venerdì 2 dicembre 2011

Qualificazione giuridica del rapporto di lavoro e censurabilità


La qualificazione giuridica del rapporto professionale è impresa ardua per l’avvocato del lavoro. Infatti, è stato affermato ormai da ampia giurisprudenza che laddove si voglia contestare la qualificazione data ad un rapporto di lavoro, la stessa è censurabile in sede di legittimità soltanto limitatamente alla scelta dei parametri normativi di individuazione della natura subordinata o autonoma del rapporto, mentre l'accertamento degli elementi, che rivelano l'effettiva presenza del parametro stesso nel caso concreto attraverso le prove offerte nel procedimento e le risultanze documentali costituisce solo un apprezzamento di fatto, risultato della valutazione di volta in volta operata dal giudice di merito e dunque, se immune da vizi giuridici e adeguatamente motivata, resta insindacabile in Cassazione.
Sul punto si è pronunciata proprio la Suprema Corte con sentenza n. 24135 del 17 novembre 2011, con cui uno pseudo-lavoratore che chiedeva il riconoscimento della sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato con mansioni asseritamente di addetto alla sicurezza e allo scarico di bevande, si è visto rigettare la domanda, perché nel merito del giudizio non aveva prodotto prove documentali e orali idonee a dimostrare la natura subordinata del rapporto e neanche a provare la stessa esistenza di un rapporto di lavoro.
Laddove venga contestata la valutazione che il giudicante ha fornito dei dati offerti in comunicazione, la stessa non è censurabile, in quanto solo l’erronea l’utilizzazione dei parametri generali può essere oggetto di pronuncia della Corte di Cassazione in sede di legittimità.

Studio Martelli & Partners