martedì 27 aprile 2010

PEC: Brunetta vincerà la sua scommessa?


In questi giorni è stato più volte annunciato, ieri dallo stesso Brunetta a "Porta a Porta", l'avvio del servizio di posta elettronica certificata che interessa 50 milioni di cittadini italiani i quali, se vorranno, lo potranno attivare prima registrandosi sul sito postacertificata.gov.it e poi andando a completare l'attivazione in uno dei 6.100 uffici postali abilitati al servizio.
Grazie a questo servizio di PEC (che in realtà sarebbe di CEC – Comunicazione Elettronica Certificata) i cittadini potranno dialogare esclusivamente ed in via telematica con la pubblica amministrazione.
Sembra tutto facile e perfetto, ma in realtà le cose non stanno proprio così ed in effetti il Ministro Brunetta sa bene che ci sono ancora molti problemi da risolvere. Del resto non è la prima volta che lo stesso Ministro ricorre a questo tipo di annunci.
Diverse sono le domande a cui Brunetta ed i suoi Uffici dovrebbero rispondere:
1. Questo servizio realmente funziona dal punto di vista tecnico?
2. Perché esiste solo in Italia e non è riconosciuto a livello europeo?
3. Quali sono le effettive garanzie di interoperabilità?
4. Realmente i vari Ministeri ed Enti locali hanno attivato indirizzi di PEC per dialogare con i cittadini?
5. Come si può pretendere un dialogo telematico con i cittadini quando gli uffici pubblici non sono ancora organizzati in tal senso?
6. Che valore giuridico assume un indirizzo di PEC così costituito?
7. Esistono alternative concrete alla PEC?
Le domande potrebbero essere tante altre, ma ciò che più mi preoccupa è che mi risulta che nell'ambito dell'ex CNIPA ora DigitPA sono in corso cambiamenti ed epurazioni che coinvolgono tra l'altro personaggi di spicco del mondo informatico che hanno dato un valido apporto alla difficile impresa di informatizzazione della P.A. Come mai tutto ciò? Perché cambiare tutto proprio in un momento così delicato come quello attuale?