mercoledì 10 dicembre 2014

Digital Champions: una scommessa interessante


Da quando il Digital Champion italiano Riccardo Luna insieme al Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha annunciato la squadra dei primi 100 Digital Champions italiani, durante un’importante cerimonia, si è scatenata una polemica piuttosto vivace, che vede coinvolti molti miei amici sia da una parte che dall’altra.
Devo dire che ancora una volta l’argomento “digitalizzazione” non è affrontato nella maniera migliore dal nostro Governo e la cosa per la verità non mi sorprende affatto. L’Unione Europea effettivamente ha capito che non si può digitalizzare un paese per dettato normativo e quindi ha creato questa figura del Digital Champion per ogni Stato con il chiaro intento di preparare il terreno alla digitalizzazione, cercando di far nascere una vera e propria cultura del digitale, con riferimento principalmente alla Pubblica Amministrazione.
L’intento è encomiabile ed il nostro paese, devo dire, ha cercato di fare qualcosa di più prevedendo non un solo Digital Champion (anche se nella sostanza rimane unico quello che rappresenta l’Italia) ma tanti Digital Champions per quanti sono i comuni italiani. In altri termini l’Italia gioca al rialzo!!! Ma che ben venga, se ciò aiuta davvero la digitalizzazione: il problema è tutto qui e non è da poco.
Da anni mi occupo di digitalizzazione, lavoro in una pubblica amministrazione ed ho frequenti contatti con tanti uffici pubblici, insegno all’università e per conto di enti di formazione parlando spesso di amministrazione digitale, ma fino ad adesso devo dire che ho trovato sempre uno scarso interesse per questa materia, addirittura un vero e proprio rifiuto in molti, come qualcosa da evitare. Ciò che più mi preoccupa è l’indifferenza della P.A. dove sempre e comunque il digitale viene imposto con minacce di gravi nullità o severi provvedimenti disciplinari. Addirittura l’innovazione tecnologica viene fatta rientrare negli obiettivi dirigenziali collegandola alla cosiddetta responsabilità di risultato.
Mi domando quindi e vi domando: in questa situazione quale potrà essere l’apporto dei Digital Champions? Si parla di Help desk per gli amministratori pubblici, difensori dei cittadini, promotori di progetti di alfabetizzazione, ma prima di tutto si deve ottenere un risultato fondamentale presupposto di qualsiasi progetto per un DC (attenzione con questo acronimo non intendo Democratico Cristiano) e cioè l’acquisizione da parte della collettività di una coscienza verso il nuovo, verso una nuova era, verso una nuova mentalità e vi assicuro che questa è un’impresa titanica.
Il problema, quindi, non è il numero, non è il metodo o i soggetti, ma l’obiettivo da realizzare, logica premessa di qualsiasi futura soluzione.
Certo non si è partiti nel modo migliore: sinceramente non riesco a capire la creazione di un’associazione di Digital Champions senza invece prevedere una struttura incardinata in qualche modo nell’ambito dell’Agenzia per l’Italia Digitale. I DC non devono forse far parte, in qualche modo, della famosa cabina di regia? Come possono indirizzare, consigliare, orientare un Comune senza un minimo riconoscimento di carattere formale-istituzionale? Su questo credo che si debba riflettere per evitare un’ennesimo flop e dare così credito a quelle malelingue che ritengono i DC solo un’escamotage per ottenere più vantaggi di natura personale che sociale.