mercoledì 4 febbraio 2015

Riforma del CAD: ma è sufficiente?



In questi giorni sto assistendo ad un proliferare di proposte circa la riforma del Codice dell'Amministrazione Digitale dove giuristi da tempo specializzati nel settore, approfittando anche dell'avvento delle ultime regole tecniche in materia di documento informatico, di ultime disposizioni come quella disciplinante lo SPID (il tanto contestato Sistema Pubblico di Identità Digitale) e di Regolamenti europei come quello avente ad oggetto l'identificazione elettronica per le transazioni elettroniche, propongono una legge delega per la riforma del CAD sulla stessa scorta di quanto accaduto nel 2010 (v. il d.lgs. n. 235/2010). Purtroppo devo dire che si commette sempre lo stesso errore ed attenzione: errare è umano ma perseverare è………..
Il tanto auspicato cambio epocale (ne stiamo parlano ormai da decenni di questo cambio epocale) dalla carta al bit, non si ottiene per decreto!!! Qui dobbiamo mettere in condizione gli operatori della P.A. di capire le norme, di comprendere perché è necessario digitalizzare le attività e dobbiamo tra l'altro fornire tutti gli strumenti non solo economici ma anche culturali.
Proprio per questi motivi che ben venga l'AgID, che ben vengano i famosi digital champion, ma non si può e non si deve dare tutto per scontato!!! Bisogna ancora lavorare molto per ottenere un minimo di cambiamento, proprio perché è necessario innanzitutto partire dalla base e cioè dall'uomo, dal singolo operatore, dal singolo funzionario, dal singolo dirigente.
Allo stato attuale e mi dispiace dirlo, discutere della riforma del CAD è solo accademia, ma non rappresenta un reale contributo a vedere davvero realizzati i principi che sono alla base del Codice. Del resto abbiamo visto cosa è successo nel passato, grandi riforme come quella del 2010, ma risultati nulli. Mi viene, a questo punto, un atroce dubbio: ma chi propone queste riforme conosce come funziona un ufficio pubblico? Sa davvero quali sono i problemi che affronta quotidianamente un funzionario pubblico? Ho la netta sensazione che la risposta purtroppo sia negativa.
Di conseguenza, che ben vengano sicuramente le proposte di modifica (evitando però assurdi tecnicismi che mal si conciliano con norme di carattere generale, per questi ci sono le regole tecniche), siamo giuristi e dobbiamo sicuramente fare la nostra parte, ma questo non basta, perché dobbiamo ottenere, con le buone o con le cattive, un altro importante e fondamentale cambiamento e cioè quello della mentalità del burocrate e credetemi questo non è affatto facile!!!
Una coscienza più aperta verso la digitalizzazione, determina quei necessari cambiamenti organizzativi indispensabili per attuare le norme che noi tanto ci sforziamo di riformare.