domenica 9 febbraio 2014

Furti informatici e nascita dei personal computer: una semplice coincidenza?


Forse non tutti sanno che il mondo dei computer e l’informatica in generale sono figli di un pezzo di storia tra gli anni ‘70 e ‘80 caratterizzato da comportamenti sicuramente discutibili dal punto di vista etico. 
Si, avete capito bene. I personal computer come li intendiamo e utilizziamo noi oggi derivano proprio da un intreccio di avvenimenti che ha caratterizzato l’adolescenza di giovani turbolenti, ma comunque visionari, Steve Jobs e Bill Gates su tutti. Entrambi geni ribelli ed anticonformisti, che per ragioni diverse non hanno terminato neanche gli studi al college, per assurde coincidenze hanno cavalcato l’onda di un particolare momento storico in cui il concetto di reato informatico non era ancora previsto da nessuna normativa (termini come “brevetti”, tanto cari alla stessa Apple in recenti dispute legali con Samsung, erano inimmaginabili per l’epoca). 
Durante la realizzazione del computer Lisa, quando la Apple era ancora un embrione in espansione, fu il suo stesso fondatore Jobs a rubare le idee di base alla Xerox (oggi una delle più grandi aziende produttrici di stampanti e fotocopiatrici), la cui dirigenza non dava credito al progetto del sistema operativo grafico e del mouse; per esattezza, per poter accedere alle idee di base, alla Xerox venne data la possibilità di acquistare 100.000 azioni Apple per un valore di un milione di dollari, con il patto di poter accedere alla struttura lavorativa della Apple e visionare i loro lavori. La Xerox possedeva una gallina dalle uova d’oro dall’inestimabile valore, patrimoniale oltre che umanitario, e non seppe sfruttarlo: i suoi dirigenti non riuscirono a cogliere la portata di tale innovazione e molti di loro etichettarono il mouse come “un topo morto che nessuno avrebbe voluto di intralcio sulle proprie scrivanie”. La portata di tale innovazione si spiega con la constatazione che all’epoca esistevano soltanto interfacce testuali e ogni comando andava digitato tramite macchinosi procedimenti e linee di codice. 
Ma non è finita qui. Infatti di lì a poco il giovane Bill Gates decise di rubare le nuove idee emergenti della Apple, recandosi presso la loro sede. Jobs, fiero, gli presentò alcuni programmatori e il Macintosh. Gates allora cercò di stringere accordi per vendere software e facendo leva sul desiderio di Steve di annientare l'IBM, riuscì ad ottenere 3 prototipi di Mac. Con la scusa quindi di scrivere programmi per fogli di calcolo per la nuova macchina di Apple, la neonata e ancora semisconosciuta Microsoft riuscì quindi ad ottenere i prototipi con l’interfaccia grafica rivoluzionaria e avviò, in gran segreto, i lavori sul progetto Windows. 
Ciò che successe dopo e come sono a andate a finire le cose è sotto gli occhi di tutti. 
La Apple è una delle società più influenti nel panorama dell’hi-tech e Bill Gates è uno degli uomini più ricchi del mondo. I personal computer sono entrati a far parte della nostra quotidianità con prepotenza e senza di loro numerose operazioni della vita di tutti i giorni sarebbero sicuramente più difficili, se non impossibili. Cosa sarebbe stato quindi se non ci fossero stati tali furti informatici? Come sarebbe oggi il mondo dell’informatica? Nessuno potrebbe dirlo. Ciò che è certo, però, è che se “il fine giustifica i mezzi” allora per una volta da condotte sicuramente poco trasparenti sono derivati grandi benefici per l’uomo e progressi per l’umanità tutta. La speranza quindi è che giovani promettenti sapranno cogliere le opportunità che in futuro la tecnologia sarà in grado di offrire e sfruttare ogni eventuale possibilità perché, come dichiarò lo stesso Steve Jobs citando un celebre aforisma di Picasso, “i buoni artisti copiano, mentre i grandi artisti rubano”. 

Francesco Laprovitera