzitutto vada fatta un’importante distinzione, che non sempre è chiara: un conto è individuare e punire chi utilizza i social solo per seminare odio ed altro conto è invece attaccare chi sui social esprime, anche se in modo colorito, delle proprie opinioni critiche che talvolta riflettono il proprio malcontento nei confronti del Governo, dello Stato e, quindi dei suoi rappresentanti. In quest’ultimo caso, difatti, non credo che si possano attaccare queste persone minacciando ipotetiche denunce, il tutto in violazione di un sacrosanto principio sancito dall’art. 21 della nostra Costituzione che, ricordo, quando ricondotto nei binari di una giusta critica riguarda tutti, anche quando oggetto di queste osservazioni siano le massime cariche dello Stato. 
Del resto, non dimentichiamo che il successo del web e dei social è rappresentato proprio dalla possibilità che hanno tutti di esprimere la loro opinione anche quando questa è banale, scontata, superficiale, criticabile, ecc. D’altro canto ognuno si assume le responsabilità di ciò che esprime sui social ed a sua volta si espone ad inevitabili controcritiche. E’ questo lo spirito dei social e se non lo gradiamo a questo punto evitiamo di frequentarli, ma non demonizziamoli. 
Tutt’altro discorso è, invece, quello che riguarda i seminatori di odio, coloro che provano gusto solo ad offendere, ad influenzare in negativo persone psicologicamente labili. In questi casi siamo ben al di fuori dei canoni sanciti dalla nostra Costituzione, ma non credo che la soluzione migliore sia la persecuzione giudiziaria perché complessa (non è facile trovare i responsabili di queste invettive) ed inefficace (l’azione dura spesso genera una reazione altrettanto dura). In realtà credo che l’arma più efficace sia quella di lasciar cucinare questi personaggi nel loro stesso brodo ed attraverso un’efficace campagna di educazione sociale (ultimamente rilanciata anche dal nostro Garante privacy) fare in modo che questi untori siano isolati dalla stessa comunità sociale ed additati come pecore nere. 
Il mondo anglosassone è riuscito in questo modo a risolvere molti problemi ed è arrivato a concepire efficaci forme di soluzione extragiudiziale di controversie, utilizzando questi metodi che si fondano sull’effetto riequilibratore dello stesso web. 
Sono convinto che per risolvere problemi che nascono dal web bisogna trovare soluzione nuove offerte dallo stesso web ed evitare, per quanto possibile, forme tradizionali di giustizia che talvolta arrecano solo danni.

venerdì 4 agosto 2017

E-book: Regolamento europeo n. 2016/679 e Data Protection Officer - Istruzioni operative

L'ebook ha l'obiettivo di fornire una guida snella ed operativa sul Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali n. 2016/679 che diventerà obbligatorio per tutti i paesi dell'Unione Europea a partire dal 25 maggio 2018. In particolare l'ebook si sofferma sulla controversa figura del DPO cercando di fornire suggerimenti e consigli pratici su come svolgere questa delicata funzione prevista dal Regolamento Europeo.
STRUTTURA
Cap. I - I principi fondamentali del Regolamento Europeo sulla protezione dei dati personali

1. Introduzione
2. Il principio di trasparenza
3. Il diritto all’oblio
4. Il principio di accountability
5. La privacy by design e la privacy by default
Cap. II - Regole, istituti ed adempimenti del Regolamento Europeo
1. Figure soggettive
2. Principi da applicare al trattamento dei dati personali
3. Informativa e consenso
4. Le categorie di dati personali
5. Diritto di accesso dell’interessato
6. Il diritto di opposizione
7. Processo decisionale automatizzato
8. Misure di sicurezza
9. Codici di condotta
10. Trasferimento dei dati personali verso paesi terzi
11. Reclamo e ricorso giurisdizionale
12. Risarcimento del danno
13. Diritto alla portabilità
14. Data Breach
15. La valutazione d’impatto sulla protezione dei dati (DPIA)
16. Registri delle attività di trattamento
17. Consultazione preventiva
18. Certificazione
19. Ambito di applicazione territoriale
20. Sanzioni
Cap. III - La figura del Responsabile della protezione dei dati (Data Protection Officer) alla luce delle linee guida del WG 29 adottate il 16 dicembre 2016 ed emendate in data 5 aprile 2017.
1. La disciplina del Regolamento.
2. Natura e designazione del Data Protection Officer (DPO)
3. Competenze e capacità del DPO
4. Aspetti organizzativi relativi alla funzione del DPO
5. Posizione del DPO e suoi rapporti con il Titolare e Responsabile del trattamento
6. Compiti attribuiti dal Regolamento al DPO
7. Il ruolo del DPO in merito alle principali attività connesse al tratta-mento ed alla sicurezza dei dati personali