martedì 2 febbraio 2010

Decreto Romani: qualcosa di buono c’è!!!


Ormai tutti parlano del Decreto Romani sulla regolamentazione di Internet e devo dire non in termini entusiasti: gli operatori internet, la Commissione cultura della Camera per il Pdl, la Fondazione Fare Futuro, persino il presidente dell’Agcom Corrado Calabrò, per non parlare poi delle altre componenti politiche. Insomma Romani è riuscito a mettere tutti d’accordo sull’inopportunità del proprio provvedimento.
Cerchiamo, quindi, di cogliere l’aspetto positivo di questa ennesima sfortunata vicenda della Rete. Partendo proprio dal coro di critiche, molte delle quali appropriate, sarebbe il caso di sedersi tutti attorno ad un tavolo e ridiscutere serenamente i termini della regolamentazione di un fenomeno come Internet.
La questione non è da prendere sottogamba, ormai la Rete rappresenta un grande fenomeno di massa che con l’avvento dei social network ha assunto una grande rilevanza anche dal punto di vista pubblicitario e promozionale ed a breve potrà assumere un ruolo di primo piano anche nel settore sociale ed economico.
La questione principale è proprio quella giuridica e l’Italia si sta avventurando verso una strada sbagliata come ha fatto anche in altre occasioni. Innanzitutto Internet è un fenomeno di rilevanza sopranazionale, per cui una qualsiasi regolamentazione non può essere un problema solo italiano, ma è un problema internazionale. In questo il nostro paese pecca di un eccesso di superbia, pretendendo di risolvere con poche disposizioni un problema ancora irrisolto in ambito comunitario ed extracomunitario.
Il problema della natura giuridica di Internet assume una rilevanza particolare in quanto strettamente collegato agli altri rilevanti problemi dell’individuazione della legge applicabile per la regolamentazione di Internet e dell’identificazione del foro competente in caso di conflitti di interessi nell’ambito della Rete.
Problemi, questi, di non facile soluzione poiché nel campo del diritto internazionale i tradizionali principi di individuazione della legge applicabile e del giudice competente in caso di controversie sono stati elaborati pensando ad uno spazio fisico e territoriale per cui sicuramente gli stessi concetti si adattano male ad atti e comportamenti che possono essere commessi in uno spazio cd. virtuale.
Per risolvere questi problemi sono state suggerite dalle maggiori correnti dottrinarie diverse soluzioni qui di seguito elencate.
Una prima soluzione sarebbe quella di affidarsi esclusivamente per la regolamentazione della materia alla cd. netiquette o galateo della Rete.
Un’altra soluzione, specie per regolamentare il regime delle responsabilità degli operatori in Internet, potrebbe essere il tentativo di regolamentare la limitazione e l’esclusione della responsabilità attraverso una disciplina dei cd. disclaimers, che altro non sono che delle dichiarazioni inserite in genere nella home page da parte del provider nella quale si ammoniscono gli utenti circa i contenuti del sito e si dettano alcune regole proprio al fine di limitare o escludere del tutto la responsabilità del provider.
Una terza soluzione sarebbe quella di far ricorso comunque al potere regolatore dei vari enti statali e sovrastatali: è questa la strada percorsa negli Stati Uniti con il Degency act del 1995, dalla Francia con la legge di riforma delle telecomunicazioni del 1996, o dalla stessa Unione Europea con la comunicazione della Commissione dell’ottobre 1996 in merito ai contenuti illegali e pregiudizievoli circolanti in Internet.
Un’ultima soluzione potrebbe proprio essere quella di stipulare accordi a valenza internazionale per regolare il fenomeno Internet. In particolare potrebbe essere promossa la stipula di convenzioni che uniformino la materia sia dal punto di vista delle norme sostanziali che da quello delle norme di conflitto.
Tale soluzione auspicata da più parti potrebbe essere senz’altro valida nel momento in cui rappresenti lo spunto per la creazione di un vero e proprio corpo di norme uniformi che tengano conto anche dell’esperienza maturata dai diversi stati mondiali.
Alla luce di quanto detto sopra risulta evidente che il vero problema, quindi, non sia quello di elaborare una qualsivoglia qualificazione giuridica nella quale includere il fenomeno Internet, ma sia quello di regolamentare lo stesso ponendosi in un’ottica internazionalista e pragmatistica avvalendosi della preziosa collaborazione degli operatori del settore ed evitando incomprensibili soluzioni, anche di carattere tecnico, come i filtri, che rischiano solo di imbavagliare e censurare la Rete.