sabato 27 novembre 2010

Sentenza di condanna in materia di privacy per una vittima illustre


La privacy continua a colpire. Difatti la terza sezione penale del Tribunale di Catania ha condannato a otto mesi di reclusione per acquisizione e diffusione di dati sensibili, pena sospesa, l’ex assessore alle Politiche sociali del Comune di Catania, Giuseppe Zappalà, tecnico allora in quota a Forza Italia. L’imputato è stato invece assolto dall’accusa di peculato perché il fatto non sussiste.
Secondo le indagini svolte da carabinieri del Nas, durante le elezioni regionali dell’aprile del 2008, nelle quali Zappalà è stato candidato ma non eletto per il centrodestra, su carta intestata dell’assessorato avrebbe inviato a 41 famiglie una lettera che annunciava la trasmissione in banca di mandati di pagamento per la loro attività di affido di minorenni assieme a un invito organizzato, a scopo elettorale, in un locale per la ristorazione di Catania. Per fare questo, sostiene la Procura, avrebbe avuto accesso in maniera illegale all’elenco delle famiglie affidatarie incaricate dal Tribunale per i minorenni. Il sostituto Lucio Setola, che aveva chiesto la condanna di Zappalà a due anni di reclusione, ha annunciato ricorso avverso alla sentenza.
Indubbiamente la vicenda è molto delicata ed investe in pieno dati sensibili come quelli di minori. Sarebbe però il caso di leggere bene la sentenza, poiché sembra molto strano che nel caso di specie possa essere stato condannato il solo assessore e non anche tutti coloro che avrebbero dovuto gestire in maniera corretta questi dati. Sappiamo bene che la normativa sulla privacy in materia è molto rigida e prevede misure di sicurezza severe, specie quando oggetto del trattamento sono i dati sensibili.
Come ha fatto l'assessore ad avere accesso a questi dati? Possibile che non vi erano altri responsabili ed incaricati del trattamento?