giovedì 24 marzo 2011

Internet è in pericolo: preoccupante Ordinanza del Tribunale di Roma (pre e post lettura del provvedimento)


Ci siamo. Anche la giustizia italiana prova a scardinare Internet ed a generare cambiamenti epocali nella struttura della Rete che potranno rappresentare la fine stessa della Rete. Si sapeva che prima o poi sarebbe successo e le major cinematografiche (chissà perché la cinematografia è più potente della discografia) in merito ad un film, nemmeno tanto conosciuto, sono riuscite a mettere le mani sui motori di ricerca facendo configurare (e rispolverando) a carico di un colosso come Yahoo! addirittura una forma di responsabilità da link abbandonata da tempo. Complice una giustizia italiana poco esperta della Rete e tutta intenta a trattare Internet come un qualsiasi fenomeno della vita sociale che va regolato e collocato nei classici schemi di responsabilità conosciuti dal giurista classico. Niente di più sbagliato e fuorviante: lo sostengo da tempo e ne sono sempre più convinto, è vero che Internet deve essere regolamentato, ma con l'apporto di chi conosce a fondo i meccanismi della Rete e questi non è certo il giudice italiano. Il sistema è quello classico: Yahoo! è accusato di favorire in qualche modo con la classica indicizzazione tipica dei motori di ricerca il collegamento ai link "pirata" di siti riproducenti in tutto o in parte il film "about Elly", diversi dal sito ufficiale del film. Non potendo arrivare ai "responsabili" dei siti "pirata", quindi la casa cinematografica se la prende con il motore di ricerca ed il giudice fa il suo gioco riconoscendo addirittura che, pur essendo vero i motori di ricerca non possono esercitare un controllo preventivo sui contenuti dei siti sorgente a cui è effettuato il link, una volta avvisati dell'esistenza di link illegittimi devono agire di conseguenza. E non è la stessa cosa? Sinceramente mi sembra una decisione paradossale e spero che leggendo le motivazioni della sentenza, ci sia qualche chiarimento. La Rete è piena di siti con contenuti illegittimi, gli stessi inevitabilmente vengono catturati dagli spider dei motori di ricerca e se molto cliccati arrivano addirittura ai primi posti, ebbene il giudice romano chiede che il responsabile del motore di ricerca, quando riceve una segnalazione, eserciti comunque una forma di polizia analizzando la legittimità di questi siti ed eliminando ogni riferimento nel caso l'accertamento sia positivo. Ma questa è la Rete!!! Si sta mettendo sotto processo Internet in quanto tale!!! E del resto chi è Yahoo? In base a quale titolo o legittimazione può esercitare questa forma di censura? Accertare l'illegittimità di un sito potrebbe essere un'attività non facile e dovrebbe essere comunque compito di un'autorità inquirente. Non è questo il modo di tutelare il diritto d'autore e con questa decisione siamo arrivati a conseguenze più gravi dello stesso file sharing, spero di dovermi ricredere dopo aver letto la sentenza, ma i dubbi sono tanti.
Tratto da http://www.leggioggi.it/2011/03/25/internet-sotto-accusa-una-sentenza-del-tribunale-di-roma-contro-yahoo-che-fara-discutere/


25 marzo 2011 (dopo la lettura dell'Ordinanza)

Ho finito di leggere adesso con attenzione l'Ordinanza (e non sentenza) e devo dire che nonostante il chiarimento di diverse circostanze ed i dotti riferimenti giurisprudenziali comunitari (relativi però a casi ben diversi v. il servizio di Adwords) le mie perplessità rimangono per le conclusioni a cui giunge il Tribunale di Roma e cioé in merito alla configurabilità del concorso nella contraffazione di diritti di proprietà intellettuale. Rimangono tutti da dimostrare sia l'elemento psicologico che materiale, ma il problema oltre che di principio come ho evidenziato nelle mie riflessioni precedenti, rimane nell'interpretazione della famosa direttiva 2000/31/CE e conseguenza nostra normativa nazionale (d.lgs. n. 70/2003) dove effettivamente sembra configurarsi a carico del prestatore di servizi (hosting provider) un obbligo di sorveglianza preventiva, improntato al concetto di conoscibilità della attività illecita escluso dalla Direttiva, che diviene un vero e proprio obbligo generalizzato di sorveglianza. Tale obbligo è però successivo all'immissione dei dati in rete, senza che però venga specificato quale debba essere il regime probatorio della esclusione di responsabilità nei confronti del provider chiamato a rispondere, in qualità di corresponsabile del compimento di una attività illecita, posto che la conoscenza dei dati immessi nel sito, per le modalità di svolgimento del servizio, deve considerarsi presunta o acquisita successivamente a seguito di eventuale denuncia di parte, come nel caso concreto.