sabato 29 maggio 2010

Facebook e l'illusione della privacy


Negli ultimi tempi sembra che Mark Zuckerberg, Ceo e fondatore di Facebook, voglia divertirsi con i propri utenti ammettendo i propri errori sulla privacy e lanciando dubbi proclami su radicali cambiamenti in materia di riservatezza.
A questo punto credo che sia venuto il momento, invece di chiarire le cose una volta per tutte e cioè che la privacy su facebook è impossibile in quanto blindare il social network significherebbe la sua fine oltre ad essere estremamente difficile.
Come è possibile pensare che una piattaforma tipica del web 2.0 che si fonda sulla condivisione dei saperi e quindi delle informazioni possa rispettare la privacy degli utenti? Non è una contraddizione in termini?
Facebook ha visto il proprio successo grazie proprio alla sua versatilità ed a quella delle varie applicazioni. Diciamolo pure, è andato a stuzzicare l'insanabile curiosità di tutti gli utenti che spesso riescono a sapere molte cose anche di chi non è amico e che è presente sul social network.
Chi di noi non è andato a curiosare sulle info o sulle immagini di utenti amici e non presenti su facebook?
D'altro canto la tecnologia che è alla base del social network è incompatibile con policy privacy estremamente rigide e per quanto uno voglia blindare il proprio profilo prima o poi troverà un'applicazione che invaderà la propria sfera personale. Quindi Zuckerberg potrà inventarsi qualsiasi clausola o opzione a tutela della privacy, ma sarà sempre una mera illusione e di ciò ne è sicuramente consapevole.
Facebook va accettato per quello che è, cioè una grande finestra sul mondo che mai potrà escludere il solito guardone.

domenica 23 maggio 2010

Convegno: l’evoluzione della privacy come diritto fondamentale del cittadino (post eventum)


Il giorno 21 maggio nella splendida sala del circolo ufficiali ubicata a Palazzo Salerno nel centro di Napoli si è svolto il convegno “l’evoluzione della privacy come diritto fondamentale del cittadino” organizzato dall’ANDIP (Associazione Nazionale per la Difesa della Privacy) che è stato l’occasione anche per presentare l’omonimo libro dell’associazione edito dalla casa editrice “Il Nuovo Diritto”.
Hanno partecipato illustri relatori come il vicepresidente del Garante per la Protezione dei dati personali dott. Giuseppe Chiaravalloti che con grande chiarezza e simpatia ha tracciato un quadro completo ed organico della privacy in Italia con continui riferimenti all’attualità.
L’ing. Massimo Penco ha invece parlato di identità digitali ed intercettazioni sottolineando l’assoluta ambiguità del concetto di identità digitale.
L’avv. Domenico Condello ha approfondito il difficile rapporto tra privacy e giustizia con un occhio particolare al mondo dell’avvocatura non nascondendo le mille difficoltà che talvolta si presentano dinanzi all’operatore della giustizia.
Il prof. Francesco Romeo ha voluto, invece, sottolineare nella propria relazione come possa essere relativo il concetto di privacy in un mondo come quello attuale dall’impronta fortemente tecnologica dove i giovani ormai nascono e crescono in una società digitale.
Il dott. Michele Iaselli, presidente dell’ANDIP, ha presentato il volume curato per l’associazione con il contributo di diversi delegati che affronta le principali tematiche in materia di privacy.
Tra i delegati dell’ANDIP l’avv. Patrizio Galeotti ha approfondito il delicato argomento delle semplificazioni delle misure di sicurezza che spesso tutto sono tranne che semplificazioni.
Il convegno è terminato con un rinfresco che ha trattenuto ulteriormente gli ospiti ed i relatori in questa piacevole giornata dedicata alla privacy.

Intercettazioni – privacy: un problema risolvibile senza l'intervento del legislatore


Come è noto la materia delle intercettazioni telefoniche è diventata negli ultimi tempi molto delicata ed è assurta agli onori della cronaca a seguito delle proposte del Governo di modificare il “regime” delle intercettazioni telefoniche e di limitare la possibilità di divulgare notizie sulle stesse.
Diversi sono gli interessi in gioco tutti di rilevanza costituzionale quali la privacy dei cittadini, la fondamentale esigenza di giustizia che deve garantire la magistratura e il diritto all’informazione rivendicato dalla categoria dei giornalisti.
Da troppo tempo ormai il nostro Paese ha riconosciuto a magistrati e giornalisti il merito e la capacità di mettere in luce interi settori inquinati della vita civile ed istituzionale: l’inevitabile conseguenza è che si rinnova l’immancabile rituale delle reciproche accuse, soprattutto quando l’oggetto del contendere è rappresentato dalla attuazione e dalla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche.
Ognuno imputa all’altro violazioni di norme di legge ovvero del senso della misura, invocando la corretta applicazione delle regole del diritto e della deontologia professionale.
Le ragioni della magistratura vengono, spesso, racchiuse nel seguente assioma: le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche, oltre che previste e disciplinate dalla legge, sono mezzi di ricerca della prova insostituibili nell’epoca moderna, nella quale sovente chi delinque non lascia ulteriori tracce dei propri comportamenti.
Le ragioni del giornalismo sono solitamente riassumibili nel presunto obbligo deontologico di dover pubblicare tutto il materiale in qualunque modo acquisito, allo scopo di rispettare quella sorta di patto etico stipulato con i lettori, che impone la rivelazione della realtà e della verità, ancor piu’ dovuto quando sono coinvolte nei fatti persone di rilievo pubblico.
Diventa indispensabile, a questo punto, chiarire quali sono le regole che devono presiedere l'attività dei giudici e alla conservazione da parte dei giudici delle informazioni che acquisiscono a fini di giustizia. Sono informazioni che possono essere comunicate ai cittadini e divenire oggetto di informazione nei limiti in cui sono rese conoscibili.
A fronte di tale considerazione va sottolineata la responsabilità etica e deontologica del giornalista e del direttore che devono valutare l'interesse pubblico a conoscere ed evitare di ledere inutilmente la dignità della persona, si tratta di un problema che rimane legato alla deontologia professionale.
Nel conflitto, quindi, tra interessi egualmente garantiti dalla Costituzione, il bilanciamento tra il diritto alla riservatezza ed il diritto di informazione non pare, però, suscettibile di soluzioni aprioristiche ovvero di una qualsivoglia minuziosa codificazione di regole preventive.
In effetti, la molteplicità e la varietà delle vicende di cronaca e dei soggetti che ne sono coinvolti non consentono di stabilire ex ante ed in modo categorico quali particolari e quali notizie possano essere raccolti e diffusi.
Spesso, anzi, la pubblicazione che appare legittima in un determinato contesto, non potrebbe esserlo in un contesto diverso.
Come si è visto questo bilanciamento tra i diritti e le libertà di cui sopra resta in sostanza affidato in prima battuta al giornalista, ma il pericolo è che spesso anziché il diritto all’informazione venga privilegiato l’interesse, non altrettanto nobile e tutelato, al c.d. gossip ovvero, il che è ancor peggio, alla piu’ crudele curiosità legata alle miserie altrui, soprattutto se l’altro è un personaggio pubblico.
I rischi di una regolamentazione legislativa delle intercettazioni telefoniche sono evidenti. Difatti in un Paese nel quale l’illegalità, soprattutto dei colletti bianchi, sembra moltiplicarsi in modo esponenziale, invocare un drastico ridimensionamento dello strumento d’indagine delle intercettazioni suonerebbe come un segnale di resa o di rassegnazione alla criminalità d’élite.
Parimenti, il diritto-dovere di informare e di essere informati potrebbe essere vanificato da astratte previsioni limitative, magari dettate dall’indignazione estemporanea di qualche potentato.
L’impressione è che a prescindere da drastici interventi di carattere normativo il giusto equilibrio tra necessità investigative, diritto di informazione e tutela della privacy può essere assicurato innanzitutto dal rispetto, da parte dei magistrati, delle limitazioni di legge in materia di intercettazioni e l’utilizzo di tale strumento d’indagine solo in ipotesi di concreta ed effettiva necessità, ne costituirebbero il necessario presupposto. Peraltro la normativa vigente già richiederebbe (ma la norma non è sempre rispettata) la trascrizione delle sole conversazioni rilevanti per l’oggetto del processo, con la esclusione di tutte quelle riguardanti vicende personali non pertinenti (il 6° comma dell’art. 268 c.p.p. dispone che il giudice non acquisisca le conversazioni “manifestamente irrilevanti”). La stessa disposizione prevede lo stralcio anche dalla registrazione delle conversazioni di cui è vietata la utilizzazione.
Inoltre l’effettivo adeguamento, da parte dei giornalisti, ai principi stabiliti nel Codice della Privacy e nel Codice Deontologico, ne rappresenterebbe il giusto completamento.

giovedì 20 maggio 2010

E-book Altalex: Privacy e Nuove Tecnologie


Fin da quando sono sorti i primi problemi di privacy gli studiosi si sono posti il problema della necessita’ o meno di una specifica tutela, avuto riguardo al rapporto "riservatezza-computer"; l’impiego dell’elaboratore elettronico, infatti, consente di impadronirsi ed archiviare informazioni che riguardano l’individuo, comprese quelle della sua vita privata, sottoponendolo, cosi’, ad una nuova forma di dominio, che si potrebbe chiamare "il potere informatico". Il "right to privacy" ha quindi acquistato un nuovo significato ed una nuova ampiezza, che non poteva avere un secolo fa: questo ora consiste nel diritto, riconosciuto al cittadino, di esercitare anche un controllo sull’uso dei propri dati personali inseriti in un archivio elettronico.
Anch’esso fa parte del "diritto all’informazione", in quanto espressione del diritto di informarsi sul proprio conto e di poter disporre dei dati informatizzati di cui e’ in possesso il gestore di un elaboratore elettronico; piu’ correttamente puo’ parlarsi di "liberta’ informatica" intesa come una nuova manifestazione del tradizionale diritto alla liberta’ personale; che si aggiunge a quelle del diritto di disporre liberamente del proprio corpo, di esprimere liberamente il proprio pensiero, ecc.
Naturalmente queste problematiche si sono ulteriormente ampliate e diffuse con l’inevitabile sviluppo del progresso tecnologico, della Rete e delle nuove tecnologie di comunicazione.
Compito di questo e-book, realizzato dal sottoscritto, e’ quello di fare il punto della situazione con la consapevolezza che, oggi come oggi, il diritto alla riservatezza non viene piu’ inteso in un senso puramente negativo, come facolta’ di ripulsa delle intromissioni di estranei nella vita privata, o di rifiutare il consenso alla diffusione di informazioni sul proprio conto, di rinuncia alla partecipazione nella vita sociale; ma in senso positivo, come affermazione della liberta’ e dignita’ della persona, e come potere di limitare il potere informatico, controllandone i mezzi ed i fini di quel potere.
L’ebook si puo’ acquistare sul portale Altalex al prezzo di 5 euro all’indirizzo http://www.altalex.com/index.php?idstr=101&codprod=EBOOKINFORMATICA009.
Con questa collana di e-book diretta dal sottoscritto si vogliono fornire ai cittadini, agli operatori, agli studenti degli strumenti utili a comprendere i diversi cambiamenti in atto che inevitabilmente porteranno alla nascita di una societa’ fondata sulle nuove tecnologie. Strumenti agili ed operativi che non a caso sono disponibili su Internet che e’ il mezzo di comunicazione simbolo della nuova era della societa’ dell’informazione.

martedì 11 maggio 2010

Brunetta e la carta: un rapporto difficile!!!


Sinceramente inizio ad avere seri dubbi sul fatto che il nostro Ministro Brunetta possa essere convinto di certe affermazioni che sembrano più provocazioni che annunci seri. Come si può sostenere allo stato attuale di “eliminare tutta la carta” dalle comunicazioni nella Pubblica amministrazione prima di 3 anni?
Ebbene Brunetta ha detto proprio questo alla Conferenza nazionale sulla tv digitale terrestre, spiegando di aspettare il primo veicolo di legge che passerà per obbligare le pubbliche amministrazioni, facendo in modo che fra di loro non possano che dialogare in via elettronica.
Forse allora è il caso che il Ministro parli chiaro, forse intende dire che entro tre anni si introdurrà l’obbligo per le P.A. di eliminare la carta, ma tra questo e l’effettiva scomparsa della carta ce ne vuole e Brunetta non può non saperlo.
L’ho sempre detto e lo ripeterò fino alla noia, la P.A. non può diventare digitale solo per decreto, ma è necessario che cambi totalmente la nostra mentalità sia di cittadini che di operatori pubblici ancora troppo legata al mondo cartaceo e poco incline a simili cambiamenti rivoluzionari.
Oggi, nel settore pubblico, ammettiamo l’informatica solo per alcune applicazioni, ma non riusciamo a liberarci di quell’elemento cartaceo che testimonia tutte le nostre difficoltà sia tecniche che organizzative ad utilizzare la firma digitale, la posta elettronica, il protocollo informatico, la conservazione sostitutiva e chi più ne ha più ne metta.
Inoltre non siamo pronti nemmeno a livello infrastrutturale ad assicurare una comunicazione telematica tra enti pubblici, poiché il digital divide nel settore pubblico è ancora molto diffuso.
Signor Ministro giri un pò l’Italia, vada a vedere anche gli enti di serie “B” e così forse si ricrederà!!!

domenica 9 maggio 2010

E-book Altalex: La PEC – Posta Elettronica Certificata


L’ebook, realizzato dall’avv. Emilio Robotti, e’ interamente dedicato alla Posta Elettronica Certificata, uno strumento di comunicazione interessante, che dovrebbe - nelle sue varie applicazioni previste dal nostro ordinamento - costituire, nelle intenzioni del legislatore, uno dei pilastri sui quali fondare la “rivoluzione digitale” nel nostro paese. Tuttavia, la PEC sin dal suo nascere e’ stata caratterizzata da continui interventi normativi non sempre omogenei e coordinati, tanto da rendere necessario “fare il punto”, tecnico e normativo, di tale mezzo di comunicazione che in se’ contiene la semplicita’ e velocita’ della posta elettronica ordinaria alle quali aggiunge le caratteristiche di tracciabilita’, certificabilita’ e integrita’..
L’ebook si puo’ acquistare sul portale Altalex al prezzo di 5 euro all’indirizzo http://www.altalex.com/index.php?idstr=101&codprod=EBOOKINFORMATICA007.
Con questa collana di e-book diretta dal sottoscritto si vogliono fornire ai cittadini, agli operatori, agli studenti degli strumenti utili a comprendere i diversi cambiamenti in atto che inevitabilmente porteranno alla nascita di una societa’ fondata sulle nuove tecnologie. Strumenti agili ed operativi che non a caso sono disponibili su Internet che e’ il mezzo di comunicazione simbolo della nuova era della societa’ dell’informazione.

Processo civile e computer forensics: come produrre in giudizio un documento informatico?


Questo è stato il tema che ho affrontato il 4 maggio nel corso del Master sui rapporti tra diritto e nuove tecnologie che il Centro Studi Informatica Giuridica ha organizzato a Bari. Un tema affascinante ed alquanto complesso che ha visto me e l’ing. Zanero come relatori sia per la parte giuridica che per quella più squisitamente tecnica.
Naturalmente per una corretta impostazione dell’intera problematica bisogna partire dalla definizione di documento informatico fornito dalla normativa in vigore e capire cosa si intende effettivamente con tale espressione.
Il documento informatico è definito dal Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) come la rappresentazione informatica di atti, fatti, o dati giuridicamente rilevanti.
Da tale definizione si posso trarre interessanti conseguenze. Difatti, a fronte della tradizionale ricostruzione del documento come res rappresentativa di un fatto, frutto dell'attività di documentazione e consistente in oggetto inscindibilmente legato al contenuto, nel campo dell'informatica l'informazione rimane uguale a se stessa a prescindere dal supporto su cui in quel momento è registrata.
Questo è solo l’inizio di tutta una serie di considerazioni che vi invito a leggere nella presentazione scaricabile all’indirizzo www.micheleiaselli.it/docinf.pdf.

domenica 2 maggio 2010

Libro: Il decreto ingiuntivo - profili sostanziali e strategie processuali


Il libro, uscito in questi giorni, è stato curato dal sottoscritto e pubblicato dalla Cedam. L’opera si avvale dei contributi di diversi professionisti ed avvocati che affrontano tutti i giorni la materia e tutti i suoi risvolti.
Il procedimento per decreto ingiuntivo nasce dall’esigenza di evitare al creditore il pregiudizio derivante dai tempi ordinari di accertamento del suo diritto. Affinché, quindi, il creditore possa acquisire in tempi rapidi un titolo che gli consenta di agire esecutivamente nei confronti del debitore, si prevede, qualora ricorrano determinati presupposti, un accertamento sommario con efficacia provvisoria.
Il procedimento per ingiunzione, che offrendo una tutela immediata sia con riguardo ai crediti in denaro che a quelli per consegna di cose mobili, risponde ad esigenze pratiche di deflazione del processo ordinario, viene previsto nel nostro Codice di Procedura Civile sulla base di precedenti analoghi istituti presenti sia nel progetto Orlando del 1909 sia in altri progetti intermedi.
Nel corso degli anni il procedimento ha visto alcuni interventi della Corte Costituzionale che hanno modificato l’impianto originario e diversi interventi della giurisprudenza sia di legittimità che di merito che ha cercato, in via interpretativa, di salvaguardare le esigenze di tutela dell’intimato.
I problemi ermeneutici ed applicativi delle norme sul decreto ingiuntivo nascono dalla necessità di conciliare due diverse (e spesso opposte) esigenze: da una parte offrire al ricorrente un rapido riconoscimento del suo credito e dall’altra tutelare la posizione e le ragioni dell’ingiunto. Tali problematiche non sono state risolte dalla recente riforma del codice di procedura civile che ha posto ulteriori interrogativi.
Lo scopo della presente opera è di offrire al lettore un quadro esauriente della continua evoluzione dottrinaria e giurisprudenziale del procedimento ingiuntivo alla luce anche della recente riforma del processo civile.

E-book Altalex: Il diritto d’autore e siti web


L’ebook, realizzato dall’avv. Gerardo Antonio Cavaliere, affronta le problematiche della gestione del diritto d'autore in Rete, attivita’ che erroneamente e troppo spesso viene lasciata da parte. I gestori di siti web, invece, dovrebbero porvi particolare attenzione, tenuto conto delle innumerevoli e gravose implicazioni legali che possono insorgere a seguito di trattamento illecito di materiale di proprieta’ altrui. Con questo libro l'Autore fornisce le basi giuridiche per analizzare le norme del diritto d'autore vigente, applicandole in maniera specifica ai materiali presenti sui siti web.
L’ebook si puo’ acquistare sul portale Altalex al prezzo di 5 euro all’indirizzo http://www.altalex.com/index.php?idstr=101&codprod=EBOOKINFORMATICA006.
Con questa collana di e-book diretta dal sottoscritto si vogliono fornire ai cittadini, agli operatori, agli studenti degli strumenti utili a comprendere i diversi cambiamenti in atto che inevitabilmente porteranno alla nascita di una societa’ fondata sulle nuove tecnologie. Strumenti agili ed operativi che non a caso sono disponibili su Internet che e’ il mezzo di comunicazione simbolo della nuova era della societa’ dell’informazione.

sabato 1 maggio 2010

Bufala Facebook


Negli ultimi tempi si sta diffondendo a macchia d’olio uno strano messaggio su facebook, che dà luogo alle solite catene di S.Antonio, dove si sostiene che è intenzione degli amministratori di facebook imporre a tutti gli utenti una “tassa” di 12 euro al mese. Il messaggio sostiene che è possibile evitare questa tassa inviando la stessa comunicazione a 15 utenti facebook.
Sto notando in questi giorni che molti in nome del “non è vero, ma ci credo” stanno realmente alimentando questa catena facendo nascere qualche ingiustificata preoccupazione.
Ovviamente è tutto falso e se mai si arrivasse ad una simile decisione non sarà sicuramente questa la modalità pubblicitaria di facebook. Questa bufala già era stata diffusa l’anno scorso ed evidentemente è stata riproposta di recente. Certo è in dubbio che gli amministratori del social network stiano studiando altri mezzi per trasformare la loro creatura in una fonte di guadagni, considerato che allo stato attuale la presenza di milioni di utenti rende veramente poco, ma non credo che l’impopolare imposizione di una tassa sia una scelta mai presa in considerazione.