lunedì 6 aprile 2015

Il problema delle consulenze ICT nella pubblica amministrazione




Le dimissioni della Poggiani dall’AgID hanno fatto scatenare di nuovo il “totodirettore” e tutti sono in attesa di conoscere le candidature che salvo clamorosi imprevisti saranno sempre le stesse. Inutile fare nomi tanto chi è della materia conosce già i “papabili”, ma dopo l’esperienza Poggiani si spera davvero in un cambio di rotta e nella designazione di qualcuno che sia veramente in grado di trasformare un ente “dormiente” in un’agenzia davvero dinamica, che possa essere utile ad accompagnare il nostro paese in una trasformazione che allo stato è solo appena avviata.
Per il passato ho già esaminato le cause di un ritardo del nostro paese (http://micheleiaselli.blogspot.it/2013/12/perche-la-digitalizzazione-non-parte.html), ormai non più giustificabile, sul fronte della digitalizzazione, ma ho dimenticato di affrontare un’altra di queste cause, la più sottile, ma forse la più irritante. La materia della digitalizzazione proprio perché molto ostica, difficile, sconosciuta, quasi misteriosa per molti dirigenti pubblici, si presta facilmente al conferimento di “dubbie” consulenze, che non sempre sono affidate a personaggi davvero competenti. Da tempo ormai ruotano attorno a questo mondo sedicenti informatici, giuristi, esperti, innovatori, che dal nulla si improvvisano profondi conoscitori della materia e sfruttando la “solita italica amicizia” riescono ad ottenere contratti dove inevitabilmente fanno danni o nel migliore dei casi non forniscono alcun contributo degno di questo nome. Ne ho conosciuti davvero tanti, anche il mondo della privacy è pieno di questi personaggi che si permettono il lusso di fornire consulenza in settori particolarmente delicati come quello sanitario.
Basta la semplice lettura di qualche libro o di qualche articolo su Internet per creare un “grande” esperto e poi ci sono i social network che sotto questo aspetto, devo dire, contribuiscono non poco alla nascita di questi sedicenti consulenti. Difatti basta creare un gruppo, fare qualche commento, qualche post e voilà …… l’obiettivo è raggiunto: un autentico sconosciuto che non ha fatto alcun studio specifico, approfondimento scientifico, decente pubblicazione con pochi clic e qualche furbata riesce a diventare un nome conosciuto, ma non si sa come. Completa il capolavoro la carica di presidente o comunque responsabile di qualche sconosciuta associazione costituita da pochi intimi, che però alimenta la sensazione di avere a che fare con un esperto del settore.
Sia ben chiaro fortunatamente la nostra attuale società può contare su molti giuristi e tecnici davvero esperti nel settore informatico, ma non sempre quelli scelti dalla pubblica amministrazione sono davvero tali ed al di là della malafede, credo sia opportuno indagare sui processi che portano alla designazione di tali personaggi. Anche e principalmente questa è TRASPARENZA.