mercoledì 10 febbraio 2010

Riforma del Codice dell'Amministrazione Digitale: un primo commento


Già da qualche giorno si iniziano a leggere in Rete le prime indiscrezioni sulle novità contenute nello schema di decreto di riforma del Codice dell’Amministrazione Digitale e stanno già girando sul circuito telematico diverse versioni dello stesso schema.
Ho deciso di fare anche io qualche breve commento in materia dopo aver letto una di queste versioni, ma è necessario che faccia una premessa che ritengo fondamentale.
Siamo giuristi e non gossip-giornalisti, di conseguenza i veri commenti potranno essere fatti solo dopo che lo schema diventi atto definitivo pubblicato sulla G.U. Sappiamo bene che la bozza di provvedimento, che ancora non è stata discussa al Consiglio dei Ministri, potrà subire durante il suo lungo iter procedurale diversi aggiustamenti (o peggioramenti) e quindi cimentarsi in un approfondito commento in tale fase sarebbe uno sforzo superfluo privo di qualsiasi efficacia.
Dopo, quindi, aver fatto questa doverosa premessa ritengo opportuno sottolineare quelle novità contenuto nella bozza di riforma che faranno sicuramente discutere gli addetti ai lavori.
Come è noto la riforma del CAD fa seguito alla delega contenuta nell’articolo 33 della legge 18 giugno 2009, n. 69, che ha dettato i principi ed i criteri direttivi per una riforma volta sia ad adeguare il testo del Codice al veloce sviluppo intervenuto nell’ uso delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione che ad assicurare maggiore effettività alle molte norme, a carattere programmatico o recanti indicazioni di principio.
Devo dire che da una prima lettura dello schema non sembra che sempre questi obiettivi siano stati raggiunti.
Innanzitutto viene introdotta la c.d. firma elettronica avanzata, figura già prevista dal D.P.R. 137/2003 in osservanza a quanto prescritto dalla direttiva europea n. 93 del 1999. Ma non si era detto di semplificare il sistema di firme elettroniche, specie avuto riferimento alla firma digitale? Qual è la rilevanza pratica di tale previsione? Probabilmente l’intento sarà quello di consentire la realizzazione di soluzioni tecnologiche che siano alternative alla firma digitale ed a quella qualificata, ma si corre il rischio di complicare il guazzabuglio rendendo ancora più difficile lo sviluppo di quella che è la sola effettiva firma elettronica italiana e cioè la firma digitale.
Sicuramente valide sono, invece, quelle previsioni che tendono a facilitare i pagamenti elettronici a favore della P.A. e le comunicazioni telematiche tra imprese, cittadini e P.A.
Di sicuro interesse sono anche le previsioni che tendono ad individuare un ufficio dirigenziale unico presso ogni P.A. responsabile del coordinamento sulla digitalizzazione delle attività.
Non ci siamo, invece, assolutamente sul fronte della dematerializzazione dei documenti informatici. In questo settore siamo molto lontani dalla semplificazione e la distinzione tra: copie informatiche di documenti analogici, copie analogiche di documenti informatici unici e non unici, duplicati e copie informatiche di documenti informatici, documenti amministrativi informatici, riproduzioni informatiche rischia di diventare proibitiva per gli stessi addetti ai lavori, e la creazione di nuove figure come il “contrassegno elettronico” non facilitano l’impresa.
Pesanti e giuste sono invece le sanzioni poste a carico dei certificatori e dei gestori di posta elettronica certificata la cui responsabilità assume ormai una rilevanza notevole. Mancano però sanzioni nei confronti degli enti pubblici che non dovessero dare attuazione alle disposizioni del CAD. Difatti vengono indicati termini dettagliati entro cui realizzare qualsiasi incombenza, ma poi nulla è previsto in caso di inosservanza.
Condivisibile è anche l’attenzione rivolta al tema della sicurezza informatica che va ben al di là delle misure tipiche del codice privacy. Sappiamo bene che sul versante sicurezza l’attenzione non è mai troppa, quindi che ben vengano disposizioni cautelative in tale senso.
La prima sensazione, quindi, che avverto leggendo questo schema di riforma è che quando il legislatore affronta la materia ponendosi in una posizione “tecnologicamente neutra” riesce nell’intento di semplificare e chiarire la disciplina, quando invece entra nei particolari tecnologici pretendendo di disciplinare i minimi aspetti, la confusione è inevitabile e la materia si complica a dismisura.