giovedì 29 settembre 2011

Norme ammazza blog: quale diritto?


Grande fermento della Rete e di tutti i blogger per il famoso pacchetto intercettazioni che comprende anche le norme cosiddette "ammazza blog", ovvero la possibilità di imporre ai gestori di tutti i siti informatici l'obbligo di procedere alla rettifica di ogni contenuto pubblicato dietro semplice richiesta, fondata o meno, del soggetto che se ne ritenga leso. La mancata rettifica nei termini comporterebbe per il blogger una sanzione pecuniaria sino a 12 mila euro.
Il momento purtroppo è drammatico e va visto anche in relazione all’attuale complessa situazione di governo che complice la crisi economica si trova in equilibrio precario. La storia ce lo insegna, quando viviamo queste difficili situazioni di instabilità e conflitto tra poteri, principi come la democrazia, la trasparenza, la libertà di espressione sono ampiamente schiacciati in nome della “ragion di stato” e quindi per noi giuristi appare difficile esaminare giuridicamente delle norme che “consentitemelo” non hanno niente di giuridico.
Cosa può significare un obbligo di rettifica senza possibilità di replica? Se come blogger sostengo eresie, cagionando un ingiusto danno a terzi, è giusto che paghi, ma dopo che chi mi contesta dimostri il contrario. E’ questo un principio elementare di diritto che non può sfuggire a qualsiasi legislatore, per cui è con grande rammarico che in questo post non posso parlare di diritto. Dovrei parlare di politica……ma me ne guardo bene!!!!!

domenica 25 settembre 2011

Cos'è il Disaster Recovery?


Alla luce della riforma del codice dell’amministrazione digitale ed in particolare dell’art. 50 bis si sente spesso parlare di disaster recovery. Ma cos’è un piano di disaster recovery? E come viene regolamentato?
Il contratto di Disaster Recovery assolve alla funzione di fornire alle imprese di una certa dimensione servizi volti alla analisi dei rischi di inoperatività del sistema EDP e delle misure di riduzione degli stessi, nonché nella messa a punto del vero e proprio piano di emergenza informatica, che ricomprende in particolare procedure per l’impiego temporaneo di un centro di elaborazione dati alternativo o comunque l’utilizzo di macchine di soccorso da utilizzare in attesa della riattivazione.
L’accordo in esame può costituire oggetto di una particolare clausola inserita nel contratto di outsourcing, ma nel caso in cui le parti decidono di stipulare un autonomo contratto, che prescinda da chi debba gestire il servizio, la fattispecie negoziale deve inquadrarsi nell’ambito dell’appalto di servizi o del contratto di opera a seconda della qualità del contraente. Se si tratta di un’impresa che si impegna a realizzare il servizio con la propria organizzazione di mezzi e personale ovviamente si stipulerà un appalto, mentre se si tratta del singolo professionista o di un gruppo di professionisti associati si concluderà un contratto di opera, nel quale prevale il lavoro personale.
Un piano di disaster recovery prevede esplicitamente i passi da seguire quando una catastrofe distrugge i sistemi e i dati.
Innanzitutto è necessario fare un elenco dei potenziali disastri che potrebbero verificarsi sulla rete. Tra le cause principali si segnalano il malfunzionamento dei dischi, l’interruzione temporanea delle operazioni, i virus, gli attacchi di hackers, la distruzione fisica.
Il passo successivo nella creazione del piano consiste nel definire le priorità per applicazioni automatizzate, nel senso che devono essere determinate le funzioni del sistema che devono essere ripristinate immediatamente dopo un disastro e quelle che invece possono aspettare.
Il terzo passo nella creazione del piano di Disaster Recovery consiste nell’identificare e implementare misure preventive.
Il passo successivo nel processo di pianificazione consiste nello scrivere le istruzioni di ripristino, preparare, cioè, un elenco dettagliato che spieghi esattamente che cosa fare quando un sistema qualsiasi deve essere ripristinato.
Infine è necessario perfezionare il piano, accertando altresì che il medesimo funzioni attraverso tests di verifica e sottoponendolo a revisione periodica.

domenica 18 settembre 2011

Nuova edizione del libro "La mediazione e l'ODR nazionale ed internazionale"



Alla luce del nuovo Decreto del Ministero della Giustizia n. 145/2011, che ha modificato ed integrato il D.M. 180/2010, ho riveduto la mia precedente edizione del libro "La mediazione e l'ODR nazionale ed internazionale" aggiornando il testo alla nuova normativa ed aggiungendo alcuni commenti in materia. Ho anche modificato ed integrato la documentazione allegata.
Il testo può essere acquistato on line all'indirizzo
https://www.lulu.com/commerce/index.php?fBuyProduct=17170519

domenica 11 settembre 2011

DM 180/2010: ecco il testo aggiornato



Come è noto di recente il DM 145/2011 ha modificato il DM 180/2010 che disciplina la determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell'elenco dei formatori per la mediazione, nonché l'approvazione delle indennità spettanti agli organismi, ai sensi dell'articolo 16 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28.
Le modifiche hanno in parte recepito le numerosi contestazioni che hanno contraddistinto questo periodo iniziale di vigenza della mediazione ed in particolare si è inteso attribuire al mediatore una maggiore professionalità e ridurre i costi della mediazione ritenuti ancora troppo alti.
Probabilmente questo è solo l'inizio di tutta una serie di modifiche ed aggiornamenti che interesseranno anche il provvedimento principale (d.lgs. 28/2010), ma in ogni caso ho reso disponibile la versione aggiornata del DM 180/2010 al seguente indirizzo www.micheleiaselli.it/DM180.pdf

sabato 10 settembre 2011

we-gov: cos'è?


Lo chiamano we-gov ed è il fenomeno del momento, ma in realtà non è altro che un’evoluzione della cd. e-democracy alla luce del web 2.0.
Tutti i cittadini oggi partecipano sempre più alle scelte politiche del paese con i loro commenti ben visibili e talvolta molto pittoreschi che è possibile leggere sui social network. Anche i politici (v. Obama) ormai hanno capito l’importanza del web ed hanno una loro pagina su Facebook o su altri social network anche più professionali dove informano gli “amici” su tutte le iniziative in corso e mantengono viva l’attenzione dell’elettorato.
A livello normativo un' importante conseguenza della digitalizzazione degli uffici pubblici è la possibilità, prevista dall’art. 4 del codice dell’amministrazione digitale, per cittadini e imprese di accedere ai documenti e partecipare al procedimento amministrativo grazie all’uso dei nuovi strumenti informatici. L’art. 55 del codice prevede anche la partecipazione del cittadino alle iniziative normative del Governo.
Del resto lo stesso art. 3 sancisce come principio fondamentale del codice proprio il diritto dei cittadini e delle imprese di richiedere ed ottenere l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nei rapporti con le pubbliche amministrazioni centrali e con i gestori di pubblici servizi statali nei limiti di quanto previsto dal provvedimento.
La stessa e-democracy (art. 8) intesa come possibilità, grazie alle nuove tecnologie, di una maggiore partecipazione dei cittadini, anche residenti all’estero, alla formazione dei processi decisionali attinenti alla collettività, potrà trovare piena applicazione.
In effetti come è noto il piano di e-government ha come modello una Pubblica Amministrazione orientata all’utente, cittadino ed impresa, fornitrice di moderni servizi, creatrice di valore “pubblico”, con cui sia facile operare. Una Pubblica Amministrazione efficiente e trasparente nei suoi compiti e nel suo grande patrimonio informativo, fattore di innovazione e di competitività per il Paese. La realizzazione di un tale modello di e-government poggia su moderne infrastrutture “abilitanti” che ne assicurano in modo efficiente e sicuro alcune funzionalità di base. Un sistema di e-government nei suoi sviluppi più avanzati potrà, quindi, rappresentare anche un potente strumento di coinvolgimento e partecipazione dei cittadini ai processi decisionali, evolvendo verso modelli innovativi di e-democracy.
Ma per parlare di democrazia elettronica molti autori usano innanzitutto fare una distinzione tra e-democracy, e-government ed e-politics.
Per e-politics si intende l'utilizzo di Internet come strumento di gestione delle relazioni tra un soggetto politico ed i propri interlocutori strategici. Fare e-politics significa usare internet per informare, comunicare, interagire. Il vantaggio di internet è che esso consente di stabilire relazioni dirette, simmetriche, interattive, di qualità e a lungo termine tra gli interlocutori.
Per e-government si intende l’implementazione di servizi on-line finalizzati a migliorare l’efficienza delle transazioni fra cittadini, imprese e pubblica amministrazione.
Per e-democracy si fa riferimento in termini generali all’uso delle nuove tecnologie per aumentare il livello di trasparenza dei processi interni alla pubblica amministrazione e ai governi e per consentire ai cittadini di partecipare in modo più attivo ai loro processi decisionali (democrazia diretta).