domenica 13 febbraio 2011

Storture di facebook o degli uomini?


Ho letto sui giornali quanto sta succedendo ultimamente presso la Cassa Nazionale di Previdenza dei Commercialisti a seguito di messaggi postati su facebook da impiegati della Cassa che hanno dato luogo a specifici procedimenti disciplinari per l'offensività dei post e per l'utilizzo di facebook durante l'orario di lavoro.
Anche in Italia, quindi, sta accadendo quello che già è avvenuto in altri paesi e cioè l'utilizzo dei social network come strumento di controllo dei propri dipendenti. Naturalmente questo è un aspetto deleterio relativo all'uso della Rete e sta già facendo nascere in molti una specie di psicosi difficile da superare. Conosco molti amici dipendenti di società o enti che non si iscrivono su facebook proprio per paura di essere controllati dai vertici aziendali. Si può giustificare tutto ciò? Cerchiamo di esaminare l'intera vicenda dal punto di vista giuridico.
Partendo dai principi generali del nostro ordinamento giuridico sicuramente in questo caso assume rilevanza il principio di libera manifestazione del proprio pensiero che presenta un limite nei casi accertati di ingiuria e/o diffamazione. In quest'ultimo caso ad esempio in merito al requisito richiesto dalla norma, secondo cui gli atti lesivi devono essere diretti alla persona offesa, non si hanno dubbi che ciò accada allorché il messaggio sia veicolato da posta elettronica all’indirizzo del destinatario. Più problematica risulta l’ipotesi in cui l’offesa sia veicolata attraverso un mezzo che raggiunge più persone contemporaneamente (newsgroup, mailing list, siti web, social network). In questi casi, si ritiene non si integri il delitto di ingiuria, bensì quello di diffamazione aggravata.
L’ampia casistica in materia di condotte diffamatorie presenta un intimo legame con l’attività giornalistica e la libertà di informazione, tale che l’evoluzione della giurisprudenza ne risulta fortemente influenzata. Si registra che un vastissimo numero di pronunce sia diretto all’accertamento della possibilità di invocare le scriminanti del diritto di cronaca e del diritto di critica nell’ambito della professione giornalistica.
Ma si pensi alle opinioni espresse attraverso social network, siti internet, newsgroup e blog, che non necessariamente costituiscono mezzi di informazione giornalistica e per le quali non sono invocabili i diritti di cronaca o di critica.
Per molti, però, il diritto di critica non sarebbe una mera specificazione del diritto di cronaca e come tale non sarebbe invocabile esclusivamente da chi esercita l’attività giornalistica.
Il diritto di critica ha un carattere autonomo e può essere esercitato da chiunque, nel rispetto dei confini stabiliti dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione in materia di diritto di cronaca: a) utilità sociale dell’informazione; b) verità; c) forma civile dell’esposizione dei fatti.
Ma nello specifico il problema è un altro. Difatti dall'esame delle contestazioni disciplinari che la Cassa nazionale di Previdenza dei Commercialisti notifica ai propri dipendenti esce fuori uno scenario davvero preoccupante di un controllo assiduo, continuo delle attività del proprio dipendente su facebook a prescindere dal proprio rendimento lavorativo che, difatti non è contestato dai vertici. Ciò che più preoccupa in realtà all'Ente è la critica rivolta ai propri vertici che va immediata sedata anche con decisioni disciplinari drastiche. Insomma, ancora una volta il fine giustifica i mezzi ed in questo facebook rappresenta un utile strumento.
Non si affronta il problema dell'eventuale utilizzo di mezzi aziendali per navigare su Internet, dell'effettiva sussistenza degli estremi della diffamazione, ma si guarda al gravissimo atto di "lesa maestà" in quanto sono stati contestati i vertici dirigenziali.
Sono a dir poco sconvolto e ritengo che un simile comportamento di una qualsiasi azienda o Ente che sia tendente ad utilizzare la Rete come forma di controllo, di orwelliana memoria, che violi qualsiasi elementare principio di libertà, di dignità, di privacy dell'uomo vada immediatamente bandito, altrimenti ci poniamo sullo stesso livello di quei popoli che da tempo hanno dimenticato cosa significhi la parola democrazia.