mercoledì 6 gennaio 2010

Body scanner: si o no?


Continua la polemica sull’introduzione dei body scanner negli aeroporti e mentre l’Italia sul modello americano sembra convincersi circa l’opportunità del loro utilizzo a tutela della sicurezza antiterroristica, altri paesi europei come la Gran Bretagna sono fortemente scettici e denunciano l’estrema invasività di questo strumento di controllo.
Indubbiamente il progressivo sviluppo delle nuove tecnologie ha determinato la crescita esponenziale di nuovi servizi e strumenti. Se ciò ha comportato, da un lato, indiscutibili vantaggi in termini di efficienza ed operatività, dall’altro, ha provocato un enorme incremento del numero e delle tipologie di dati personali trasmessi e scambiati, nonché dei pericoli connessi al loro illecito utilizzo da parte di terzi non autorizzati.
Il proliferare, negli ultimi tempi, di incresciosi episodi di stampo terroristico ha spinto la maggior parte dei paesi europei, tra cui l’Italia, a dotarsi di provvedimenti e strumenti particolarmente incisivi sia sul fronte delle comunicazioni elettroniche e telematiche che su quello dei controlli e ciò ha determinato non pochi problemi di compatibilità con la normativa dettata in materia di privacy.
Difatti, da un lato c’è l’esigenza di assicurare una forte tutela dei diritti e delle libertà delle persone, con particolare riferimento all’identità personale e alla vita privata degli individui e dall’altro c’è l’esigenza altrettanto prioritaria di salvaguardare la sicurezza dello Stato e l’incolumità dei cittadini.
Ma insistere sulla tensione continua tra il bene “privacy” e quello “sicurezza” non porterà a nulla anzi rischia di essere pericoloso e controproducente.
Anche se la privacy dei cittadini è affievolita dinnanzi al pericolo imminente di attacchi terroristici è chiaro che essa non può sempre essere destinata a soccombere in quanto seppur leggermente percepita come diritto dal semplice cittadino fa ormai parte dei principi fondamentali degli Stati democratici e di diritto. Anzi, conseguentemente a tali riforme legislative e cambiamenti tecnologici potrebbe verificarsi il paradosso di una maggior garanzia di equilibrio dell’ordinamento proprio grazie alle norme sulla protezione dei dati personali contenute nel Codice disciplinato dal Dlgs. n. 196 del 2003 come contrappeso rispetto agli enormi poteri delegati alle Autorità.
Se è vero che oggi ci sono più controlli e maggiore è la conservazione dei dati sensibili dei cittadini da parte di alcune Autorità e Istituzioni, è parimenti necessario attribuire notevole importanza alle garanzie ed alle tutele previste dalle leggi e dal Codice Privacy al fine di prevenire e tutelare gli abusi.
Non bisogna dimenticare che, oltre al controllo che ogni cittadino può fare, c’è anche una Autorità Garante della privacy che si occupa della tutela dei dati dei cittadini. Ma affinché tali Autorità e tali controlli siano efficaci e proteggano realmente i cittadini da abusi, usi fraudolenti e illeciti trattamenti a scopi commerciali occorre un forte senso di responsabilità, una seria cultura dell’interesse collettivo e soprattutto l’applicazione concreta del vecchio principio del “chi sbaglia paga”.
Soltanto in presenza di un ordinamento che dimostri serietà nell’applicazione delle leggi e nel controllo degli abusi si potrà pretendere l’assimilazione di una cultura della sicurezza e il rispetto da parte dei cittadini di norme, che in certe forme garantite, consentono il controllo della loro vita e della loro sfera privata.
Oggi è difficile fare una scelta netta scegliendo tra libertà e sicurezza. L’uomo, i cittadini, uno Stato devono cercare un bilanciamento. È più lungimirante cercare una mediazione, un compromesso tra due beni di rilevanza primaria come questi che piuttosto vederne prima o poi soccomberne uno. Del resto la stessa Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1786 mette sul medesimo piano entrambi i concetti, riconoscendo quali diritti naturali e imprescrittibili dell’uomo la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione.
Ciò che più mi preoccupa, però, è questa continua tendenza a limitare la privacy dei cittadini di fronte alle pressanti preoccupazioni provocate dagli attacchi terroristici. I nostri politici, in effetti, senza porsi troppi problemi hanno detto sì al body scanner senza valutare con attenzione (o farlo fare alle Autorità preposte) gli effetti deleteri.
Se questo è l’orientamento cosa succederà in futuro?