mercoledì 28 aprile 2010

Garante Privacy: nuove regole sulla videosorveglianza


L'Autorità Garante per la protezione dei dati personali con il provvedimento generale datato 8 aprile 2010 ha dettato nuove regole in materia di videosorveglianza abrogando il precedente provvedimento del 29 aprile 2004. In realtà il nuovo provvedimento riprende molti concetti fondamentali contenuti nel precedente con l'introduzione di alcune importanti novità.
Nel provvedimento, difatti, sono inequivocabilmente sanciti dei principi fondamentali da rispettare nel caso di installazione di telecamere. In particolar modo viene precisato che l’installazione di telecamere è lecita solo se è proporzionata agli scopi che si intendono perseguire. Gli impianti di videosorveglianza devono essere attivati solo quando altre misure siano insufficienti o inattuabili. L’eventuale conservazione delle immagini deve essere limitata nel tempo. I cittadini devono sapere sempre e comunque se un’area è sottoposta a videosorveglianza.
Se è vero che il diritto alla protezione dei dati personali non pregiudica l’adozione di misure efficaci per garantire la sicurezza e l’accertamento degli illeciti è anche vero che l’installazione di sistemi di videosorveglianza non deve però violare la privacy dei cittadini e deve essere conforme al codice in materia di protezione dei dati personali.
Il provvedimento del Garante ha dettato dei principi di carattere generale validi sia per i soggetti pubblici che per quelli privati adottati nel rispetto di quelle fondamentali prescrizioni in tema di privacy, di liceità, necessità, proporzionalità e finalità.
Quindi i sistemi di videosorveglianza possono riprendere persone identificabili solo se, per raggiungere gli scopi prefissati, non possono essere utilizzati dati anonimi.
La raccolta e l’uso delle immagini sono consentiti solo se fondati su presupposti di liceità: cioè, per i soggetti pubblici, quando siano necessari allo svolgimento di funzioni istituzionali e, per i privati, quando siano necessari per adempiere ad obblighi di legge o effettuate per tutelare un legittimo interesse.
Inoltre, prima di installare un impianto di videosorveglianza occorre valutare se la sua utilizzazione sia realmente proporzionata agli scopi perseguiti o se non sia invece superflua. Gli impianti devono cioè essere attivati solo quando altre misure (sistemi d’allarme, altri controlli fisici o logistici, misure di protezione agli ingressi ecc.) siano realmente insufficienti o inattuabili.
Di particolare rilevanza è la c.d. verifica preliminare per cui i trattamenti di dati personali nell'ambito di una attività di videosorveglianza devono essere effettuati rispettando le misure e gli accorgimenti prescritti dall’Autorità Garante come esito di una verifica preliminare attivata d'ufficio o a seguito di un interpello del titolare (art. 17 del Codice), quando vi sono rischi specifici per i diritti e le libertà fondamentali, nonché per la dignità degli interessati, in relazione alla natura dei dati o alle modalità di trattamento o agli effetti che può determinare. Basti pensare a sistemi di videosorveglianza che prevedono un intreccio delle immagini con altri particolari (es. dati biometrici, voce) o in caso di digitalizzazione delle immagini o di sorveglianza che valuti percorsi e lineamenti (es. riconoscimento facciale) o ancora ai sistemi intelligenti o ai sistemi integrati di videosorveglianza.
Un riferimento specifico è dedicato anche alle misure di sicurezza. Quindi i dati raccolti mediante sistemi di videosorveglianza devono essere protetti con idonee e preventive misure di sicurezza, riducendo al minimo i rischi di distruzione, di perdita, anche accidentale, di accesso non autorizzato, di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta, anche in relazione alla trasmissione delle immagini (artt. 31 e ss. del Codice). Devono quindi essere adottate specifiche misure tecniche ed organizzative che consentano al titolare di verificare l'attività espletata da parte di chi accede alle immagini o controlla i sistemi di ripresa (se soggetto distinto dal titolare medesimo, nel caso in cui questo sia persona fisica).
I cittadini che transitano nelle aree sorvegliate devono essere informati della rilevazione dei dati. L’informativa (della quale il Garante ha anche messo a disposizione modelli semplificati: un cartello con un simbolo ad indicare l’area videosorvegliata o anche un cartello che faccia esplicito riferimento all’esistenza di un collegamento del sistema di videosorveglianza con le forze di polizia) deve essere chiaramente visibile ed indicare chi effettua la rilevazione delle immagini e per quali scopi.
In caso di registrazione, il periodo di conservazione delle immagini deve essere limitato: a poche ore o al massimo 24 ore, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione in relazione a indagini. Per attività particolarmente rischiose (es. banche, videosorveglianza esercitata dai comuni per esigenze di sicurezza urbana) è ammesso un tempo più ampio, che non può superare comunque la settimana. Per particolari esigenze è necessaria poi la verifica preliminare dell’Autorità.
Va limitata rigorosamente la creazione di banche dati quando è sufficiente installare un sistema a circuito chiuso di sola visione delle immagini senza la loro registrazione (monitoraggio del traffico, controllo del flusso ad uno sportello ecc.).
Il provvedimento del Garante detta regole riservate anche ai soli soggetti pubblici. Difatti viene precisato che un ente può effettuare attività di videosorveglianza solo ed esclusivamente per svolgere funzioni istituzionali. Anche quando un’amministrazione ed in particolare un ente locale è titolare di compiti di sicurezza urbana, di pubblica sicurezza o prevenzione dei reati, per installare telecamere deve comunque ricorrere un'esigenza effettiva e proporzionata di prevenzione o repressione di pericoli concreti. Non è quindi lecita, senza tale valutazione, una capillare videosorveglianza di intere aree cittadine. Argomento a parte è poi rappresentato dall’utilizzo di dispositivi elettronici per la rilevazione di violazioni al Codice della strada che viene specificamente regolamentato dall’Autorità Garante allo scopo di evitare un trattamento dei dati personali eccedente rispetto alle finalità da raggiungere.
Vengono dettate nel provvedimento regole specifiche per la videosorveglianza nei luoghi di lavoro dove viene ribadito dall'Autorità il divieto assoluto di controllo a distanza dei lavoratori nel rispetto delle garanzie previste in materia di lavoro, sia all’interno degli edifici, sia in altri luoghi di prestazione del lavoro, si dettano particolari accorgimenti anche per la videosorveglianza esercitata in ospedali e case di cura, istituti scolastici, per esigenze di sicurezza del trasporto pubblico.
Particolare attenzione è dedicata anche ai sistemi integrati di videosorveglianza che richiedono specifiche misure di sicurezza come l’adozione di sistemi idonei alla registrazione degli accessi logici degli incaricati e delle operazioni compiute sulle immagini registrate, compresi i relativi riferimenti temporali, con conservazione per un periodo di tempo congruo all'esercizio dei doveri di verifica periodica dell'operato dei responsabili da parte del titolare, comunque non inferiore a sei mesi; la separazione logica delle immagini registrate dai diversi titolari.
Particolarmente pesanti sono le sanzioni amministrative previste in caso di inosservanza delle disposizioni contenute nel provvedimento (art. 162 comma 2-ter del Codice in materia di protezione dei dati personali) al di là della configurazione di eventuali illeciti penali.
Si ricorda che anche il codice per la protezione dei dati personali disciplina la delicata materia della videosorveglianza prevedendo all'art. 134 la promozione da parte del Garante della sottoscrizione di un codice di deontologia e di buona condotta per il trattamento dei dati personali effettuato con strumenti elettronici di rilevamento di immagini.

martedì 27 aprile 2010

PEC: Brunetta vincerà la sua scommessa?


In questi giorni è stato più volte annunciato, ieri dallo stesso Brunetta a "Porta a Porta", l'avvio del servizio di posta elettronica certificata che interessa 50 milioni di cittadini italiani i quali, se vorranno, lo potranno attivare prima registrandosi sul sito postacertificata.gov.it e poi andando a completare l'attivazione in uno dei 6.100 uffici postali abilitati al servizio.
Grazie a questo servizio di PEC (che in realtà sarebbe di CEC – Comunicazione Elettronica Certificata) i cittadini potranno dialogare esclusivamente ed in via telematica con la pubblica amministrazione.
Sembra tutto facile e perfetto, ma in realtà le cose non stanno proprio così ed in effetti il Ministro Brunetta sa bene che ci sono ancora molti problemi da risolvere. Del resto non è la prima volta che lo stesso Ministro ricorre a questo tipo di annunci.
Diverse sono le domande a cui Brunetta ed i suoi Uffici dovrebbero rispondere:
1. Questo servizio realmente funziona dal punto di vista tecnico?
2. Perché esiste solo in Italia e non è riconosciuto a livello europeo?
3. Quali sono le effettive garanzie di interoperabilità?
4. Realmente i vari Ministeri ed Enti locali hanno attivato indirizzi di PEC per dialogare con i cittadini?
5. Come si può pretendere un dialogo telematico con i cittadini quando gli uffici pubblici non sono ancora organizzati in tal senso?
6. Che valore giuridico assume un indirizzo di PEC così costituito?
7. Esistono alternative concrete alla PEC?
Le domande potrebbero essere tante altre, ma ciò che più mi preoccupa è che mi risulta che nell'ambito dell'ex CNIPA ora DigitPA sono in corso cambiamenti ed epurazioni che coinvolgono tra l'altro personaggi di spicco del mondo informatico che hanno dato un valido apporto alla difficile impresa di informatizzazione della P.A. Come mai tutto ciò? Perché cambiare tutto proprio in un momento così delicato come quello attuale?

domenica 25 aprile 2010

E-book Altalex: I nuovo reati informatici


L’ebook, realizzato dall’avv. Mauro Lanzieri, descrive e commenta le novita’ apportate dalla legge di ratifica della convenzione di Budapest.
Certamente l’argomento e’ di enorme interesse, non fosse altro che ha innovato il nostro codice penale di fattispecie, che si affacciavano sempre piu’ prepotentemente nella nostra societa’.
Il taglio di questo manuale e’ prettamente pratico, utile per chi si trovi ad affrontare questo ambito del diritto che ai piu’ e’ ancora lontano e annebbiato.
L’ebook si puo’ acquistare sul portale Altalex al prezzo di 5 euro all’indirizzo http://www.altalex.com/index.php?idstr=101&codprod=EBOOKINFORMATICA005.
Con questa collana di e-book diretta dal sottoscritto si vogliono fornire ai cittadini, agli operatori, agli studenti degli strumenti utili a comprendere i diversi cambiamenti in atto che inevitabilmente porteranno alla nascita di una societa’ fondata sulle nuove tecnologie. Strumenti agili ed operativi che non a caso sono disponibili su Internet che e’ il mezzo di comunicazione simbolo della nuova era della societa’ dell’informazione.

Convegno: L’evoluzione della privacy come diritto fondamentale del cittadino


Il giorno 21 maggio 2010 dalle ore 16.00 si terrà a Napoli, presso la sala Vesuvio del Circolo Ufficiali in p.zza Plebiscito - Palazzo Salerno, il convegno dal titolo “L’evoluzione della Privacy come diritto fondamentale del cittadino”.
Il convegno organizzato dall’ANDIP (Associazione Nazionale per la Difesa della Privacy) rappresenta l’occasione per presentare il libro curato dalla stessa Associazione che ha lo stesso titolo del Convegno.
Con questa pubblicazione un gruppo di giuristi dell’ANDIP (Associazione Nazionale per la Difesa della Privacy) specializzati nello specifico settore della protezione dei dati personali affronta le principali tematiche della materia approfondendo le questioni più rilevanti.
Vengono esaminati in chiave divulgativa il diritto alla riservatezza e la tutela dell’interessato, gli adempimenti degli incaricati, la privacy e le nuove tecnologie, le misure minime ed idonee di sicurezza, il documento programmatico sulla sicurezza e le certificazioni, la tutela giudiziaria, il Garante per la protezione dei dati personali, la tutela dei dati sanitari, i codici deontologici.
L’obiettivo del libro è tracciare un quadro esauriente e sufficientemente chiaro della riservatezza intesa nel senso più ampio del termine fornendo al lettore una chiave di lettura semplice e di immediata percezione.
Una materia complessa e tanto dibattuta come la privacy viene suddivisa nelle sue principali componenti e passata sotto la lente d’ingrandimento con la consapevolezza di avere come destinatari anche l’uomo della strada e non solo studiosi della materia.
Il libro, edito dalla casa editrice “Il Nuovo Diritto”, rappresenta un importante contributo dell’ANDIP, associazione nata per tutelare il diritto della riservatezza dei dati ed il rispetto della dignità della persona.
Il convegno vedrà la partecipazione di illustri rappresentanti del mondo istituzionale, accademico e scientifico e nel corso dell’evento verranno affrontate le principali tematiche che investono il mondo della privacy come il rapporto con le nuove tecnologie, con il mondo della giustizia e della pubblica amministrazione.
Il programma può essere consultato sul sito ufficiale dell’ANDIP (http://www.difesaprivacy.it/) e la partecipazione al convegno è gratuita. Si richiede solo di confermare la partecipazione all’indirizzo info@difesaprivacy.it o telefonicamente al numero 08119577002.

Cosa si intende per contratti informatici?


Gli accordi che si stipulano nel settore informatico possono essere suddivisi, secondo una classificazione di carattere tradizionale, in tre categorie: i contratti di hardware, i contratti di software ed i contratti di servizi informatici.
1. I contratti di hardware. Quando si decide di costituire un centro elaborazione dati o comunque di informatizzare un ufficio, occorre acquistare o noleggiare o prendere in leasing le apparecchiature necessarie. In determinati casi potrà essere possibile stipulare un unico contratto con una società fornitrice, ma in altri casi più complessi saranno necessari più contratti con diversi fornitori. Questi contratti dovranno essere coordinati tra loro esattamente come vanno coordinate fra loro le macchine oggetto delle transazioni e sotto questo profilo si fa riferimento al concetto di sistema contrattuale. Il termine sistema rappresenta altresì la complessità degli accordi derivanti non solo dalla pluralità dei contraenti, bensì anche dal collegamento di solito esistente tra il contratto per la cessione di una macchina ed il relativo contratto per la sua manutenzione nonché dalla possibilità che si stipulino tipi di contratto diversi per i vari segmenti di hardware che entrano a far parte del sistema di elaborazione, a seconda del rilievo di ciascuno di essi (ad esempio si può concludere un comodato per le macchine in prova, una compravendita per le unità essenziali, un leasing per unità molto costose).
2. I contratti di software. Lo svolgimento del compito affidato alle macchine diviene possibile solo disponendo del necessario software di base (in genere venduto insieme all’elaboratore) e dei programmi applicativi, che risolvono lo specifico problema dell’utente. I fornitori di programmi possono essere diversi e quindi anche per il software si può parlare di un sistema contrattuale, che va ad integrare quello dell’hardware. Quali possibili contratti aventi ad oggetto il software si individuano nel sistema vigente i contratti di: fornitura, licenza d’uso, licenza a strappo, sviluppo software, assistenza e manutenzione.
3. I contratti di servizi. Qualora si voglia automatizzare la propria attività si può anche affidare il servizio completo presso centri specializzati che mettono a disposizione macchine, programmi, persone per realizzare l’automazione richiesta. Questo rapporto richiede, in genere, la sottoscrizione di un unico contratto il cui contenuto può andare dalla registrazione di dati alla progettazione di interi sistemi informativi. Spesso, però, si preferisce fare ricorso ad una grande varietà di contratti di servizi delegando a terzi determinate attività informatiche non effettuabili in proprio per mancanza di risorse o per impedimenti legali. Si pensi ad esempio ai contratti di outsourcing, ai contratti per la integrazione di sistemi, ai contratti di disaster recovery, ai contratti di engineering.
Non si può non ripetere qui che l’avvento della telematica e le nuove possibilità offerte dall’utilizzo del web come luogo virtuale di scambi hanno determinato una profonda modificazione nello studio dei contratti informatici, con la conseguente nascita di nuove figure contrattuali.
Va evidenziato che dallo studio degli aspetti oggettivi del contratto informatico si è passati ad un approfondimento delle problematiche attinenti ai soggetti stipulanti, sotto il profilo anzitutto della identificazione dei contraenti.
In tutti i contratti telematici, quindi, assume un ruolo prioritario l’elemento della sottoscrizione come punto di raccordo tra la volontà espressa e le conseguenze che l’ordinamento attribuisce a quel determinato meccanismo di sottoscrizione. In tale ottica la nuova figura della firma elettronica (in particolare la firma digitale) serve anche a collocare il sottoscrittore in una determinata categoria ed invero il possesso di un meccanismo di firma, come quello in esame, diviene, grazie all’esistenza del certificato che ne attesta la provenienza e che contiene le informazioni sul firmatario, un sintomo rilevatore di una categoria di appartenenza, consentendo anche di conoscere in anticipo la normativa applicabile e di poter utilizzare la sottoscrizione digitale in funzione garantistica nella redazione delle singole clausole.
La collocazione del sottoscrittore in una determinata categoria consente anche di individuare con certezza la categoria negoziale cui appartiene il contratto stipulato attraverso la sottoscrizione con quella determinata firma digitale.
Difatti si sono affermate nella prassi alcune principali distinzioni, proprio con riferimento ai soggetti stipulanti, evidenziandosi le seguenti figure negoziali:
1. contratti non professionali o business to consumer, quali ad esempio i contratti di commercio elettronico, i contratti bancari e/o finanziari a distanza;
2. contratti professionali o business to business, come i contratti pubblicitari su Internet, di locazione, sviluppo e gestione di un sito web;
3. contratti stipulati con soggetto istituzionale, appartenente alla P.A.

domenica 18 aprile 2010

E-book Altalex: La prova digitale nel processo penale


L’ebook, realizzato dall’avv. Bruno Fiammella, vuole porsi come strumento utile sia per i periti e consulenti tecnici informatici che per i giuristi (avvocati e magistrati) affinché, ciascuno dal proprio punta di vista, possa conoscere le dinamiche investigative e dibattimentali ed i relativi problemi tecnico giuridici fino ad oggi riscontrati nella prassi applicativa.
L’ebook si può acquistare sul portale Altalex al prezzo di 5 euro all’indirizzo http://www.altalex.com/index.php?idstr=101&codprod=EBOOKINFORMATICA008.
Con questa collana di e-book diretta dal sottoscritto si vogliono fornire ai cittadini, agli operatori, agli studenti degli strumenti utili a comprendere i diversi cambiamenti in atto che inevitabilmente porteranno alla nascita di una società fondata sulle nuove tecnologie. Strumenti agili ed operativi che non a caso sono disponibili su Internet che è il mezzo di comunicazione simbolo della nuova era della società dell’informazione.

Convegno: La ricerca giuridica in Internet


Il giorno 14 maggio a Milano si terrà presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore un interessante convegno sulla ricerca giuridica in Internet che avrà inizio alle ore 9.00 e terminerà alle ore 18.00.
Questo convegno affrontato da studiosi di estrazione ed esperienze variegate, vuole segnare un punto di arrivo e uno di partenza. Il punto di arrivo è rappresentato dalla sussunzione del sapere giuridico in materia di ricerca giuridica in Internet dai punti di vista giuridico, tecnico-informatico e di biblioteconomia, per fare il punto delle attuali ricerche in materia.
Il punto di partenza nasce dalla constatazione dell’insufficienza del linguaggio rappresentativo caratterizzante i sistemi informatici per la ricerca e la gestione di testi.
L’inefficacia è data dalla mancanza di strutturazione e di formalizzazione delle informazioni contenute nei documenti giuridici testuali, tali da darne una comprensibile rappresentazione al computer. L’insufficienza si caratterizza nella carenza di capacità di contenere tutte le informazioni aggiuntive necessarie perché il sistema informatico possa riconoscere e quindi estrapolare i dati giuridici utili per le elaborazioni.
L’insufficienza investe anche le metodologie di markup, sia procedurale che – soprattutto - dichiarativo. Infatti quest’ultimo individua gli elementi del documento e ne identifica il ruolo.
L’impulso – e quindi – il dato di partenza è un rafforzamento del metalinguaggio rappresentato dall’XML (eXtensible Markup Language), attraverso l’apporto che gli specialisti di biblioteconomia – attraverso l’uso del thesaurus – possono implementare.
Il programma può essere consultato all’indirizzo http://laricercagiuridicaininternet.blogspot.com/ e le iscrizioni gratuite possono essere effettuate in via elettronica mandando una e-mail all’indirizzo di posta elettronica: lawquadrelli@fastwebnet.it oppure marco.quadrelli@unicatt.it.

Sentenza Google – Vividown: un improbabile teorema giuridico


Dopo aver appreso la notizia della condanna dei tre funzionari Google per violazione della privacy, da parte del Tribunale di Milano, devo ammettere che attendevo con una certa curiosità le motivazioni della Sentenza. Purtroppo sono rimasto fortemente deluso dalla lettura del provvedimento, anzi ho avuto la netta sensazione di trovarmi di fronte ad una chiara volontà del giudice di condannare la società americana non supportata però da chiare ed attuali disposizioni normative.
Da ciò l’ardita costruzione del giudice, ma più che ardita diciamolo pure errata, che trova il suo fondamento sull’indubbia necessità di regolare il fenomeno Internet, ma che non può ovviamente operare de iure condendo ed è qui il problema.
Innanzitutto manca attualmente una legislazione di carattere internazionale che disciplini Internet e quindi le diverse attività illecite configurabili. A tal punto il giudice, per affermare la sua competenza e principalmente l’applicazione della normativa italiana ha dovuto subito individuare un illecito di rilevanza penale che incida così sul territorio italiano.
Al fine, però, di configurare un trattamento illecito di dati personali ha dovuto fornire una propria interpretazione estensiva dell’art. 13 del Codice per la protezione dei dati personali. Difatti, sapendo bene di non poter accusare Google di omesso controllo dei contenuti immessi in Rete da parte di terzi (non perché ciò non sia possibile tecnicamente, ma perché manca una norma esplicita in tal senso), ha ritenuto che l’informativa prevista dalla normativa sulla privacy doveva comunque essere ben presente sulla pagina web dove è disponibile il servizio di Google. Ciò perché l’Internet Service Provider (ISP) tratta i dati, sia pure nel solo segmento finale del processo, ed avrebbe avuto quindi l’obbligo di informare l’utente sui vincoli di legge da rispettare: cioè sul fatto che le persone riprese nel video dovevano essere avvertite e si doveva ottenere il loro consenso.
In realtà il giudice dimentica che l’articolo 13 del Codice riguarda le informazioni che lo ISP deve dare al suo utente in merito alle “sue” modalità di trattamento, cioè su ciò che lo ISP fa con i dati di chi utilizza la piattaforma.
L’errore è clamoroso e lascia intravedere una preoccupante superficialità nello studio della normativa in tema di privacy che spesso è comune a molti magistrati.
Ovviamente il teorema va ancora più in là ed al fine di configurare un profitto di Google il giudice confonde la volontà dell’ISP con degli automatismi tipici della Rete e collegati al servizio ad-word che presenterà sicuramente dei difetti, ma di certo non quelli individuati dal magistrato.
Potrei andare fino all’infinito, ma preferisco fermarmi qui. Purtroppo da studioso della Rete, di nuove tecnologie e di privacy mi sono sentito “tradito” da questa sentenza che strutturata come un bel manuale (singolari le note con indicazione degli autori) dove il giudice dimostra di aver studiato la materia, non riesce (e non poteva farlo) ad individuare immediate e concrete violazioni fondate sull’attuale normativa e se ne va per voli “pindarici” che non aiutano di certo il proposito di regolamentare effettivamente Internet in un’ottica nuova e totalmente diversa che evidenzi e corregga i principali difetti della Rete.
Sia ben chiaro ciò che è accaduto su Google video e che potrà ancora accadere è estremamente grave, ma deve rappresentare lo stimolo necessario per disciplinare la Rete in modo consapevole ed insegnarne un uso accorto specialmente ai giovani. Non può costituire occasione per sentenze di natura censoria davvero poco educative dal punto di vista giuridico.
Ad ogni modo la sentenza è disponibile al seguente indirizzo http://www.micheleiaselli.it/sentenzagoogle.pdf.

martedì 13 aprile 2010

EUPL.IT: nuovi progetti per l'open source


Sul sito EUPL.IT (http://www.eupl.it) che sta ricevendo positivi riscontri a livello internazionale e presso le istituzioni comunitarie, è stata attivata la pagina "Software" con l'intento di agevolare il reperimento ed il download dei software a codice sorgente aperto (open source) rilasciati in licenza EUPL (European Union Public Licence).
Da diverso tempo è attiva anche la pagina "Documenti", che raccoglie materiale sulla EUPL (e-book, documenti ufficiali, link utili, altri contributi).
Il materiale è destinato ad arricchirsi nel corso del tempo.
Chi volesse contribuire alla diffusione della EUPL e volesse segnalare esperienze, progetti, software in EUPL, può darne comunicazione all'indirizzo segnala@eupl.it.
Le segnalazioni, che sono ben accette, verranno riportate su EUPL.IT.

domenica 11 aprile 2010

E-book Altalex: La ricerca dei documenti giuridici


L’ebook, realizzato dal sottoscritto, vuole essere uno strumento di ausilio non solo per i giuristi, ma per tutti gli operatori e più in generale i navigatori che intendono ricercare su Internet determinate informazioni di carattere giuridico compresi ovviamente i provvedimenti normativi e giurisprudenziali.
Districarsi nella marea di dati e documenti presenti in Rete non è facile e la presenza di una “bussola” può sicuramente agevolare una ricerca che altrimenti diventerebbe estremamente difficoltosa ed onerosa.
Al fine di dare un orientamento al lettore vengono approfondite le metodologie e gli strumenti di ricerca nonché individuate alcune categorie fondamentali che raccolgono i siti web di maggior interesse relativamente al settore giuridico.
Tali categorie sono 22 e per la precisione: Ambiente, Associazioni, Associazioni Professionali, Autorità, Condominio, Consumerismo, Diritto amministrativo, Diritto civile, Diritto costituzionale, Diritto militare, Diritto nautico, Diritto Penale, Editori, Europa, Fiscalità, Gazzette, Imprese, Istituzioni, Leggi, Motori di ricerca, Portali e Riviste, Sentenze.
L’ebook si può acquistare sul portale Altalex al prezzo di 5 euro all’indirizzo http://www.altalex.com/index.php?idstr=101&codprod=EBOOKINFORMATICA003.
Con questa collana di e-book diretta dal sottoscritto si vogliono fornire ai cittadini, agli operatori, agli studenti degli strumenti utili a comprendere i diversi cambiamenti in atto che inevitabilmente porteranno alla nascita di una società fondata sulle nuove tecnologie. Strumenti agili ed operativi che non a caso sono disponibili su Internet che è il mezzo di comunicazione simbolo della nuova era della società dell’informazione.

Al via la seconda edizione della Conferenza e-HealthCare


Con il patrocinio del Ministero della Salute, la seconda edizione della Conferenza e-HealthCare è pronta ad aprire i battenti a Roma, mercoledì 14 Aprile 2010.
L’evento è stato organizzato da edisef, casa editrice focalizzata in periodici specializzati, portali informativi e organizzazione di eventi e conferenze professionali a carattere espositivo.
Dopo il successo della prima edizione, che ha registrato la presenza di oltre 400 visitatori e la partecipazione di 20 aziende player di mercato, anche la conference 2010 sarà caratterizzata dalla presenza di relatori di altissimo profilo provenienti dal mondo istituzionale e dal settore di riferimento. Il Ministero della Salute ha assegnato quattro crediti formativi E.C.M. (Educazione Continua in Medicina) a questa edizione della conferenza consacrando definitivamente l’evento quale appuntamento formativo imprescindibile per gli operatori della sanità elettronica.
Quest’anno il convegno sarà incentrato sul tema “Innovazione, tecnologia e informatica nella Sanità di oggi”. Dall’utilizzo degli strumenti informatici e dalla competitività innovativa dipende il livello d’eccellenza delle strutture sanitarie poiché comportano una maggiore efficienza sia dal punto di vista organizzativo che della qualità delle cure.
L’evento ha l’obiettivo di esaminare, anche attraverso l’analisi dello stato dei progetti inseriti nel Piano dell’Innovazione Digitale, la situazione odierna della Sanità elettronica e dello stato raggiunto in Italia, non tralasciando l’analisi di alcuni esempi internazionali particolarmente significativi.
Per maggiori informazioni http://www.forumhealthcare.it/conferenza_programma.asp?id_conferenza=2

lunedì 5 aprile 2010

E-book Altalex: Misure minime di sicurezza


Questa opera del dott. Fabio di Resta, è rivolta principalmente a liberi professionisti ed imprese che si cimentano con le problematiche connesse all’applicazione delle misure minime e idonee di sicurezza previste dal Codice della Privacy. Gli argomenti trattati pongono particolare attenzione alla recente semplificazione in materia rivolta specificamente a liberi professionisti, artigiani, piccole e medie imprese. L’argomento della semplificazione delle misure di sicurezza è reso ancora più di forte attualità per l’esenzione connessa agli adempimenti del provvedimento sugli amministratori di sistema. Tramite questo volume, al lettore viene offerto un ausilio pratico-teorico per utilizzare in modo agevole le disposizioni del Codice, il richiamo della giurisprudenza e della principale dottrina completano l’analisi del quadro normativo. L’approccio chiaro e approfondito rende inoltre il volume utile sia al professionista con competenze legali/amministrative sia al tecnico che necessariamente deve conoscere la normativa per implementare le misure di sicurezza in azienda
L’ebook si può acquistare sul portale Altalex al prezzo di 5 euro all’indirizzo http://www.altalex.com/index.php?idstr=101&codprod=EBOOKINFORMATICA002.
Con questa collana di e-book diretta dal sottoscritto si vogliono fornire ai cittadini, agli operatori, agli studenti degli strumenti utili a comprendere i diversi cambiamenti in atto che inevitabilmente porteranno alla nascita di una società fondata sulle nuove tecnologie. Strumenti agili ed operativi che non a caso sono disponibili su Internet che è il mezzo di comunicazione simbolo della nuova era della società dell’informazione.

Un progetto sul procedimento telematico nell'Unione Europea


Il prof. Duni, che secondo il sottoscritto è uno degli studiosi più brillanti in tema di procedimento amministrativo elettronico, ha coordinato un progetto sul procedimento telematico nell’Unione Europea, che contiene i risultati di uno sforzo collettivo di 33 studiosi i quali hanno partecipato a convegni sul tema del procedimento telematico nelle pubbliche amministrazioni europee e lavorato successivamente raccogliendo tutti i suggerimenti ottenuti. Il gruppo di lavoro ha ritenuto utile concludere i lavori redigendo un testo nella forma di una possibile direttiva comunitaria.
I «considerando» sono 25: volutamente numerosi perché rappresentano complessivamente anche una relazione di supporto all’intero progetto.
Per gli specialisti del diritto amministrativo è estremamente ovvio che l’attività delle pubbliche amministrazioni è basata sul procedimento, inteso come un insieme di regole che disciplinano l’avvio, l’istruttoria, la trasparenza, la partecipazione, la cooperazione tra uffici ed amministrazioni.
Per gli studiosi di diritto amministrativo è altrettanto ovvio che i principali atti giuridici della pubblica amministrazione sono il risultato finale di attività complesse, svolte attraverso la cooperazione di più uffici e di più amministrazioni pubbliche. Sono pochi e poco rilevanti gli atti che si compiono ad opera di un solo ufficio e di un solo pubblico funzionario.
Tuttavia questa consapevolezza tra gli specialisti del diritto amministravo non ha portato ad una disciplina adeguata, completa ed eseguibile, quando il legislatore comunitario ed i legislatori nazionali hanno ritenuto di disciplinare l’uso delle ITC nelle pubbliche amministrazioni, unicamente attraverso la dematerializzazione dei documenti.
Fin dai primi studi sulla teleamministrazione (1978) era stato evidenziato che la dematerializzazione aveva come scopo la possibilità di gestire in rete il procedimento telematico.
Viceversa, fino ai giorni nostri, l’attenzione dei legislatori (salvo qualche eccezione) si è concentrata sul documento informatico, trascurando l’essenziale aspetto delle modalità della sua creazione, ossia il procedimento amministrativo telematico.
Poiché ormai che questa consapevolezza è acquisita o si sta comunque diffondendo, sembra estremamente opportuno che, così come avvenne per le firme elettroniche nel 1999, l’U.E. eserciti la sua funzione di coordinamento prima che le più svariate soluzioni siano adottate dai singoli Stati membri, creando situazioni precostituite, difficili da rimuovere, con il disastroso effetto di impedire l’interoperabilità digitale e telematica delle amministrazioni degli Stati tra di loro (interoperabilità orizzontale) e con le istituzioni dell’ U.E. (interoperabilità verticale). Sarebbero ovvie, in tale situazione, le difficoltà operative del cittadino europeo.
Il fondamento giuridico dell’intervento ed i limiti della direttiva sono chiaramente enunciati nei considerando del testo e nella proposta complessiva che è consultabile all’indirizzo http://spol.unica.it/teleamm/2010/default-it.html.