giovedì 30 dicembre 2010

Allarme giustizia: niente soldi per i sistemi informatici


Il Direttore Generale dei sistemi informativi del Ministero della Giustizia di recente ha inviato una circolare a tutti i presidenti di Corti di Appello e procuratori generali nella quale si annuncia che i servizi di manutenzione e assistenza ai sistemi informatici sono sospesi. L'unica soluzione a questo punto è tornare al cartaceo con inevitabili pesanti ripercussioni sul funzionamento della macchina giudiziaria. Solo in casi di particolare necessità potranno essere programmati interventi straordinari di manutenzione che ovviamente risolveranno ben poco.
Sinceramente non so a cosa pensare, ma una simile decisione non fa rimanere solo perplessi, bensì molto preoccupati. Sembra quasi che ci sia una volontà governativa di bloccare il sistema giustizia ed ovviamente le recenti polemiche tra poteri dello stato non aiutano molto.
Come è possibile giustificare un simile disservizio con la banale scusa della mancanza di soldi? Come è possibile che un Ministro della Giustizia consenta di arrivare a questo punto? Come è possibile che nell'attuale era dell'informatizzazione annunciata con tanta enfasi dal Ministro Brunetta si arrivi a simili conclusioni?
E' davvero assurdo, si sprecano tanti soldi pubblici in finanziamenti inutili e poi si lascia soffocare il sistema giudiziario che rappresenta il fondamento di un paese civile per mancanza di fondi.
C'è da riflettere molto su simili decisioni e purtroppo in questo caso non ci sono problemi giuridici da risolvere, ma problemi ben più gravi che mettono in pericolo il nostro sistema democratico.

giovedì 23 dicembre 2010

RFID: una sfida sul fronte privacy


Tra le tecnologie più innovative degli ultimi tempi che pongono non pochi problemi in tema di privacy rientrano senz’altro le RFID.
Rfid è un acronimo (Radio Frequency ID Devices), in italiano etichette di identificazione a radiofrequenza, con cui si indicano dispositivi microscopici simili a microchip contenenti un identificativo (ad esempio, un numero di serie), che è possibile riconoscere attraverso un lettore compatibile funzionante in radiofrequenza.
Tali tecnologie si fondano sull’utilizzo di micro-processori che, collegati ad un’antenna ed impiegati come etichette di riconoscimento (cd. etichette intelligenti), sono in grado di trasmettere –attraverso onde radio– segnali leggibili da appositi lettori dotati di un’antenna di attivazione/ricezione.
La Rfid rappresenta uno strumento utile in numerosi settori e per diverse finalità: essa può essere impiegata, ad esempio, per il “tracciamento” di singole unità di prodotto nella catena di distribuzione dell’industria; per la prevenzione di furti e di contraffazioni dei prodotti; per garantire una maggiore rapidità nelle operazioni commerciali; per il controllo degli accessi ad aree riservate.
Ma attraverso le cd. “etichette intelligenti” si possono trattare, anche senza che l’interessato ne sia a conoscenza, innumerevoli dati personali che lo riguardano, compresi quelli di natura sensibile; raccogliere dati sulle abitudini del medesimo ai fini di profilazione attraverso l’aggregazione con altre informazioni di carattere personale; verificare prodotti (vestiti, accessori, medicine, ecc.) indossati o trasportati; tracciare i percorsi effettuati.
I possessori di queste etichette non sono sufficientemente consapevoli del rischio che corrono, difatti ogni persona dotata del dispositivo di lettura può accedere ai dati registrati nell’etichetta per seguire le tracce delle persone senza il loro consenso.
In questo settore il problema privacy sta diventando molto delicato perché tale tecnologia presenta enormi potenzialità: in prospettiva, anche in vista dell’ulteriore sviluppo tecnologico, dell’abbattimento dei costi di produzione, della possibilità di integrazione con altre infrastrutture di rete (telefonia, Internet, ecc.), le tecniche di identificazione via radio-frequenza potranno avere un impiego sempre maggiore e nei più diversi settori.
In effetti già oggi in molti paesi le patenti sono dotate di etichette Rfid come le carte di credito, i bancomat, oltre a milioni di badge. Sono allo studio in Cina anche le carte di identità intelligenti con tali etichette. La questione privacy, in tali casi, diventa ancora più inquietante poiché quando la Rfid è associata ad un’identità personale, come nel caso della carta di credito, l’etichetta agisce “per procura” del titolare, cioè senza il suo diretto coinvolgimento.
Lo scenario nemmeno tanto futuro vedrà quindi un pieno utilizzo delle rfid in vari settori come in quello dei viaggi (pass, portachiavi, passaporti elettronici, patenti di guida, bagagli), luoghi di lavoro (chiavi elettroniche, tessere identificative, forniture mediche, braccialetti per i pazienti), scuole e biblioteche (tesserini identificativi, libri), punti di vendita (merci inventariate).
Occorre tenere altresì presente che più gravi pericoli per gli interessati possono derivare dal prevedibile incremento della potenza dei sistemi di Rfid (i quali potrebbero rendere fattibile una “lettura” delle etichette a maggiori distanze) nonché – specie in ragione dell’adozione di standard tecnici comuni – dalla possibilità che terzi non autorizzati “leggano” i contenuti delle etichette o intervengano sugli stessi (mediante, ad esempio, “riscrittura”).
Per questi motivi il Garante ha svolto una prima attività di approfondimento della materia (provvedimento generale del 9 marzo 2005) rivolgendo l’attenzione al possibile impatto che le tecniche di identificazione via radio possono già avere sulle condizioni di esercizio delle libertà delle persone e alle problematiche che la loro introduzione è destinata a sollevare relativamente all’applicazione della normativa sulla tutela dei dati personali.
Del resto l'obiettivo annunciato dalla Commissione europea attraverso una Comunicazione diffusa all'esito di una consultazione pubblica conclusasi nel 2006 è proprio una politica europea per i sistemi Rfid che coniughi l'esigenza di sfruttare le potenzialità di questa tecnologia con l'attenzione alla tutela della privacy ed ai possibili rischi per la salute e l'ambiente.
Tale obiettivo però non è stato seguito da una regolamentazione di carattere comunitario. Difatti Viviane Reding nel 2007 in qualità di Commissario Europeo per i media e la società dell’informazione, annunciò che la Commissione non avrebbe regolamentato la tecnologia Rfid, ma avrebbe permesso ai mercati di autoregolarsi.
Tra le prescrizioni impartite con il provvedimento del 2005 il Garante ha sancito che oltre al principio di necessità va rispettato il principio di liceità (art. 11, comma 1, lett. a), del Codice). Il trattamento mediante questi nuovi sistemi è lecito solo se si fonda su uno dei presupposti che il Codice prevede, rispettivamente, per i soggetti pubblici da un lato (svolgimento di funzioni istituzionali: artt. 18-22) e, dall'altro, per soggetti privati ed enti pubblici economici (ad es., adempimento ad un obbligo di legge, o consenso libero ed espresso: artt. 23-27).
Inoltre, il titolare (art. 4, comma 1, lett. f)) può trattare dati personali esclusivamente per scopi determinati, espliciti e legittimi (art. 11, comma 1, lett. b)). I dati possono essere inoltre utilizzati soltanto in termini compatibili con la finalità per la quale sono stati originariamente raccolti; devono essere conservati per il tempo strettamente necessario a perseguire tale finalità, decorso il quale devono essere cancellati o resi anonimi (art. 11, comma 1, lett. b) e e) del Codice).
Il titolare deve verificare il rispetto del principio di proporzionalità in tutte le diverse fasi del trattamento. I dati trattati e le modalità del loro trattamento, anche con riferimento alla tipologia delle infrastrutture di rete adoperate, non devono risultare sproporzionati rispetto agli scopi da prefissare.
Il titolare del trattamento, nel fornire agli interessati la prescritta informativa precisando anche le modalità del trattamento (art. 13 del Codice), deve indicare la presenza di etichette RFID e specificare che, attraverso gli stessi strumenti è possibile raccogliere dati personali senza che gli interessati si attivino al riguardo.
Il titolare del trattamento deve agevolare l'esercizio, da parte dell'interessato, dei diritti di cui all'art. 7 del Codice, semplificando le modalità e riducendo i tempi per il riscontro al richiedente (art. 10, comma 1 del Codice).

E' necessario un chiarimento (personale)



Il mio amaro post di natura personale dello scorso 3 dicembre (http://micheleiaselli.blogspot.com/2010/12/un-bilancio-della-mia-vita.html) devo dire che ha colpito diversi amici e non poche sono state le manifestazioni di stima e solidarietà che ovviamente mi hanno fatto molto piacere. Purtroppo, in considerazione dell'ovvia e necessaria genericità delle mie affermazioni, sono anche nati diversi equivoci con stimati e cari amici professionisti con i quali ho già chiarito la mia posizione. A questo punto ritengo però doveroso precisare che i miei riferimenti sono chiari e noti ai destinatari in quanto ancor prima di scrivere il mio post ho già avuto modo di affrontare gli interessati personalmente. Del resto se ho qualcosa da dire ritengo indispensabile sempre il contatto diretto allo scopo di chiarire le rispettive posizioni.

domenica 19 dicembre 2010

Proposta Agcom per la regolamentazione del diritto d'autore in rete: una buona partenza


Come è noto il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduto da Corrado Calabrò, al termine di un’approfondita analisi che si è avvalsa anche dell’indagine conoscitiva “Il diritto d'autore sulle reti di comunicazione elettronica”, ha deciso all’unanimità di porre a consultazione pubblica un pacchetto di iniziative concernenti l’esercizio delle competenze in materia di tutela del diritto d’autore, anche alla luce di quelle che la legge assegna all’Agcom.
Le misure poste a consultazione pubblica – che avrà la durata di 60 giorni – si caratterizzano per un approccio innovativo che da un lato punta a promuovere misure per favorire l’offerta legale di contenuti accessibili ai cittadini, dall’altro prevede azioni di contrasto per la rapida eliminazione dalla rete dei contenuti inseriti in violazione del copyright. Il tutto, nel rispetto del diritto alla privacy e alla libertà di espressione nonché tenendo conto del quadro tecnologico.
Devo dire che le misure proposte a tutela del diritto d’autore sono da apprezzare in quanto lontane dal sistema repressivo francese e tendenti effettivamente a ripristinare la legalità entro un termine ragionevole con una procedura che salvaguardi un minimo di trasparenza e contraddittorio.
La procedura come indicata dall’Agcom la trovo equilibrata e garantista:
1) richiesta di rimozione dei contenuti al gestore del sito o al fornitore del servizio di media audiovisivo da parte del titolare del diritto o copyright;
2) segnalazione all’Autorità della mancata rimozione dei contenuti decorse 48 dall’inoltro della richiesta;
3) verifica da parte dell’Autorità attraverso un breve contradditorio con le parti;
4) ordine di rimozione qualora risulti l’illegittima pubblicazione di contenuti coperti da copyright.
Ovviamente, ma non potrebbe essere altrimenti, il punto di riferimento principale di una tale procedura sono gli Internet service provider ma, non a caso, tra le azioni poste a consultazione pubblica figura anche l’istituzione presso l’Autorità di un apposito Tavolo tecnico tra tutti i soggetti interessati con il compito di approfondire le problematiche applicative per un’efficace adozione delle misure ipotizzate.
Mi sembra, quindi, che sia stato preparato un buon terreno su cui discutere per un’efficace regolamentazione della rete dal punto di vista del diritto d’autore senza che si venga ad incidere su altri diritti fondamentali tutelati dalla nostra Costituzione.

domenica 12 dicembre 2010

Servizio Vivifacile: la giustizia si consola con poco


Leggo che il ministro per la P.A. Renato Brunetta e il ministro della giustizia Angelino Alfano hanno presentato di recente nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Palazzo Chigi, il servizio Vivifacile (www.vivifacile.gov.it) destinato al mondo della giustizia.
Dal prossimo mese di gennaio gli avvocati riceveranno gratuitamente sul loro terminale o sul telefono cellulare gli avvisi relativi alla decisione del giudice di loro interesse: decreto, ordinanza o sentenza. Con l'estensione della piattaforma Vivifacile agli uffici giudiziari si coprono dunque anche tutti i procedimenti civili di contenzioso, volontaria giurisdizione, esecuzioni civili e giudici di pace. Il passo successivo, è stato annunciato nel corso della conferenza, sarà l'allargamento dei servizi anche a tutti i procedimenti penali. Il servizio Vivifacile, mira a rendere le comunicazioni
immediate, alleggerendo il lavoro delle cancellerie, poiché saranno sollevate dalle operazioni di controllo relative alle richieste degli avvocati.
Sul fronte degli avvocati è già obbligatoria la dotazione di una casella di posta elettronica certificata, mentre non è obbligatorio, ma di fatto in uso, il telefono cellulare. Gli adempimenti necessari per l'attivazione del servizio sono due: (1) fornire alle cancellerie gli elenchi degli avvocati aggiornati con tutti i contatti e numeri utili (adempimento obbligatorio per legge a carico del Cnf); (2) inserire, al momento dell'apertura del fascicolo a cura dell'avvocato, la richiesta di notifica degli atti attraverso sms o Posta elettronica certificata (obbligatoria per i professionisti).
Mah!! Questa notizia dovrebbe rallegrarmi, ma invece mi rattrista molto, poiché conferma in maniera preoccupante che noi siamo il paese delle ambiguità e contraddizioni.
In un paese dove non riesce a decollare il processo telematico, la PEC ha grandi difficoltà di diffusione e credibilità dal punto di vista tecnico e giuridico, la firma digitale rappresenta solo un vezzo di alcuni si lancia il servizio Vivifacile che onestamente dovrebbe essere l’ultima delle preoccupazioni e non potrà avere alcuna rilevanza giuridica ammesso che funzioni.

mercoledì 8 dicembre 2010

DAE 2010: "Internet ed informatica nel nuovo Codice del Processo Amministrativo"


Al via anche quest'anno il Convegno Nazionale sul Diritto Amministrativo Elettronico, giunto alla sua nona edizione. Il DAE 2010, come di consueto, è organizzato da Cesda, in collaborazione con Diritto & Diritti e l'Istituto per le Politiche dell'Innovazione. La direzione scientifica è dello Studio Legale Giurdanella (direttore Carmelo Giurdanella, coordinamento Elio Guarnaccia).
Quest'anno, tuttavia, il DAE sarà diverso dalle passate edizioni, con riferimento sia a contenuti e modalità di svolgimento, che alla location. Il DAE 2010 sarà infatti dedicato esclusivamente al processo amministrativo telematico. Tale scelta è evidentemente dettata dall'entrata in vigore del D.Lgs. 2 luglio 2010 n. 104, il primo Codice del Processo Amministrativo nella storia della legislazione italiana: è importantissimo, infatti, ragionare e discutere oggi del ruolo di internet e dell'informatica nel processo amministrativo, in un momento in cui il processo - per la prima volta codificato, al pari dei processi civili e penali - viene riscritto con modifiche di straordinaria importanza, tra le quali si scorge una nuova sensibilità del Legislatore verso i possibili usi dell'informatica dinanzi ai Giudici Amministrativi. Per tali ragioni, il Presidente Pasquale de Lise ha voluto ospitare questa edizione speciale del DAE presso le prestigiose sale istituzionali del Consiglio di Stato, da lui attualmente presieduto: il DAE 2010 si terrà infatti a Palazzo Spada, presso l'Aula di Pompeo, dalle ore 15 alle ore 19 del prossimo giovedi 16 dicembre 2010.
Considerato il numero limitato di posti disponibili, si consiglia vivamente a quanti intendessero partecipare, di iscriversi al più presto attraverso il sito ufficiale del DAE (http://www.cesda.it/dae/), secondo le modalità indicate.

lunedì 6 dicembre 2010

Attenzione l'inganno corre in rete: un ennesimo raggiro on line


Purtroppo Internet nasconde molte insidie e bisogna stare attenti a non cadere in tranelli che tra l'altro hanno quasi sempre autori ignoti. E' il classico meccanismo dei continui rinvii ipertestuali che alla fine ti fanno perdere completamente la bussola.
Proprio oggi apro l'home page di repubblica.it ed automaticamente mi compare la classica finestra pop-up che mi invita a fare un sondaggio promosso da Repubblica in cambio di un premio. In effetti rispondo a 5 domande aventi per oggetto il quotidiano on line e la schermata successiva annuncia la mia vincita di 500,00 euro. Per incassare il premio però mi viene chiesto di fare un test di intelligenza e si apre un'altra finestra che prevede l'inizio del test. Incuriosito, ma molto insospettito vado avanti ed alla fine del test consistente in 10 domande classiche di valutazione del proprio Q.I., mi viene detto che per visionare il punteggio devo inserire il mio numero di cellulare e riceverò il messaggio con il punteggio, contemporaneamente avrò anche un gioco IQ Academy del Club Flycell in omaggio. Sotto la schermata, in piccolo, leggo: servizio in abbonamento 7 euro a settimana.
Insomma come avrete potuto ben capire partendo da un semplice sondaggio che sembra promosso da Repubblica.it e quindi affidabile (ma ovviamente ci credo poco), un povero malcapitato rischia di trovarsi un bell'abbonamento non voluto di 7,00 euro a settimana senza ricevere alcun premio. Pochissimi, quasi nulli i riferimenti informativi e non si sa chi ti offre questo servizio, ma di sicuro c'è solo il raggiro che vedrà come sempre molte vittime.
Attenzione quindi a non dare propri dati personali in cambio di false promesse. Su Internet è difficile, se non impossibile fare affari di questo tipo.

domenica 5 dicembre 2010

Un manuale sulla posta elettronica


Si tratta di un utile manuale d'uso per la Posta Elettronica ed i Certificati S-Mime realizzato da Massimo Penco, uno dei massimi esperti in materia che ho il piacere di conoscere personalmente. Il libro, edito da Edisef, affronta i principali temi legati all'utilizzo della posta elettronica ed alla sicurezza dei contenuti. L'e-mail è infatti, ancora oggi, uno degli strumenti più utilizzati in tutto il mondo per l'invio di comunicazioni di ogni genere dagli auguri a notizie aziendali di particolare interesse e valore che quindi vanno preservate e tenute sicure da occhi indiscreti.
E’ un manuale pratico che spiega in modo esaustivo la tecnologia di cui l’e-mail è dotata, gli standard internazionali che la fanno funzionare, soffermandosi con esempi pratici sugli applicativi più comunemente usati. Un cenno alla storia, che è strettamente connessa allo sviluppo di Internet e dei social network, con l’annuncio di una “morte delle e-mail” ed il risorgere della stessa in diversa forma e potenzialità. Un’aspra ed amara critica sulla PEC Italica, suoi effetti e il relativo flop. Una serie completa di link e buona parte di quanto pubblicato dalla stampa in materia, oltre ad una completa, esaustiva visione della legislazione sulla PEC e suoi derivati CEC PAC, curati dall’Avv. Robotti. Un capitolo dedicato ai consigli, assolutamente non banali, da seguire per scrivere un’e-mail e per far in modo che un messaggio di posta elettronica sia letto e faccia il suo effetto. Alcuni cenni sui fenomeni criminali della Posta Elettronica, stante l’estrazione e l’esperienza dell’Autore. Un’altra originalità del libro, è l’idea di renderlo dinamico riportato integralmente. Per leggerlo basta cliccare su https://www.cittadininternet.org/UserFiles/Flash/pubblicazioni/la_posta_elettronica/la_posta_elettronica.html

venerdì 3 dicembre 2010

Un bilancio della mia vita: considerazioni felici ed amare (personale)


Questo post è un pò particolare poiché credo di essere giunto ad un punto tale della mia vita professionale da impormi un primo bilancio con i suoi aspetti positivi e negativi. Ho 48 anni (quindi ben al di là dei miei primi 40 anni) e mi sono laureato a 23 anni in giurisprudenza. Sin da quando ero laureando ho letto i primi testi di informatica giuridica dei mitici Renato Borruso, Vittorio Novelli, Vittorio Frosini, Mario G. Losano, Ettore Giannantonio e ne sono rimasto da subito affascinato per i risvolti che questa materia poteva avere nel futuro. Ho intrapreso nel frattempo la mia carriera forense che però non mi appassionava particolarmente, per cui nel 1992 optai per un comodo lavoro ministeriale vincendo un concorso di funzionario al Ministero della Difesa. Da questo momento ho intrapreso una carriera parallela: da un lato quella ministeriale e dall'altro quella relativa alla mia grande passione cioè al diritto delle nuove tecnologie.
Nel 1997 ho scritto il mio primo libro e cioè il fortunato manuale di informatica giuridica, divenuto poi compendio, della casa editrice Simone. In questo devo ringraziare l'editore ed anche il mio amico e redattore Francesco Landolfi che hanno creduto da subito in questo progetto. E' stato l'inizio di una proficua ed ancora attuale collaborazione con la casa editrice da sempre sensibile a queste tematiche.
Contemporaneamente ho iniziato a collaborare con la testata giornalistica StudioCelentano dove conosco il grande Francesco Celentano e l'ottimo Jerry Cavaliere con i quali ancora condivido diverse esperienze professionali. E' stato uno dei periodi più divertenti, poiché scrivevo continui articoli di attualità informatica attaccando pesantemente diversi centri di potere e truffatori. Eravamo una specie di "Iene" telematiche e difatti era un periodo in cui le minacce di querele erano continue anche se sono rimaste sempre minacce.
Nel 1998 ho anche partecipato al mio primo convegno come relatore, organizzato dall'allora Istituto di Documentazione Giuridica di Firenze. Che emozione!!! Parlai dinanzi a diverse centinaia di persone e ciò che dicevo (una relazione sulla RUPA) veniva tradotto in diverse lingue. Il mio cuore era salito in gola ed a stento riuscivo a parlare. Bellissima esperienza comunque a cui ne sono seguite tante altre e spero ne seguano tante altre ancora.
Intanto devo dire che i miei continui articoli su Internet, i miei libri ed i miei interventi a diversi convegni hanno fatto crescere il mio nome in determinati ambienti e sono arrivate con mia grande sorpresa diverse proposte di collaborazione o richieste di pareri da parte di case editrici, professionisti del settore che ho cercato di onorare nel miglior modo possibile. In questo periodo ho potuto conoscere ottimi professionisti del settore che hanno dato grande prova di competenza e serietà come Massimo Melica, Giuseppe Cassano, Guido Scorza, Andrea Lisi, Fulvio Sarzana di S. Ippolito, Gianluca Pomante, Massimo Penco, Giovanni Manca, Alessandro Buralli e tanti altri.
Nel 2003 purtroppo ho dovuto fare i conti con un male terribile che mi ha segnato la vita, ma dopo 3 anni di lotta ed almeno una decina di operazioni sono riuscito finalmente a debellarlo con non poche conseguenze fisiche e morali.
In questo periodo la mia attività nel campo dell'informatica giuridica mi ha aiutato molto e da semplice hobby si è trasformata in autentico lavoro anche se non ho mai abbandonato i miei impegni istituzionali che ho dovuto sempre onorare in primis. Il problema è stato proprio questo, molti, approfittando di questa mia situazione e della mia passione hanno ottenuto tanto dal sottoscritto ed ovviamente hanno dato in cambio molto poco. Ma se vogliamo ho voluto anche io questo sfruttamento.
Negli ultimi tempi c'è stata la svolta. Sono diventato innanzitutto presidente dell'ANDIP (Associazione Nazionale per la Difesa della Privacy) che grazie anche al coinvolgimento di tanti amici sta assumendo una rilevanza sempre maggiore e sono stato scoperto dal mondo universitario (Gelmini permettendo). Ho, difatti, iniziato ad insegnare con grande soddisfazione in atenei importanti come la Federico II a Napoli e la LUISS a Roma e di questo devo essere grato al prof. Romeo che ha creduto in me. Chiaramente si tratta di docenze integrative, ma altro non potrei fare come funzionario pubblico.
Purtroppo queste ultime "conquiste" hanno scatenato l'invidia di parenti di miei maestri che mi hanno tolto il saluto, di miei ex allievi che non perdono occasione per attaccarmi e cercare di affermarsi alle mie spalle. Atteggiamenti estremamente squallidi che però mi fanno soffrire molto e mi creano non pochi problemi.
Vorrei dire a queste persone e perciò ho raccontato un pò della mia vita che chi è preparato, chi si sacrifica, chi nutre davvero una passione per la materia, chi ha una certa professionalità si afferma comunque ed abbiamo tanti esempi in questo senso. Non c'è bisogno di atteggiamenti così infidi che impoveriscono una persona ritorcendosi contro.

giovedì 2 dicembre 2010

Proposta Rodotà art. 21-bis Costituzione: una provocazione?


Sono un grande appassionato della Rete e credo che la proposta del prof. Rodotà vada intesa come un'autentica provocazione. In effetti negli ultimi tempi Internet ha assunto una tale rilevanza da diventare qualcosa di più di un semplice seppur potente mezzo di informazione e comunicazione. La Rete ormai può configurarsi come un autentico microcosmo dove si può realizzare la personalità di un individuo e la stessa può essere facilmente plasmata o quanto meno condizionata. Il concetto è semplice: siamo continuamente bersagliati da notizie, pareri, articoli, approfondimenti, sensazioni, messaggi pubblicitari palesi ed occulti, inviti, richieste di amicizia, proposte di vario tipo. Di fronte a questa esplosione di interattività possiamo decidere di rimanere anonimi oppure di rivelarci e comunicare utilizzando tutti gli strumenti possibili come scrittura, audio, video, multimedialità.
Se quindi abbiamo deciso di far parte di questo fantastico mondo (ma ormai diventa impossibile starne fuori) siamo soggetti ad una serie di stimoli che inevitabilmente si ripercuotono sul nostro modo di essere con effetti talvolta sorprendenti (sia positivi che purtroppo negativi). Magari un personaggio timido e schivo può grazie alla Rete scoprire oltre ad un nuovo modo di comunicare, un nuovo modo di rapportarsi nei confronti degli altri e sviluppare doti comunicative impensabili.
La grande capacità di coinvolgimento della Rete la rende unica e del tutto imparagonabile con i vecchi e statici mezzi di comunicazione. La stessa televisione ormai è ampiamente superata e non è un caso che secondo recenti statistiche il 70% dei giovani preferisce Internet alla TV.
Indubbiamente questo aspetto direi epocale non è potuto sfuggire ad un fine giurista ed osservatore della società come Rodotà che quindi ha inteso provocatoriamente configurare un vero e proprio diritto dei cittadini di accedere alla Rete da intendere come diritto di accedere alla propria vita attiva di tutti i giorni. E' ormai in Rete che si sviluppa e si completa la nostra personalità e con il passare del tempo sarà sempre più così.