mercoledì 10 dicembre 2014

Digital Champions: una scommessa interessante


Da quando il Digital Champion italiano Riccardo Luna insieme al Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha annunciato la squadra dei primi 100 Digital Champions italiani, durante un’importante cerimonia, si è scatenata una polemica piuttosto vivace, che vede coinvolti molti miei amici sia da una parte che dall’altra.
Devo dire che ancora una volta l’argomento “digitalizzazione” non è affrontato nella maniera migliore dal nostro Governo e la cosa per la verità non mi sorprende affatto. L’Unione Europea effettivamente ha capito che non si può digitalizzare un paese per dettato normativo e quindi ha creato questa figura del Digital Champion per ogni Stato con il chiaro intento di preparare il terreno alla digitalizzazione, cercando di far nascere una vera e propria cultura del digitale, con riferimento principalmente alla Pubblica Amministrazione.
L’intento è encomiabile ed il nostro paese, devo dire, ha cercato di fare qualcosa di più prevedendo non un solo Digital Champion (anche se nella sostanza rimane unico quello che rappresenta l’Italia) ma tanti Digital Champions per quanti sono i comuni italiani. In altri termini l’Italia gioca al rialzo!!! Ma che ben venga, se ciò aiuta davvero la digitalizzazione: il problema è tutto qui e non è da poco.
Da anni mi occupo di digitalizzazione, lavoro in una pubblica amministrazione ed ho frequenti contatti con tanti uffici pubblici, insegno all’università e per conto di enti di formazione parlando spesso di amministrazione digitale, ma fino ad adesso devo dire che ho trovato sempre uno scarso interesse per questa materia, addirittura un vero e proprio rifiuto in molti, come qualcosa da evitare. Ciò che più mi preoccupa è l’indifferenza della P.A. dove sempre e comunque il digitale viene imposto con minacce di gravi nullità o severi provvedimenti disciplinari. Addirittura l’innovazione tecnologica viene fatta rientrare negli obiettivi dirigenziali collegandola alla cosiddetta responsabilità di risultato.
Mi domando quindi e vi domando: in questa situazione quale potrà essere l’apporto dei Digital Champions? Si parla di Help desk per gli amministratori pubblici, difensori dei cittadini, promotori di progetti di alfabetizzazione, ma prima di tutto si deve ottenere un risultato fondamentale presupposto di qualsiasi progetto per un DC (attenzione con questo acronimo non intendo Democratico Cristiano) e cioè l’acquisizione da parte della collettività di una coscienza verso il nuovo, verso una nuova era, verso una nuova mentalità e vi assicuro che questa è un’impresa titanica.
Il problema, quindi, non è il numero, non è il metodo o i soggetti, ma l’obiettivo da realizzare, logica premessa di qualsiasi futura soluzione.
Certo non si è partiti nel modo migliore: sinceramente non riesco a capire la creazione di un’associazione di Digital Champions senza invece prevedere una struttura incardinata in qualche modo nell’ambito dell’Agenzia per l’Italia Digitale. I DC non devono forse far parte, in qualche modo, della famosa cabina di regia? Come possono indirizzare, consigliare, orientare un Comune senza un minimo riconoscimento di carattere formale-istituzionale? Su questo credo che si debba riflettere per evitare un’ennesimo flop e dare così credito a quelle malelingue che ritengono i DC solo un’escamotage per ottenere più vantaggi di natura personale che sociale.

sabato 25 ottobre 2014

La firma grafometrica: tecnologia e privacy nell'azione amministrativa

Questo e-book di Marco Della Femina per la collana "Privacy e Diritto delle nuove tecnologie" di Invictus editore curata dal sottoscritto, cerca di rielaborare in chiave giuridica l’attuale fenomeno della firma digitale o grafometrica. Viene affrontata la complessa tematica socio-filosofica della società dell’informazione, ponendo l’accento e l’interesse sulle tematiche preponderanti dell’e-government e del patologico digital-divide. Ci si addentra nel substrato normativo e teleologico in cui si muove il sistema di firma grafometrica, analizzando il contesto legislativo di riferimento, di cui fonte principe è il Codice dell’Amministrazione Digitale e affrontando, con la giusta dose di leggerezza, la complessa tematica in cui è impantanata la Pubblica Amministrazione: la dematerializzazione dell’azione amministrativa. La firma grafometrica viene studia nella sua veste tecnica, la si declina sotto la lente normativa e la si pone in paragone con la delicatissima tematica del rapporto con la privacy. Infine, viene riproposto l’attuale studio esaminato dalle “Linee guida in materia di riconoscimento biometrico e firma grafometrica”, dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, ponendo in evidenza le soluzioni da quest'ultimo proposte.

lunedì 20 ottobre 2014

E' uscita l'edizione 2014 del Commentario al Codice dell'amministrazione digitale (versione e-book)

L'ebook esamina le singole disposizioni del Codice dell’Amministrazione digitale riportando tutte le novità intervenute a seguito dei diversi interventi normativi che si sono succeduti nel tempo; ultimo in ordine temporale il D.L. n. 90/2014, conv. in L. n. 114/2014. Ogni istituto previsto dalle singole norme viene analizzato nei suoi tratti essenziali, consentendo così al lettore di avere un quadro generale, sia tecnico che normativo, dei principi cardine dell’amministrazione digitale. 
Vengono esaminati anche tutti i singoli provvedimenti di natura tecnico-amministrativa emanati in applicazione delle disposizioni del Codice come le regole tecniche in materia di firme elettroniche, le regole tecniche sul protocollo informatico, le regole tecniche sulla conservazione dei documenti informatici, ecc.

mercoledì 27 agosto 2014

Renato Borruso ci ha lasciato: una grande perdita per l'informatica giuridica

Ho saputo solo adesso della morte del "grande" Renato Borruso, tra gli artefici fondamentali della nascita dell'informatica giuridica in Italia e mio primo fondamentale maestro. La nostra materia perde così dopo Giannantonio e Frosini, un altro grande protagonista al quale ero particolamente legato in quanto, come accade spesso per i grandi uomini, oltre ad essere un brillante studioso, Borruso era anche una persona molto semplice e disponibile, animato da una grande passione per l'informatica giuridica che era disposto a coindvidere con tutti. 
Ricordo il mio primo incontro che ebbi con lui da perfetto sconosciuto risalente ormai ad oltre 30 anni fa. Ero un giovane studente di giurisprudenza e con grande sfrontatezza lo contattai in quanto appassionato di informatica per chiedergli notizie in merito. Ebbene, la sua accoglienza fu entusiasta, non ebbe remore nell'approfondire con me tanti aspetti dell'informatica giuridica e mi fornì preziosi suggerimenti di cui ancora adesso faccio tesoro. Anni dopo ho avuto la grande soddisfazione di partecipare insieme a lui a diversi convegni ed ogni volta che l'incontravo provavo un grande piacere, principalmente dal punto di vista umano oltre che professionale, per la sua grande simpatia ed incredibile cultura. Conservo ancora come una reliquia l'inserto della voce "informatica giuridica" dell'enciclopedia del diritto che mi spedì con una sua dedica.
Ovviamente al di là del mio speciale rapporto di carattere personale questo post vuole essere anche un immenso ringraziamento per i grandi contributi che Renato Borruso come professore, come Presidente e come giurista ha dato all'informatica giuridica contraddistinguendosi per il suo acume e la sua proverbiale chiarezza tale da far apparire facili concetti estremamente complessi.
Grazie professore, per me rimarrai sempre il mio "unico" vero MAESTRO.

sabato 12 aprile 2014

Tavolo di lavoro: L’ Università incontra gli operatori del pianeta giustizia - L'informatica giuridica utile risorsa per le professioni legali



Tavolo di lavoro
L’ Università incontra gli operatori del  pianeta giustizia:
“dalla formazione al mondo del lavoro”

L'INFORMATICA GIURIDICA UTILE RISORSA
PER LE PROFESSIONI LEGALI

Università Federico II - Napoli
Dipartimento di Giurisprudenza
Cattedra di Logica ed Informatica giuridica

Mercoledì 16 aprile ore 15.00 – Biblioteca Guarino

SALUTI
Prof. Lucio De Giovanni
Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza Federico II
Avv. Francesco Caia
Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Napoli
Dott. Carlo Alemi
Presidente del Tribunale di Napoli

PARTECIPANO:

Prof. Avv. Settimio Di Salvo, Prof. Avv. Angelo Abignente, Prof. Francesco Romeo, dott. Michele Iaselli, avv. Biancamaria Sparano, avv. Paolo Trapanese, avv. Giuseppe Napolitano, avv. Attilio Doria, dott. Carlo Modestino, dott. Giovanni Conzo, dott. Raffaele Sdino, dott.ssa Antonella Ciriello, dott.ssa Alessandra Cataldi, dott.ssa Marilia di Nardo.

L’incontro, primo  di tanti confronti che la cattedra di logica ed informatica giuridica dell’Università Federico II si propone di avere con il mondo giudiziario, ha l’obbiettivo di fare luce sullo stato di attuazione del processo di informatizzazione e digitalizzazione del complesso mondo giudiziario e di evidenziare i principali problemi di natura giuridica, tecnica, organizzativa che rallentano lo sviluppo della giustizia digitale.
Come è noto la stessa giustizia digitale rappresenta uno dei principali obiettivi dell'agenda digitale, voluta dalla Commissione Europea già nel maggio 2010, con lo scopo di favorire l'innovazione, la crescita economica e la competitività.
L'Università Federico II ed in particolar modo la Cattedra di Logica ed Informatica giuridica del Dipartimento di Giurisprudenza intende offrire la propria collaborazione specialistica agli operatori della giustizia (giudice, avvocato, cancelliere ) individuando ed analizzando le maggiori difficoltà applicative per la realizzazione del processo di informatizzazione e digitalizzazione del sistema giustizia e proponendo possibili soluzioni. Una prima iniziativa da proporre potrebbe essere l'inserimento di propri studenti in qualità di stagisti, come prevede l'art. 73 del Decreto del Fare, presso gli uffici giudiziari, nonché di studenti in qualità di tirocinanti curriculari nell'ambito degli studi legali. Questa opportunità da un lato offrirebbe ai soggetti ospitanti la possibilità di usufruire delle  conoscenze tecnologiche ed informatiche degli studenti dall’altra consentirebbe a questi ultimi  di accrescere ulteriormente le proprie esperienze attraverso momenti di alternanza tra studio e lavoro.
Questi incontri con gli operatori del mondo giudiziario consentiranno, inoltre, alla stessa Università di conoscere le effettive esigenze degli studi legali ed uffici giudiziari e riconfigurare in modo adeguato l’insegnamento universitario.

giovedì 27 marzo 2014

Libro: Le problematiche giuridiche del demanio

Dopo tante pubblicazioni in materia di privacy, diritto delle nuove tecnologie, informatica giuridica qualcosa di diverso, ma che per me è istituzionale.
Descrizione. L’opera, aggiornata con la sezione QUESTIONI GIURISPRUDENZIALI dove i quesiti trovano la risposta nelle pronunce dei magistrati, analizza nel dettaglio tutte le problematiche relative ai beni demaniali siano essi necessari che accidentali. Per stabilire il carattere demaniale devono concorrere due criteri: l’uno giuridico funzionale della destinazione all’uso pubblico (quoad usum), l’altro materiale dell’appartenenza ad un Ente Pubblico territoriale (quoad proprietatem). Il carattere della demanialità esprime il connotato della duplice appartenenza di servizio, rispettivamente alla collettività ed al suo ente esponenziale. Ne consegue che la titolarità dei beni demaniali allo Stato o agli altri enti territoriali non rileva solo sul piano della proprietà, ma comporta per l’ente titolare anche la sussistenza di oneri di governance finalizzati, da un lato, ad assicurare il mantenimento delle specifiche rilevanti caratteristiche del bene e la sua concreta possibilità di fruizione, mentre dall’altro, a rendere effettive le varie forme di godimento e di uso pubblico del bene stesso. Si analizzano gli strumenti giuridici che regolano i vari diritti nel regime dei beni demaniali. A partire dall’accessione per alluvione o per avulsione o altre particolarità, si arriva a trattare i diritti scaturenti da locazione, uso, usucapione, servitù ecc. Si approfondiscono gli aspetti riguardanti i beni patrimoniali dello Stato e degli Enti comprensivo del loro regime giuridico che ne regolano la disponibilità, la concessione e l’utilizzo. - Elementi distintivi dei beni demaniali: demanio necessario e accidentale - Il demanio e la responsabilità della p.a. da fatto illecito ex art. 2051 c.c. - Inizio e cessazione della demanialità - Alluvione - Alluvione impropria - Avulsione - Isole e unioni di terra nei letti di fiumi o torrenti - Inalveamento - Usucapione - Servitù - Espropriazione per pubblica utilità - Confisca penale - Confisca quale misura di prevenzione - Confisca a favore del Ministero della difesa - Requisizione - Indisponibilità, intrasmissibilità, imprescrittibilità, inespropriabilità - Diritti reali a favore di terzi - Dismissione - Privatizzazione previa trasformazione in s.p.a. - Privatizzazione e piano di alienazione - Fondi demaniali attigui a proprietà altrui - L’uso dei beni demaniali: uso comune, uso speciale, uso eccezionale - Valorizzazione dei beni demaniali: privatizzazione e cartolarizzazione - Un particolare regime concessorio: il couso - L’uso statale del bene privato: le locazioni passive - Elementi distintivi dei beni patrimoniali: patrimonio disponibile e indisponibile - Inizio e cessazione dell’indisponibilità - Amministrazione ed utilizzo - Concessioni - Il recupero delle indennità o dei canoni da parte del demanio per l’occupazione e/o l’utilizzazione di beni immobili - Il rilascio di un bene appartenente al patrimonio disponibile: ordinanza di sgombero in via di autotutela esecutiva - La normativa a tutela dei beni mobili o immobili di partico­lare significato ed interesse artistico o storico e l’esercizio del diritto di prelazione
Michele Iaselli, Avvocato. Docente a contratto Informatica giuridica alla LUISS - Facoltà di Giurisprudenza. Funzionario del Ministero della Difesa - 10° Reparto Infrastrutture con incarico di Capo Ufficio Demanio e Servitù Militari. Presidente dell’Associazione Nazionale per la Difesa della Privacy. Autore e coautore di numerosi articoli e volumi.

ISBN: 8891601490
Collana: Collana Legale - L'Attualità del diritto
Edizione: 1
Copyright: Marzo 2014
Tipo Prodotto: Volume
Pagine: 410
Formato: 17x24

domenica 2 marzo 2014

Pier Giorgio Perotto e la Programma 101: nemo profeta in patria?



Quando pensiamo alla storia dei calcolatori ci vengono alla mente due grandi ambiti: da un lato quello che è stato lo sviluppo e l’evoluzione del pensiero, dal punto di vista non solo scientifico ma soprattutto filosofico e dall’altro l’aspetto materiale dei grandi calcolatori, o mainframe, che rappresentano gli antenati degli attuali calcolatori. 
Ebbene, in nessuno di questi due casi il progresso ha consegnato alla storia personaggi italiani. Forse perché ci nascondiamo dietro una esterofilia che da sempre ci contraddistingue? O forse perché pensatori illustri come Pascal, Leibniz, Boole, Shannon, Turing, von Neumann hanno monopolizzato la scena? 
A torto però la storia dimentica, non attribuendogli i dovuti meriti in ambito informatico, una figura di spicco del nostro paese, da più parti ricordato come l’inventore del personal computer: Pier Giorgio Perotto. 
Nato nel 1930 e scomparso nel 2002, l’ingegnere e informatico torinese lavorava alla Olivetti quando agli inizi degli anni ’60 sviluppò la Programma 101 (anche conosciuta con il nome di Perottina). Si trattava di un incrocio tra una macchina da scrivere e una stampante che tra le sue caratteristiche principali annoverava un dispositivo di memoria esterna, il cui supporto sostituibile consisteva in una scheda di cartoncino su cui era applicata una pellicola magnetosensibile: su tale schedina era possibile memorizzare un programma da far leggere e memorizzare alla macchina, praticamente un’antesignana del floppy disk. 
La sfida più grande di Perotto fu quella di non avere avuto termini di paragone: i calcolatori all’epoca erano grosse scatole rumorose che assomigliavano a delle unità nastromagnetiche piene di lucine; erano oggetti misteriosi, non visibili all’operatore che le utilizzava, apparecchi molto potenti che lavoravano nell’ombra. Avere la possibilità di vederne uno in funzione era un vero privilegio, dal momento che erano appannaggio di eserciti o unità governative. Non erano computer con uno schermo video, ma erano una sorta di telescrivente con una tastiera su cui si digitavano dei comandi e dopo un po’ restituivano un risultato. Perotto invece riuscì a creare una macchina amica, accattivante, piccola ed elegante (il design dello chassis fu affidato al famoso architetto Mario Bellini).
Ovviamente si trattava di un prodotto avveniristico per l’epoca ed il rischio di non essere compresi era molto alto; tra l’altro in quel periodo Perotto e il suo team si trovarono a lavorare in un ambiente paradossale dal momento che l’Olivetti, in evidente difficoltà economica, cedette gran parte dell’azienda e dei brevetti, eccetto il progetto della P101, alla General Electric, imponente multinazionale statunitense attiva nel campo della tecnologia e dei servizi. Fu proprio grazie ad un escamotage che il gruppo di Perotto continuò a lavorare in gran segreto, lontano dagli occhi indiscreti dei nuovi proprietari: si racconta infatti che i vetri degli uffici dove il team lavorava al prototipo di P101 furono oscurati con della vernice nera! In questo clima surreale si giunse al 1965 quando la Programma 101 venne presentata alla Fiera BEMA di New York riscuotendo da subito un grande successo. La P101 fu protagonista della manifestazione, monopolizzando l’attenzione di addetti ai lavori e non. In quegli anni divenne uno strumento polivalente, tanto da essere utilizzata sia come normale strumento di lavoro quotidiano che in ambito scientifico. Le macchine furono ordinate e vendute in gran parte del mondo, anche se le richieste maggiori si registrarono in Nord America. 
Dal ‘66 al ‘71, periodo di produzione, ne furono distribuite e vendute 44000 esemplari. Il successo fu tale che l’HP creò un modello di calcolatore da tavolo, l’HP 9100, talmente simile che, in seguito a dispute giudiziarie, fu costretta a versare 900 mila dollari di royalty alla Olivetti per aver copiato alcune caratteristiche della macchina. 
La storia successiva è sotto gli occhi di tutti: dopo l’HP 9100 si susseguirono, ispirandosi a vicenda, ma tutte partendo dal concept ideato da Perotto, l’Altair (1974), l’Apple 1 (1976), il primo PC IBM (1981), l’Olivetti M24 (1983). I nomi dei progettisti di queste importanti macchine sono rimasti alla storia, mentre quello di Perotto è ricordato soltanto da appassionati e addetti ai lavori. 
Non dobbiamo pertanto stupirci se le accuse di esterofilia risultino avvalorate anche dalla realtà pratica e dalle vicende attuali, laddove un personaggio di questa caratura non venga riconosciuto neppure in patria. Per anni infatti a Cavaglià, paese di origine di Perotto nel vercellese, si insistette presso l’amministrazione comunale per la realizzazione di un busto in onore ai meriti dell’ingegnere. Tuttavia le richieste furono vane. 
Soltanto nel 2013 il comune di Cavaglià, preso atto dell’istanza di alcuni ex olivettiani e su proposta del sindaco, ha deliberato di intitolargli un’area comunale, nota come area dei Menhir, che assumerà il nome di Giardini ing. Pier Giorgio Perotto. Finalmente Cavaglià ha deciso di onorare un illustre figlio della sua terra, dedicandogli un giardino in cui le nuove generazioni possano crescere consapevoli dell’importante contributo del ‘professor’ Perotto. Delle 44000 macchine prodotte, ad oggi esistono soltanto 8 esemplari ancora funzionanti. 
Da alcuni anni Giovanni De Sandre e Gastone Garziera, due ingegneri che facevano parte del team di Perotto, con l’aiuto di altri ex progettisti Olivetti recuperano 101 dismesse in giro per il mondo e le riportano in vita. Dopo tanti anni trascorsi nei laboratori a progettare vogliono lanciarsi in una nuova sfida: riuscire a connettere una 101 ad internet per farle lanciare un messaggio al mondo di oggi: “Ciao ragazzi, eccomi. Ricordate che voi oggi esistete perché io sono esistita 50 anni fa”. 

Francesco Laprovitera

lunedì 24 febbraio 2014

Libro: La Nuova Pubblica Amministrazione - i principi dell'agenda digitale

A cura di Michele Iaselli
Francesco Affinito, Gerardo Antonio Cavaliere, Marco Della Femina, Fernanda Faini, Marco Iecher, Andrea Lisi, Michele Martoni, Marco Mennella, Bruno Mercurio

Il lento ma inesorabile percorso del nostro paese verso la completa digitalizzazione di tutte le fondamentali attività di rilevanza pubblicistica conosce con l'Agenda digitale, i cui principi informatori sono contenuti nel decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 convertito dalla legge di conversione 17 dicembre 2012, n. 221, un momento importante e nello stesso tempo molto delicato poiché il nostro paese si dota di uno strumento normativo che costituirà un’efficace leva per la crescita economica e occupazionale. L’innovazione rappresenta, per la prima volta, un fattore strutturale di crescita sostenibile e di rafforzamento della competitività delle imprese e la realizzazione di un simile obiettivo non può essere ormai più procrastinata per stare al passo con l'Unione europea. L’opera in esame analizza in modo approfondito le principali misure dell’Agenda digitale che rafforzano precedenti orientamenti normativi in materia di innovazione digitale.
pagine: 232
formato: 17 x 24
ISBN: 978-88-548-6912-7
data pubblicazione: Febbraio 2014
editore: Aracne
collana: Quaderni di Diritto ed Economia delle comunicazioni e dei media | 8

domenica 9 febbraio 2014

Furti informatici e nascita dei personal computer: una semplice coincidenza?


Forse non tutti sanno che il mondo dei computer e l’informatica in generale sono figli di un pezzo di storia tra gli anni ‘70 e ‘80 caratterizzato da comportamenti sicuramente discutibili dal punto di vista etico. 
Si, avete capito bene. I personal computer come li intendiamo e utilizziamo noi oggi derivano proprio da un intreccio di avvenimenti che ha caratterizzato l’adolescenza di giovani turbolenti, ma comunque visionari, Steve Jobs e Bill Gates su tutti. Entrambi geni ribelli ed anticonformisti, che per ragioni diverse non hanno terminato neanche gli studi al college, per assurde coincidenze hanno cavalcato l’onda di un particolare momento storico in cui il concetto di reato informatico non era ancora previsto da nessuna normativa (termini come “brevetti”, tanto cari alla stessa Apple in recenti dispute legali con Samsung, erano inimmaginabili per l’epoca). 
Durante la realizzazione del computer Lisa, quando la Apple era ancora un embrione in espansione, fu il suo stesso fondatore Jobs a rubare le idee di base alla Xerox (oggi una delle più grandi aziende produttrici di stampanti e fotocopiatrici), la cui dirigenza non dava credito al progetto del sistema operativo grafico e del mouse; per esattezza, per poter accedere alle idee di base, alla Xerox venne data la possibilità di acquistare 100.000 azioni Apple per un valore di un milione di dollari, con il patto di poter accedere alla struttura lavorativa della Apple e visionare i loro lavori. La Xerox possedeva una gallina dalle uova d’oro dall’inestimabile valore, patrimoniale oltre che umanitario, e non seppe sfruttarlo: i suoi dirigenti non riuscirono a cogliere la portata di tale innovazione e molti di loro etichettarono il mouse come “un topo morto che nessuno avrebbe voluto di intralcio sulle proprie scrivanie”. La portata di tale innovazione si spiega con la constatazione che all’epoca esistevano soltanto interfacce testuali e ogni comando andava digitato tramite macchinosi procedimenti e linee di codice. 
Ma non è finita qui. Infatti di lì a poco il giovane Bill Gates decise di rubare le nuove idee emergenti della Apple, recandosi presso la loro sede. Jobs, fiero, gli presentò alcuni programmatori e il Macintosh. Gates allora cercò di stringere accordi per vendere software e facendo leva sul desiderio di Steve di annientare l'IBM, riuscì ad ottenere 3 prototipi di Mac. Con la scusa quindi di scrivere programmi per fogli di calcolo per la nuova macchina di Apple, la neonata e ancora semisconosciuta Microsoft riuscì quindi ad ottenere i prototipi con l’interfaccia grafica rivoluzionaria e avviò, in gran segreto, i lavori sul progetto Windows. 
Ciò che successe dopo e come sono a andate a finire le cose è sotto gli occhi di tutti. 
La Apple è una delle società più influenti nel panorama dell’hi-tech e Bill Gates è uno degli uomini più ricchi del mondo. I personal computer sono entrati a far parte della nostra quotidianità con prepotenza e senza di loro numerose operazioni della vita di tutti i giorni sarebbero sicuramente più difficili, se non impossibili. Cosa sarebbe stato quindi se non ci fossero stati tali furti informatici? Come sarebbe oggi il mondo dell’informatica? Nessuno potrebbe dirlo. Ciò che è certo, però, è che se “il fine giustifica i mezzi” allora per una volta da condotte sicuramente poco trasparenti sono derivati grandi benefici per l’uomo e progressi per l’umanità tutta. La speranza quindi è che giovani promettenti sapranno cogliere le opportunità che in futuro la tecnologia sarà in grado di offrire e sfruttare ogni eventuale possibilità perché, come dichiarò lo stesso Steve Jobs citando un celebre aforisma di Picasso, “i buoni artisti copiano, mentre i grandi artisti rubano”. 

Francesco Laprovitera