giovedì 23 luglio 2015

Le strane perversioni del processo telematico



L'avvento del processo telematico sta generando delle prassi assurde che hanno come unico obiettivo quello di aggirare l'attuale normativa senza alcuna plausibile spiegazione.
Proprio ieri sono venuto a conoscenza di una "strana" consuetudine diffusa presso alcuni avvocati del foro di Napoli, che, sembra, sia tollerata anche dagli organi giudiziari.
Non ci credevo, ma ho dovuto constatare con dati alla mano che purtroppo quanto affermato da diversi professionisti rispondeva al vero.
In effetti secondo questa forma di semplificazione delle procedure (chiamiamola così) viene notificato via PEC all'avvocato di controparte non il ricorso in formato pdf sottoscritto digitalmente, ma solo un normale file .pdf così come la procura alle liti, mentre quella che viene sottoscritta digitalmente è solo la relata di notifica contenente una dichiarazione che gli originali degli atti trasmessi si trovano presso il mittente sottoscritti digitalmente e vengono indicati anche gli estremi dell'algoritmo della firma digitale.
Ora mi domando perché arrivare a questa pindarica conclusione non prevista dalla normativa, invece di spedire normalmente via PEC il ricorso sottoscritto digitalmente?
Spero di ricevere risposta da qualcuno, poiché onestamente non sono riuscito a comprendere le motivazioni di una simile procedura, che rischia di generare pericolosi precedenti proprio in un momento storico dove sembravano iniziare ad essere recepite presso gli ambienti giudiziari le innovazioni del processo telematico.