domenica 13 giugno 2010

Focus E-GOV: una panoramica sui principali progetti


Al fine di avere un quadro più chiaro e completo dell'e-government in Italia mi è sembrato opportuno inserire in questo mio blog uno spazio dedicato all'e-gov che ho chiamato "focus". Periodicamente descriverò e commenterò un progetto di e-gov avviato dalla pubblica amministrazione, così in questo modo non ci limiteremo alla pura teoria, ma iniziamo ad esaminare singoli progetti e vedere se effettivamente funzionano.
Ovviamente, a livello introduttivo, è opportuno fare un quadro generale sull'e-government in Italia che esporrò qui di seguito.
Il processo d’informatizzazione nel settore pubblico ha registrato negli ultimi anni un notevole sviluppo.
L’apparato statale presenta però caratteristiche funzionali (ed anche disfunzionali) che lo differenziano profondamente dal settore privato dei servizi. Esso è infatti regolato da disposizioni che quasi sempre hanno carattere di legge formale cui non è quindi possibile derogare, anche se la deroga consentirebbe di migliorare il funzionamento dell’ufficio.
Questa rigidità di struttura porta a conflitti fra realtà e amministrazione. Infatti per tenere il passo con lo sviluppo generale della società, anche la Pubblica amministrazione si avvale degli elaboratori elettronici ma, come l’esperienza del settore privato insegna, la razionalizzazione introdotta dall’automazione esige modifiche profonde della struttura aziendale. Ora, se da un lato la fusione di più uffici, la creazione di nuovi servizi e perfino la ristrutturazione dell’intero flusso di dati non presenta problemi formali in un’impresa privata, dall’altro nella Pubblica Amministrazione le medesime operazioni divengono invece complicate perché ogni mutamento strutturale urta contro inderogabili prescrizioni legislative. A tal punto si potrebbe dire che vi sia uno sfasamento tra due forme di organizzazione sociale, e che l’evoluzione della Pubblica Amministrazione sia più lenta dell’altra, l’organizzazione della società civile, bisogna riconoscere, però, che anche nel settore della Pubblica Amministrazione è in corso un processo profondo di trasformazione, caratterizzato da un massiccio impiego delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT), nonché segnato in maniera decisiva anche da innovazioni legislative e processi di semplificazione dell’intera macchina amministrativa.
Si fa riferimento, in particolare, al cd. piano di e-government varato nel giugno 2000 dal Consiglio dei Ministri su iniziativa del Ministro della Funzione Pubblica, Franco Bassanini e giunto ormai alla 2^ fase. Tale progetto ha come suo obiettivo fondamentale quello di garantire ai cittadini l’accesso on-line a tutti i servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni nell’ottica di quella che dovrebbe essere la nuova frontiera di Internet.
Protagoniste dell’innovazione dovranno essere le amministrazioni locali, che nel modello decentrato e federale dello Stato rappresenteranno il front-office dell’intero sistema amministrativo a disposizione diretta dei cittadini, mentre le amministrazioni centrali svolgeranno per lo più il ruolo di back-office.
L’idea di fondo è quella della realizzazione di un grande processo di innovazione tecnologica che coinvolga tutto il sistema pubblico italiano mettendolo così sullo stesso piano rispetto a quello di altri paesi più progrediti nelle nuove tecnologie della comunicazione. Ma per realizzare un simile processo c’è bisogno di una serie di condizioni che rendano possibile l’integrazione fra le diverse attività e funzioni delle varie pubbliche amministrazioni e la loro fruibilità da parte dei cittadini.
Il governo ha ritenuto indispensabili tre strumenti per la realizzazione del piano:
Una rete nazionale extranet che colleghi fra loro tutte le reti centrali, regionali, locali e di categoria esistenti nel paese, in modo da consentire da qualunque punto di accedere alle informazioni possedute in tutti gli altri settori. Per realizzarla c’è bisogno di una preventiva intesa fra governo, regioni ed enti locali (già prevista per l’attuale 2^ fase dell'e-government).
La diffusione della carta d’identità elettronica, che, secondo quanto previsto dal codice dell'amministrazione digitale, dovrebbe raggiungere in breve termine ben oltre un milione di persone, per consentire ai titolari di accedere a tutti i possibili servizi della pubblica amministrazione on-line.
Il pieno funzionamento della firma elettronica che dovrà dare validità giuridica a tutti quei rapporti fra pubblica amministrazione e cittadini che lo richiedano.
In particolare ultimamente è entrato in vigore il codice dell'amministrazione digitale approvato con il d.lgs. n. 82/2005 e già modificato da diversi provvedimenti tra cui il d.lgs. n. 159/2006 (siamo in attesa di un'ulteriore riforma che si preannuncia imponente).
Tutte le norme - emanate fino ad oggi per favorire la diffusione delle nuove tecnologie e l'ammodernamento delle strutture pubbliche – sono state raccolte in questo codice che quindi accorpa e riordina tutta la normativa in materia di attività digitale delle Pubbliche amministrazioni affrontando, per la prima volta in modo organico e completo, il tema dell’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle Pubbliche amministrazioni, nonché la disciplina dei principi giuridici fondamentali relativi al documento informatico ed alla firma digitale.
Con il Codice, le banche dati e le anagrafi elettroniche delle Pubbliche amministrazioni saranno obbligate a "dialogare" per accelerare le procedure e garantire legalità e trasparenza. I documenti informatici avranno pieno valore probatorio. Documenti, libri, repertori, scritture anche contabili potranno essere conservati su supporti informatici, eliminando così una enorme quantità di carta e ottenendo rilevanti risparmi.
Diverse sono le novità introdotte dal Codice che non solo ha raccolto e riorganizzato sistematicamente la normativa in materia ma ha anche sancito determinati obblighi a carico delle P.A. e diritti in favore dei cittadini.
Innanzitutto è previsto l’obbligo per le Pubbliche amministrazioni di scambiarsi on-line i dati relativi alle pratiche di cittadini ed imprese, evitando il peregrinaggio da un ufficio all’altro per ottenere documenti e certificati, o di dover aspettare mesi affinché si svolga, come avviene ora, il trasferimento cartaceo delle pratiche tra le varie amministrazioni pubbliche.
Naturalmente un simile obbligo comporta ormai il superamento di quell’antica distinzione tra atto amministrativo ad elaborazione elettronica che altro non è che il risultato di un sistema informativo, normalmente di alto livello, che, collegando norme e dati, predispone un provvedimento che altrimenti sarebbe stato il frutto di riscontri e valutazioni vincolate da parte di un funzionario (in presenza di valutazioni discrezionali la predisposizione elettronica si ferma, offrendo al funzionario un atto parzialmente predisposto, da riempire con la sua valutazione discrezionale) e il vero e proprio atto elettronico che rappresenta l'autentica rivoluzione nell’organizzazione del lavoro amministrativo pubblico, oggetto del codice. Con quest’ultimo concetto si attua il principio della validità giuridica dell’atto amministrativo in forma elettronica. Riconoscendo, difatti, valore giuridico all’atto amministrativo nella sua forma elettronica, si ottiene quale principale effetto quello di renderlo disponibile in rete, senza confini di distanza, con possibilità di strutturare flussi di lavoro (workflow) sempre in forma elettronica, impostando una pratica amministrativa unica, a perfezionamento progressivo, qualunque sia il numero degli uffici o delle amministrazioni interessate (teleamministrazione).