giovedì 29 dicembre 2011

La responsabilità del direttore di un giornale telematico


Su Altalex è stato pubblicato un mio commento ad una interessante sentenza della Corte di Cassazione (29.11.2011 n° 44126) che ha escluso la responsabilità ex art. 57 e 57 bis c.p. della direttrice responsabile dell'edizione on-line del settimanale “l'espresso” imputata in quanto avrebbe omesso il controllo necessario ad impedire la commissione del reato di diffamazione aggravata realizzato attraverso la pubblicazione di un post di un lettore.

mercoledì 21 dicembre 2011

Natura contrattuale della responsabilità del datore di lavoro in tema di sicurezza


Nello studio legale Martelli di Roma accade spesso di trovarsi a dirimere controversie in merito alla responsabilità del datore di lavoro quando si tratti di sicurezza del lavoratore. Molteplici pronunce giungono in soccorso per chiarire che, in caso di violazione di obblighi di sicurezza, il datore di lavoro risponde ai sensi dell’art. 2087 c.c. e detta responsabilità va inquadrata nell’ambito contratto.
Infatti, anche recentemente è stato affermato che l’art. 2087 c.c. costituisce norma di chiusura del sistema infortunistico che obbliga il medesimo datore di lavoro a tutelare l’integrità psico - fisica dei propri dipendenti imponendogli l’adozione di tutte le cautele necessarie a preservare il bene della salute nell’ambiente ed in costanza di lavoro.
Si evidenzia la natura contrattuale di codesta responsabilità laddove il riparto degli oneri probatori nella domanda risarcitoria da infortunio sul lavoro si ponga sullo stesso piano di quello previsto dall’art. 1218 c.c. in ordine all’adempimento delle obbligazioni.
Pertanto il lavoratore che agisce per il risarcimento del danno deve allegare e provare l’esistenza dell’obbligazione lavorativa, l’esistenza del danno e il nesso causale tra quest’ultimo e la prestazione, mentre il datore di lavoro deve provare la dipendenza del danno da causa a lui non imputabile, ossia da caso fortuito o da forza maggiore e di avere adempiuto interamente all’obbligo di sicurezza apprestando tutte le misure per evitare il danno.

Studio Martelli & Partners

Facebook tradito da Obama


Ho scritto su LeggiOggi.it un breve commento sulla notizia dell'iniziativa dei coniugi Obama che hanno vietato alle figlie l'accesso a Facebook. La notizia rappresenta l'occasione per riflettere sulle potenzialità e sui rischi del social network.

sabato 17 dicembre 2011

Novità sul versante telemarketing: qualcosa si muove ma non basta


Di recente, l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha reso disponibile un modello che consente di segnalare alla stessa Autorità la ricezione di telefonate per finalità di vendita diretta o compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale o a carattere promozionale e pubblicitario da parte di imprese/società a cui non sia stato conferito uno specifico consenso al trattamento dei propri dati personali per le medesime finalità.
Quindi, qualcosa si sta muovendo a seguito delle numerose contestazioni che l’ANDIP ha sollevato contro il funzionamento non proprio ineccepibile del registro delle opposizioni. In effetti ancora oggi risultano iscritti solo ca. 350 call center a fronte degli oltre 2000 operanti in Italia e sono sempre molto numerose le telefonate che disturbano cittadini regolarmente iscritti al registro.
Inoltre nel prescritto modello è previsto uno spazio specifico per indicare nome e numero di telefono dei call center incriminati. Purtroppo non si tiene conto del fatto che, ancora oggi, molti call center sono anonimi e quindi per niente rintracciabili.
Come se non bastasse ultimamente stanno aumentando sempre di più anche le cd. telefonate pubblicitarie “mute” che in realtà non sono altro che malfunzionamenti di sistemi automatici di chiamata. Purtroppo molti abbonati hanno segnalato la ricezione ripetuta e continua, a volte anche per 10-15 volte di seguito, di chiamate senza alcuna risposta.
Il Garante è intervenuto, di recente, in materia contro una società energetica prescrivendo una serie di misure per evitare di insidiare la tranquillità di utenti e consumatori. E' necessario infatti che chi si dota di sistemi di chiamata di questo tipo utilizzi accorgimenti che impediscano la reiterazione di una telefonata "muta" ed escludano la possibilità di chiamare quel numero per almeno trenta giorni.
In caso di mancato adempimento alle misure prescritte la società rischia una sanzione amministrativa che va da 30mila a 120mila euro.

giovedì 15 dicembre 2011

Mie considerazioni in materia di privacy sul decreto Monti


Su Altalex ho pubblicato alcune considerazioni sull'art. 40 del decreto Monti che è intervenuto anche in materia di privacy introducendo importanti novità in materia.

venerdì 2 dicembre 2011

Qualificazione giuridica del rapporto di lavoro e censurabilità


La qualificazione giuridica del rapporto professionale è impresa ardua per l’avvocato del lavoro. Infatti, è stato affermato ormai da ampia giurisprudenza che laddove si voglia contestare la qualificazione data ad un rapporto di lavoro, la stessa è censurabile in sede di legittimità soltanto limitatamente alla scelta dei parametri normativi di individuazione della natura subordinata o autonoma del rapporto, mentre l'accertamento degli elementi, che rivelano l'effettiva presenza del parametro stesso nel caso concreto attraverso le prove offerte nel procedimento e le risultanze documentali costituisce solo un apprezzamento di fatto, risultato della valutazione di volta in volta operata dal giudice di merito e dunque, se immune da vizi giuridici e adeguatamente motivata, resta insindacabile in Cassazione.
Sul punto si è pronunciata proprio la Suprema Corte con sentenza n. 24135 del 17 novembre 2011, con cui uno pseudo-lavoratore che chiedeva il riconoscimento della sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato con mansioni asseritamente di addetto alla sicurezza e allo scarico di bevande, si è visto rigettare la domanda, perché nel merito del giudizio non aveva prodotto prove documentali e orali idonee a dimostrare la natura subordinata del rapporto e neanche a provare la stessa esistenza di un rapporto di lavoro.
Laddove venga contestata la valutazione che il giudicante ha fornito dei dati offerti in comunicazione, la stessa non è censurabile, in quanto solo l’erronea l’utilizzazione dei parametri generali può essere oggetto di pronuncia della Corte di Cassazione in sede di legittimità.

Studio Martelli & Partners

Le ovvietà di WikiLeaks


Come ho già avuto modo di osservare con altro post (http://micheleiaselli.blogspot.com/2010/11/wikileaks-il-sapore-di-una-beffa.html), talvolta le grandi rivelazioni di WikiLeaks sono del tutto strumentali e sfruttano essenzialmente la notorietà dello strumento telematico per lanciare proclami ad effetto, ma davvero poco originali.
L'ultima è la rilevazione da "Grande Fratello" di Orwelliana memoria dove si ricorda che tutti siamo spiati. Ma c'era bisogno di WikiLeaks per sapere questo?
Sappiamo bene che l'avvento delle nuove tecnologie e dei nuovi strumenti di comunicazione elettronica ha determinato la crescita esponenziale di nuovi servizi e tecnologie. Se ciò ha comportato, da un lato, indiscutibili vantaggi in termini di semplificazione e rapidità nel reperimento e nello scambio di informazioni fra utenti della rete Internet, dall’altro, ha provocato un enorme incremento del numero e delle tipologie di dati personali trasmessi e scambiati, nonché dei pericoli connessi al loro illecito utilizzo da parte di terzi non autorizzati.
Nell’attuale era tecnologica le caratteristiche personali di un individuo possono essere tranquillamente scisse e fatte confluire in diverse banche dati, ciascuna di esse contraddistinta da una specifica finalità. Su tale presupposto può essere facilmente ricostruita la c.d. persona elettronica attraverso le tante tracce che lascia negli elaboratori che annotano e raccolgono informazioni sul suo conto.
Sappiamo bene, quindi, che oggi tutti noi siamo tracciati attraverso le diverse operazioni che realizziamo nel corso della giornata che implicano inevitabilmente l'uso di strumenti elettronici (telefonini, bancomat, carte di credito, acquisti su Internet, ecc.). E' chiaro, quindi, che questi milioni di dati di carattere personale fanno particolarmente gola per finalità promozionali, di marketing, comunque pubblicitarie.
Ci voleva WikiLeaks per svelare una simile realtà?