venerdì 2 dicembre 2011

Le ovvietà di WikiLeaks


Come ho già avuto modo di osservare con altro post (http://micheleiaselli.blogspot.com/2010/11/wikileaks-il-sapore-di-una-beffa.html), talvolta le grandi rivelazioni di WikiLeaks sono del tutto strumentali e sfruttano essenzialmente la notorietà dello strumento telematico per lanciare proclami ad effetto, ma davvero poco originali.
L'ultima è la rilevazione da "Grande Fratello" di Orwelliana memoria dove si ricorda che tutti siamo spiati. Ma c'era bisogno di WikiLeaks per sapere questo?
Sappiamo bene che l'avvento delle nuove tecnologie e dei nuovi strumenti di comunicazione elettronica ha determinato la crescita esponenziale di nuovi servizi e tecnologie. Se ciò ha comportato, da un lato, indiscutibili vantaggi in termini di semplificazione e rapidità nel reperimento e nello scambio di informazioni fra utenti della rete Internet, dall’altro, ha provocato un enorme incremento del numero e delle tipologie di dati personali trasmessi e scambiati, nonché dei pericoli connessi al loro illecito utilizzo da parte di terzi non autorizzati.
Nell’attuale era tecnologica le caratteristiche personali di un individuo possono essere tranquillamente scisse e fatte confluire in diverse banche dati, ciascuna di esse contraddistinta da una specifica finalità. Su tale presupposto può essere facilmente ricostruita la c.d. persona elettronica attraverso le tante tracce che lascia negli elaboratori che annotano e raccolgono informazioni sul suo conto.
Sappiamo bene, quindi, che oggi tutti noi siamo tracciati attraverso le diverse operazioni che realizziamo nel corso della giornata che implicano inevitabilmente l'uso di strumenti elettronici (telefonini, bancomat, carte di credito, acquisti su Internet, ecc.). E' chiaro, quindi, che questi milioni di dati di carattere personale fanno particolarmente gola per finalità promozionali, di marketing, comunque pubblicitarie.
Ci voleva WikiLeaks per svelare una simile realtà?