giovedì 28 gennaio 2010

Commissione europea contro l’Italia per la gestione privacy del telemarketing: cosa dice la nostra Autorità Garante?


Cade come un fulmine a ciel sereno, anche se ampiamente prevedibile, l’iniziativa della Commissione europea che ha avviato un'azione legale contro l'Italia accusata di non rispettare le regole europee a tutela della privacy.
Il provvedimento riguarda l'uso, da parte delle società di telemarketing, dei dati degli elenchi telefonici, senza che agli interessati sia stata chiesta un'autorizzazione.
Si tratta di quel provvedimento che avevo già criticato (http://micheleiaselli.blogspot.com/2010/01/privacy-e-telemarketing-cambia-il.html) e che lascia perplesso anche l’organismo comunitario il quale non riesce a comprendere per quali motivi sia stata estesa ai primi sei mesi del 2010 la possibilità di utilizzare i numeri di telefono e i nomi contenuti negli elenchi telefonici, consentita eccezionalmente dalla legge italiana fino al 31 dicembre 2009 per le attività di telemarketing.
Il principio è semplice: una disposizione normativa per motivazioni di carattere eccezionale può derogare una volta ai principi generali europei in materia di privacy, ma una proroga è davvero troppo.
Come dar torto alla Commissione europea? E la nostra Autorità Garante cosa dice?
In Italia, le società di telemarketing costruiscono i loro database utilizzando i dati contenuti negli elenchi telefonici pubblici, anche se le persone coinvolte non hanno dato un esplicito consenso, contrariamente a quanto previsto dalla legge europea. Questo è un dato di fatto attuale ed innegabile, a prescindere poi dal successivo provvedimento (comma 1 dell'art. 20-bis, D.L. 25 settembre 2009, n. 135 poi convertito in legge) che ha modificato l’art. 130 del codice privacy prevedendo per le comunicazioni commerciali effettuate con altri mezzi da quelli automatici, come ad esempio il telefono, il principio dell’opt-out.
Ora l'Italia ha due mesi di tempo per rispondere alla lettera di notifica formale della Commissione, primo passo della procedura di infrazione; se non lo farà, o la risposta non sarà soddisfacente, la Commissione potrà decidere di mandare un richiamo ragionato; se anche in quel caso non ci fosse risposta, la questione passerebbe alla Corte europea di Giustizia.