domenica 3 gennaio 2010

Privacy e telemarketing: cambia il regime


Il Parlamento ha approvato in maniera definitiva la "Legge 20 novembre 2009, n. 166 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunita' europee.
Si tratta del famoso "Decreto Ronchi" più noto per la cosiddetta "liberalizzazione dell’acqua" al cui interno troviamo però anche l’articolo 20 -bis "Adeguamento alla normativa comunitaria in materia di tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche, di cui alla direttiva 2002/58/CE ".
Il provvedimento (che prevede modifiche ed integrazioni del Codice per la protezione dei dati personali) assume una notevole rilevanza sul fronte della privacy, in quanto riguardo le comunicazioni commerciali, si passa da un "approccio opt-in" (obbligo per le aziende di avere il consenso da parte dei clienti prima di inviare le comunicazioni commerciali) all’approccio opposto, denominato "opt-out" con il quale si intende la possibilità a posteriori, per i clienti, di esercitare il diritto di opporsi all’invio di comunicazioni commerciali indesiderate.
In tal senso viene istituito un "registro pubblico delle opposizioni" a quale dovrà registrarsi chi appunto desidera non ricevere comunicazioni commerciali. Il registro, contrariamente a quanto si prevedeva, non sarà gestito dal Garante per la protezione dei dati personali al quale però è affidata la vigilanza e il controllo sull’organizzazione e il funzionamento del registro.
In attesa del "registro" la stessa Autorità Garante fa sapere che le proprie regole predisposte nel marzo 2009 "Milleproroghe" del 2008, restano valide ancora per l’ulteriore periodo di sei mesi previsto dalla legge di conversione del decreto Ronchi, (dopo la scadenza del 31 dicembre 2009 quindi fino al 30 giugno 2010 di quanto già approvato il 24 febbraio 2009 - il famoso decreto mille proroghe) ovvero, se istituito in questo periodo, fino alla realizzazione del registro pubblico delle opposizioni al quale dovranno iscriversi le persone che non intendono ricevere questo tipo di telefonate.
Tutto ciò è stato disposto dall’Autorità con un provvedimento in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Di conseguenza Aziende e call center che contatteranno gli utenti per fare promozione e offerte commerciali, dovranno quindi continuare a utilizzare solo banche dati effettivamente costituite sulla base degli elenchi telefonici precedenti al 1° agosto 2005. E non potranno chiedere il consenso degli interessati per futuri contatti né potranno cedere i dati che utilizzano a terzi.
Gli operatori che telefoneranno agli abbonati dovranno ad ogni contatto specificare per quale società chiamano e ricordare agli interessati i loro diritti. Ma soprattutto dovranno registrare immediatamente l'eventuale contrarietà dell'abbonato ad essere nuovamente contattato. L'utente che non intende essere più disturbato avrà il diritto di conoscere l'identificativo dell'operatore al quale ha comunicato la sua volontà.
Non nascondo che sia livello personale che ovviamente come Presidente dell’ANDIP sono nettamente contrario a questa modifica di regime per il telemarketing che porterà ad un aumento indiscriminato di contenziosi con contestuale malcontento dei cittadini. La pubblicità telefonica rimane estremamente fastidiosa ed è da sempre poco tollerata, ma mentre nei paesi anglosassoni esiste una maggiore propensione del cittadino ad attivarsi e richiedere quindi la propria iscrizione nelle cd. black list, in Italia la situazione è molto diversa. Del resto risulta già chiaro dalle nuove disposizioni che questo registro delle opposizioni sarà una nuova pesante incombenza burocratica con le solite difficoltà di gestione da parte di tutti, cittadini ed Autorità.
Resto convinto del fatto che in questo caso il regime dell’opt-out si rivelerà un autentico boomerang per governo ed imprese, per cui l’intento di favorire l’attività commerciale di imprese e società fallirà con inevitabili ripercussioni di carattere negativo.