giovedì 29 gennaio 2009

Lo stalking diventa reato: e adesso attenti al webstalking


La molestia ripetuta diventa reato. Lo ha deciso oggi 29 gennaio l'Aula della Camera: i voti a favore sul testo sono stati 379, due quelli contrari, quelli dei liberaldemocratici, tre gli astenuti. Il provvedimento ora passa al Senato.
Grazie al nuovo disegno di legge, chiunque minaccia o disturba qualunque persona fino al punto di provocare un cambiamento del suo stile di vita rischia il carcere fino a quattro anni. E se le molestie riguardano donne in stato di gravidanza o sono molestie ripetute nonostante gli ammonimenti, la pena è aumentata. Carcere per più lungo tempo anche quando si tratta di molestie tra le mura domestiche.
Il disegno di legge definisce dunque lo stalking come reato punendo chiunque minaccia o molesta in maniera prolungata o ripetuta qualunque persona, in modo tale da provocare ansia, paura, o un fondato timore per l'incolumità propria o dei familiari, o da provocare un cambiamento del proprio stile di vita. La pena è la reclusione da sei mesi a quattro anni, che viene aumentata nel caso in cui la molestia provenga dal coniuge o da un familiare.
Il provvedimento assume una certa rilevanza anche alla luce dell’attuale era tecnologica. Difatti i temuti atti persecutori possono essere realizzati non solo con il telefono o lettere anonime, ma utilizzando le nuove tecnologie e quindi per posta elettronica, con la messaggistica istantanea e strumenti affini. Inoltre la vittima può essere perseguitata controllandone i movimenti tramite la rete (si pensi a chi fa parte di un social network o ha un proprio blog o è iscritto a newsgroup, mailing list). A tal proposito allego come immagine un’intervista che ho rilasciato a Glamour di febbraio 2009.

martedì 27 gennaio 2009

Social network: tanti contatti ma poca privacy


Social Network: attenzione a non cadere nella rete". É al fenomeno di Facebook, MySpace e altri social network che il Garante per la protezione dei dati personali dedica quest'anno la Giornata Europea della protezione dei dati personali.
I social network rappresentano certamente straordinari strumenti di innovazione sociale, con i quali un numero crescente di persone si scambia opinioni e informazioni, ma vengono troppo spesso usati senza una completa conoscenza delle incognite che presentano e dei rischi che comportano.
L'Autorità ha dunque deciso di avviare un confronto con gli studenti su uno degli aspetti cruciali che riguardano oggi l'uso della Rete.
La manifestazione, organizzata in collaborazione con l'Alta scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo (Almed) della Università Cattolica, si svolgerà a Milano domani 28 gennaio, dalle ore 10,30 alle ore 13,30, presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, in Largo Gemelli.
In realtà anche i Garanti europei hanno affrontato il problema, adottando due risoluzioni nelle quali hanno sottolineato tutti i rischi dei social network. In particolare con la “risoluzione sulla tutela della privacy nei servizi di social network” hanno fornito diverse raccomandazioni agli utenti ed ai fornitori di servizi di social network. Ai primi è stato suggerito di valutare con attenzione la pubblicazione di determinate informazioni e rispettare la privacy altrui. Mentre ai fornitori di servizi è stato chiesto di rispettare gli standard in materia di privacy, informare gli utenti in merito al trattamento dei dati personali che li riguardano, consentire il controllo degli utenti sui propri dati, prevedere impostazioni di default che garantiscano una tutela sufficiente della privacy degli utenti, garantire la sicurezza, consentire il diritto di accesso, permettere agli utenti di recedere facilmente dal servizio cancellando i propri dati, consentire l’utilizzo di pseudonimi, impedire l’accesso abusivo di terzi e l’indicizzazione dei motori di ricerca dei profili-utente.
Molte di queste cautele in realtà comportano un adeguamento e degli sforzi organizzativi che allo stato mi sembrano incompatibili con le peculiarità specifiche di questi social network, per cui appare più saggio invitare gli utenti alla prudenza e prevedere degli interventi più energici nei confronti degli amministratori di questi network del web 2.0.

domenica 25 gennaio 2009

Il medio evo italiano del diritto d'autore


Apprendo con grande tristezza che l’Italia seguirà i passi della Francia e bloccherà l’accesso ad Internet agli utenti che scaricano contenuti soggetti a diritti di autore attraverso reti P2P dopo due avvisi.
Questa misura, contenuta nell’art. 3.1, lett. l della proposta di legge di matrice SIAE, era già stata contestata duramente in Francia e per la verità è lontana da qualsiasi principio di diritto poiché fondata su una sorta di giustizia sommaria tipica del medio evo senza avere come presupposto un’effettiva analisi della violazione, un inquadramento della stessa nell’ambito di un illecito ben definito ed una conseguente sanzione proporzionata ed adeguata alla violazione nel rispetto di quei principi generali dell’ordinamento troppo spesso dimenticati dal nostro legislatore.
Ma questo disegno di legge oltre ad essere lontano da ogni logica giuridica è anche completamente anacronistico. Proprio in un periodo in cui le stesse case discografiche hanno capito che non è più il caso di combattere il file sharing, ma è invece il caso di sfruttarlo a proprio vantaggio, http://micheleiaselli.blogspot.com/2009/01/file-sharing-e-musica-vincono-i-pirati.html, arriva questa proposta che continua a vedere Internet come la fonte di tutti i mali e non cerca, invece, di utilizzare al meglio gli strumenti della Rete.
Dobbiamo finalmente comprendere che con l’avvento di Internet, anche il diritto d’autore deve adeguarsi e vanno ridefiniti i contenuti dello stesso, senza ancorarsi a posizione ataviche che fanno solo male alla società che in questo periodo di recessione economica ha invece bisogno di nuovi stimoli.
Eppure il Governo, vedi per ultimo la Gelmini, ha dimostrato una certa sensibilità verso la Rete o è solo un modo per accattivarsi le simpatie degli utenti?
Rimane l’unica speranza del “Comitato Tecnico contro la pirateria digitale e multimediale” che dovrà adesso valutare il disegno di legge, ma quando un ministro della Cultura come Sandro Bondi, dichiara che il suo paese seguirà il modello francese per mettersi al passo coi tempi, c’è davvero molto da riflettere.

venerdì 23 gennaio 2009

La rivincita di Internet


Oggi è stata una giornata importante per Internet e per le nuove tecnologie, poiché diversi rappresentanti di organi istituzionali hanno riscoperto la Rete come mezzo di diffusione e di condivisione delle informazioni.
Innanzitutto la contestatissima Gelmini che ha annunciato su You Tube le materie oggetto della seconda prova scritta dell'esame di Stato oppure il Vaticano che sbarca su You Tube dove un intero canale offrirà una copertura delle principali attività del pontefice e degli avvenimenti vaticani più rilevanti. Lo stesso Papa Ratzinger ha elogiato Internet e le nuove tecnologie come un bene dell’umanità se usate per favorire la comprensione e la solidarietà umana.
Ma la più bella notizia ci viene dagli Stati Uniti dove il nuovo Presidente Obama, già sensibile all’innovazione tecnologica, sarà il il primo presidente Usa ad avere la possibilità di stare in contatto con l'esterno via posta elettronica personale grazie al proprio Blackberry che sarà opportunamente “protetto” dal punto di vista informatico. Incredibilmente gli uomini del nuovo presidente si sono trovati a fare i conti con scarsità di computer portatili e con programmi Windows in versioni vecchie di sei anni. Anche i telefoni, cellulari e fissi, hanno avuto problemi a venir riattivati e i nuovi padroni di casa hanno dovuto attendere a lungo prima di poter disporre di caselle di posta elettronica.
A questo punto possiamo dire che finalmente l’uomo anche ai suoi più alti livelli istituzionali sta riscoprendo le nuove tecnologie, il cui uso responsabile e consapevole potrà indubbiamente arrecare numerosi vantaggi, ma attenzione sempre alle “derive tecnologiche” ed ai rischi di un’approssimativa informatizzazione http://micheleiaselli.blogspot.com/2009/01/i-limiti-del-progresso-tecnologico.html.

Internet e Avvocatura, nasce Cinfor Magazine


Una nuova rivista freepress per discutere di diritto e tecnologie, alla luce delle continue novità apportate dall'evoluzione della società dell'informazione, è on line (http://cinfor.org/magazine) e on paper, in distribuzione gratuita presso tutti gli Uffici giudiziari dei circondari dei Tribunali di Foggia e di Lucera a partire da lunedì prossimo 26 gennaio.
Edita dal Cinfor (Centro per l'Informatica e l'Innovazione Forense), "Cinfor Magazine" - questo il nome della rivista - rappresenta un valido strumento per fornire quelle risposte utili a chi considera la professione legale una sfida da affrontare al passo con i tempi che cambiano.
Dal processo telematico al Polisweb, dalla formazione forense ai seminari con esperti della tecnologia e della comunicazione, dalle novità del Web 2.0 alle banche-dati elettroniche, passando per le conciliazioni online: questo ed altro nelle 16 pagine del giornale, diretto dall'avvocato Gerardo A. Cavaliere ed arricchito di articoli e riflessioni ad opera di qualificati studiosi nel campo del diritto e dell'informatica.
Cinfor Magazine, che sarà pubblicato con cadenza mensile, affronterà anche temi di respiro più ampio, in modo tale da assicurare anche ai lettori non "addetti ai lavori" una vasta panoramica informativa su argomenti di scottante attualità, quali le truffe telematiche o ad esempio i rischi in cui possono incappare i minori dediti a frequentazioni indiscriminate di social network come "Messenger", "Facebook" e via dicendo."Il magazine - spiega l'avvocato Francesco Celentano, presidente del Cinfor - non intende affrontare tematiche istituzionali del nostro Foro (già affidate ad altri strumenti più rappresentativi), ma cercherà di diventare un punto di riferimento della nostra categoria, sempre più interessata a sviluppare competenze nei campi dell'innovazione tecnologica e dell'innovazione forense. In Italia operano circa 120 mila avvocati in 80 mila studi legali, ma solo un quarto di questi è informatizzato. Un dato preoccupante se rapportato agli importanti appuntamenti a cui siamo chiamati, primo tra tutti il processo civile telematico, che richiederà un radicale mutamento del nostro modo di pensare ed operare nella professione".

giovedì 22 gennaio 2009

Presentato il piano e-gov 2012: e che sia la volta buona!!!


Ieri è stato presentato a Roma dal Ministro della Pubblica amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta il “piano e-government 2012” che, grosso modo, ripropone le linee fondamentali del famoso piano del 2000 lanciato da Franco Bassanini concentrandosi in particolare su alcuni settori: scuola, sanita', giustizia, enti locali.
Il Piano di e-gov 2012 ha 80 progetti raccolti intorno a quattro ambiti di intervento prioritari: settoriali, riferiti alle amministrazioni centrali dello Stato e alle Università; territoriali, riferiti sia alle regioni sia ai capoluoghi; di sistema, mirati allo sviluppo di infrastrutture, come ad es. i progetti per ridurre il ‘digital divide’ e migliorare l’accessibilità dei servizi; internazionali, per mantenere un forte impegno nella rete europea delle infrastrutture e nella rete europea della innovazione e della ‘best practice’.
I progetti sono tanti, ma meritano una particolare attenzione:
- l’introduzione della didattica digitale nella scuola. Si prevede, difatti, che ogni scuola dovrà avere di almeno tre aule informatizzate con lavagne digitali interattive e personal computer. Anche le comunicazioni scuola-famiglia dovranno avvenire facendo ricorso alle nuove tecnologie.
- Le notificazioni telematiche delle comunicazioni e degli atti processuali, i certificati giudiziari on line, la trasmissione telematica delle notizie di reato dalle forze di polizia alle Procure. Innovazioni, queste, che rappresentano un forte impulso all’uso delle nuove tecnologie in ambito giudiziario, ma il processo telematico? Il piano su questo stranamente glissa, mentre ci si attendeva una conferma dei propositi ministeriali.
- La digitalizzazione del ciclo delle prescrizioni e dei certificati medici e l’introduzione del fascicolo sanitario elettronico che ripropongono la sanità elettronica, da più parti invocata come la panacea dei mali della sanità. Attenzione, che per quanto estremamente utile la sanità elettronica potrà diventare un terribile boomerang, se non realizzata nel pieno rispetto della privacy dei cittadini e gli ultimi fatti di cronaca fanno preoccupare.
- L’introduzione del passaporto elettronico e della carta d’identità elettronica, l’Anagrafe comunale unitaria con sistema catastale degli immobili, la casella elettronica certificata per i cittadini, le amministrazioni pubbliche, le imprese e i professionisti, i pagamenti on line verso la P.A. tutte innovazioni che tendono a semplificare e migliorare i rapporti tra cittadini, imprese e P.A. ma che hanno come loro presupposto un utilizzo consapevole della Rete non solo da parte dei cittadini, ma principalmente della P.A. con la realizzazione di siti operativi che possano realmente fornire quei servizi promessi da anni, ma mai resi disponibili.

mercoledì 21 gennaio 2009

File sharing e musica: vincono i pirati!!!


Al Midem di Cannes l’industria discografica annuncia ufficialmente di rinunciare alla lotta al download illegale. In particolare Feagarl Sharkey, responsabile di Uk Music ha dovuto ammettere che la lotta alla pirateria su Internet non ha prodotto risultati rilevanti, mentre è opportuno ormai un nuovo approccio al problema del file sharing con la piena collaborazione dei fornitori di accesso.
Finalmente!!! Tardi, ma le Major l’hanno capito!!! Dopo anni di inutili e dispendiose battaglie legali (alcune ridicole, vedi il caso Peppermint), finalmente è stato compreso che il file sharing non può e non deve essere combattuto, ma può diventare una fonte di ricavi. La chiave di volta sta nel trovare accordi con le compagnie telefoniche che dal file sharing guadagnano moltissimo.
In effetti, come è noto, le reti peer to peer (così vengono denominate le reti che utilizzano questi sistemi di file sharing) sono allo stato attuale difficilissime da controllare e questo particolare meccanismo di condivisione dei files consente di evadere le legislazioni di tutto il mondo. Basti pensare che in questo modo possono essere diffusi non solo file musicali “pirata” come nel caso di Napster, ma anche software abusivi, opere cinematografiche, filmati pedopornografici, per non parlare poi delle frequenti violazioni della privacy. A complicare ulteriormente le cose è anche la relativa facilità di installazione di queste reti che non richiedono particolari accorgimenti di natura tecnica.
Tale pericolosità del file-sharing deve, quindi, essere combattuta e limitata, ma con una metodologia più accorta e meno invasiva. Non si deve dimenticare e questo nell'interesse delle stesse industrie cinematografiche e musicali che le potenzialità del file sharing possono anche presentare dei vantaggi notevoli, si pensi ad esempio alla straordinaria efficacia di tale sistema come canale pubblicitario che potrebbe dar luogo ad un’autentica rivoluzione nel campo del marketing.
Speriamo che adesso possano adeguarsi alla realtà anche le legislazioni più retrogade come la nostra, che, per effetto di uno scellerato Decreto Legge del 2005, poi convertito, vede ancora nel file sharing la fonte di tutti i mali e prevede (fortunatamente solo dal punto di vista teorico) l’applicazione di sanzioni penali a carico anche di utenti delle tecnologie peer-to-peer per uso personale.

martedì 20 gennaio 2009

Digital divide nella P.A.


Nel corso di un recente convegno dal titolo “L’ignoranza informatica: il costo nella Pubblica Amministrazione Centrale” tenutosi a Roma presso la Ragioneria Generale dello Stato è stato affermato che uno studio specifico condotto dall’AICA in collaborazione con SDA-Bocconi è arrivato alla conclusione che l’impreparazione informatica degli impiegati della sola Pubblica Amministrazione Centrale costa al Paese circa 280 milioni di euro, per cui interventi di formazione di base a basso costo non solo contribuirebbero a ridurre tale importo, ma aumenterebbero in modo significativo la produttività sul lavoro, generando vantaggi complessivi pari a circa 835 milioni per l’intero settore.
Purtroppo lo studio non considera gli enti periferici dove la situazione non è affatto migliore, anzi, presso molti enti bisogna fare i conti anche con la scarsità e l’inadeguatezza degli strumenti informatici che accompagnata all’impreparazione informatica rende veramente superfluo qualsiasi sforzo volto alla realizzazione dell’e-government nel nostro paese.
Ma nel corso di queste iniziative, di questi studi si dimenticano troppo spesso alcuni elementi che sono poi fondamentali per risolvere il problema dell’informatizzazione della P.A.
Innanzitutto deve nascere una vera e propria coscienza circa l’utilizzo dell’informatica nell’ambito della Pubblica Amministrazione, non bastano la competenza e la formazione, ma il pubblico impiegato deve essere consapevole dei vantaggi ed anche dei rischi connessi all’informatica.
Inoltre il discorso non deve essere limitato ai semplici impiegati, ma va portato ai livelli più alti e cioè a quelli dirigenziali che hanno la reale responsabilità della realizzazione degli obiettivi della P.A. e che non sempre sono consapevoli delle effettive potenzialità delle nuove tecnologie.

sabato 17 gennaio 2009

PEC: non è più l’unica soluzione, ma sarà un bene?


In sede di conversione del famoso decreto legge anticrisi e cioè il DL 185/08 sono state apportate delle modifiche importanti all’art. 16 dove veniva introdotta l’obbligatorietà per professionisti ed imprese della posta elettronica certificata. Difatti, nella nuova versione, per entrambe le categorie, non si parla più solo di indirizzo di posta elettronica certificata, ma anche di “analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell'invio e della ricezione delle comunicazioni e l'integrità del contenuto delle stesse, garantendo l'interoperabilità con analoghi sistemi internazionali.
Insomma si è verificata una cosa molto simile alla firma digitale, creata originariamente dal nostro paese, ma poi rientrata nell’ambito della firma elettronica per problemi di compatibilità con la normativa europea.
Ora per quanto sia condivisibile quest’apertura del legislatore ad altri sistemi tecnologici non vorrei che nell’ambito della PEC si verifichi la stessa confusione che poi ha contraddistinto la nostra firma digitale. Ci sono voluti diversi provvedimenti ed anni per chiarire (non completamente) il rapporto tra firma elettronica e firma digitale.
Ora che cosa si intende per analoghi indirizzi di posta elettronica basati su tecnologie che certifichino data e ora dell'invio e della ricezione delle comunicazioni e l'integrità del contenuto delle stesse?
Sicuramente arriveranno nuove soluzioni tecniche, ma che rapporto avranno con la PEC? Ci sarà compatibilità? Ci saranno problemi tecnici?
Insomma, vedo uno scenario un po’ preoccupante ed il tutto a danno di quella “certezza del diritto” che con l’avvento delle nuove tecnologie è sempre più lontana.

I limiti del progresso tecnologico


Qualche giorno fa si è bloccata di nuovo la rete informatica che serve gli uffici giudiziari di tutta Italia, la cosiddetta Rug. Dopo quasi tutta la giornata alcuni tecnici del tribunale di Milano hanno comunicato il ripristino del collegamento costatando che con i loro computer è stato possibile di nuovo accedere a internet, alla posta elettronica e agli altri servizi. Tra le cause c’è chi ha parlato di virus, chi invece di problemi tecnici. Da notare che è la seconda volta, in pochi mesi, che la Rete unica della giustizia(Rug) va in tilt, causando un black-out telematico degli uffici giudiziari d'Italia.
Quando apprendo queste notizie devo dire che ho dei momenti di forte crisi, poiché il mio profondo animo innovatore quasi si ribella e non riesce ad accettare che in determinati casi l’informatica invece di agevolare il lavoro dell’uomo lo ostacola rendendolo impotente. Indubbiamente questi sono i rischi del progresso tecnologico, che però nella maggior parte dei casi sono sempre dovuti a comportamenti irresponsabili di chi opera o di chi gestisce il sistema informatico (si pensi a chi utilizza dispositivi esterni come le penne usb senza controllare l’esistenza di virus, oppure chi non aggiorna l’antivirus, o ancora chi consente l’installazione di qualsiasi software su postazioni collegate in rete, ma gli esempi potrebbero essere tantissimi).
Quello che poi mi fa realmente imbestialire è quando ti bloccano determinate iniziative del tutto legittime sostenendo che la modifica suggerita non è consentita dal sistema informatico. Ora che l’uomo possa trovare determinate difficoltà tecniche in ambito informatico lo posso ancora accettare, ma che poi debba essere condizionato dall’informatica assolutamente no, visto che dovrebbe essere il contrario.

domenica 11 gennaio 2009

E-Government: realtà o chimera?


Apprendo con grande amarezza che il nostro Ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta ritiene ormai risolto il problema dell’informatizzazione della P.A. Difatti, ospite di Neveazzurra a Roccaraso ha esclamato: “E-government? Entro il 2012 questa rivoluzione ce l'abbiamo”.
A questo punto al di là di quanto già da me affermato http://micheleiaselli.blogspot.com/2008/10/cosa-succeder-al-cnipa.html, inizio ad avere dei seri dubbi su cosa il Ministro intende per e-government. Purtroppo se facciamo riferimento a quel progetto del 2000 dell’allora Bassanini, che avrebbe dovuto creare una P.A. digitalizzata e dei siti istituzionali della P.A. perfettamente operativi in grado di fornire servizi on line ai cittadini, credo proprio che siamo molto lontano dalla realizzazione di questo obiettivo. Considerando che da allora sono passati 10 anni, abbiamo avuto un non indifferente numero di disposizioni normative che ancora non hanno fatto chiarezza sulla validità giuridica ed efficacia probatoria del documento informatico, mi riesce davvero difficile pensare che improvvisamente in soli 3 anni possiamo risolvere tutti i problemi e considerare finalmente il governo elettronico come una normalità e non come una chimera. Sono ormai 10 anni che stiamo parlando di rivoluzione nell’organizzazione della P.A., ma per il momento ho solo visto “qualche piccola agitazione ….subito sedata” ed un utilizzo dell’informatica ancora molto arretrato rispetto alle effettive potenzialità dello strumento.

Convegno: "Privacy. Cittadinanza informata"


S’intitola "Privacy. Cittadinanza informata", il convegno che l'Unitre Sede di Foggia - Sezione di Orta Nova - terrà il giorno 15 gennaio 2009 alle ore 17.30 nella sala convegni palazzo ex Gesuitico di Orta Nova. Dopo i saluti di Saverio Ladogana, coordinatore culturale della sezione, aprirà i lavori l’avvocato Michele Iaselli, presidente dell’Andip (Associazione Nazionale per la difesa della Privacy): sua la relazione dal titolo “La difesa della privacy come diritto del cittadino”. “Privacy e Internet: tutelare i nostri dati on line” è invece il titolo dell’intervento di Gerardo Antonio Cavaliere, avvocato e docente Unitre - Sezione di Orta Nova. L’avvocato foggiano Gianluca Guastamacchio, anch’egli docente Unitre, invece, relazionerà su “Privacy, Cittadino e Pubblica Amministrazione”. Le conclusioni saranno affidate alla professoressa Rina Di Giorgio Cavaliere, presidente Unitre - Sede di Foggia.

martedì 6 gennaio 2009

Facebook: difficile una regolamentazione


Ormai è piena polemica sul comportamento contraddittorio degli amministratori di Facebook che da un lato si contraddistinguono per atteggiamenti estremamente rigidi come la recente rimozione delle foto di donne che allattano al seno giudicata scandalosa e dall’altro non prendono nessun provvedimento nei confronti di chi inneggia su Facebook a capomafia come Totò Riina o Bernardo Provenzano.
In realtà il vero problema è un po’ più profondo e sta nelle reali caratteristiche della rete che sono ben rappresentate da Facebook il social network più famoso.
In effetti tutto è andato bene fin quando i responsabili di Facebook non sono intervenuti per censurare immagini o gruppi considerati contrari alla morale pubblica o comunque a valori riconosciuti di primaria importanza. In questo modo, però, hanno inserito un elemento di parzialità, poiché hanno comunque fatto delle valutazioni di carattere soggettivo non da tutti condivise e difatti sono scoppiate polemiche.
La questione è semplice o su Facebook deve essere consentito tutto in quanto terreno di massima espressione della propria libertà di manifestazione del pensiero oppure se vogliamo effettuare dei controlli è necessario che il social network sia seriamente regolamentato ponendo dei paletti bene precisi e stabilendo a priori ciò che può essere fatto e ciò che è vietato. Impresa quest’ultima titanica perché come è noto ogni paese ha le sue regole e ciò che è reato in alcuni paesi può non esserlo in altri, quindi facilmente si può incorrere in decisioni impopolari e comunque discutibili.
Un bivio, quindi, difficile quello che si presenta di fronte agli amministratori del social network che devono fare i conti anche con il periodo non felicissimo dal punto di vista economico e sulle entrate non eccezionali che Facebook sta ottenendo a dispetto del numero enorme di utenti.
Del resto i segnali di una svolta moralizzatrice del web 2.0 già erano venuti da You Tube e credo si faranno sentire anche nei confronti di altre applicazioni, ma sono il frutto di iniziative piuttosto confuse e frammentarie degli amministratori che comprendendo la necessità di porre comunque dei limiti alle attività dei social network si avventurano in iniziative discutibili perché appunto “improvvisate” e non conseguenza di un serio piano di regolamentazione.
In questo modo otterranno solo il risultato di perdere quella popolarità forse acquisita troppo facilmente.

venerdì 2 gennaio 2009

Privacy: aumentano le sanzioni economiche per le violazioni amministrative ed aumenta anche la confusione


L’art. 44 del Decreto Legge n. 207 del 30 dicembre 2008 (classico decreto milleproroghe) inasprisce pesantemente le sanzioni economiche previste per le violazioni amministrative disciplinate dalla Parte III – Capo I del Codice per la protezione dei dati personali, raddoppiando l’entità della sanzione in molti casi e prevedendo anche nuove tipologie di violazioni. Si pensi al comma 2-bis dell’art. 162 del d.lgs. 196/2003 introdotto dal D.L. dove si sancisce che in caso di trattamento di dati personali effettuato in violazione delle misure indicate nell'articolo 33 o delle disposizioni indicate nell'articolo 167 del codice è applicata in sede amministrativa, in ogni caso, la sanzione del pagamento di una somma da ventimila euro a centoventimila euro. Oppure si pensi all’art. 164-bis del codice introdotto sempre dal D.L. dove al 2° comma si prevede che in caso di piu' violazioni di un'unica o di piu' disposizioni del Capo I, ad eccezione di quelle previste dagli articoli 162, comma 2, 162-bis e 164, commesse anche in tempi diversi in relazione a banche di dati di particolare rilevanza o dimensioni, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da cinquantamila euro a trecentomila euro e non è ammesso il pagamento in misura ridotta. Non sono state toccate, invece, e questo è indicativo, le sanzioni previste per gli illeciti penali tranne una piccola modifica apportata all’art. 169 del codice dove si elimina ogni riferimento all’ammenda.
La finalità di tali modifiche è fin troppo evidente ed è cioè quella di dare la possibilità all’Autorità Garante di colpire più duramente dal punto di vista economico le violazioni in materia di privacy anche e principalmente per fare cassa. La disposizione, però, è palesemente contraddittoria rispetto ai più recenti orientamenti del legislatore e della stessa Autorità Garante rivolti a semplificare al massimo i vari adempimenti in materia di privacy al fine di rendere più digeribile la materia a diverse categorie di imprese e professionisti. Da un lato, quindi si semplifica e diciamo pure si tendono a banalizzare alcuni adempimenti e dall’altro si colpisce in maniera anche spropositata la violazione di carattere amministrativo con sanzioni pecuniarie pesantissime.
Sinceramente credo che in questo modo si stia facendo di tutto per ottenere proprio l’unico risultato da evitare e cioè una grande confusione in materia ed una sempre maggiore avversione nei confronti della privacy che rischia di diventare un forte elemento discriminatorio.

giovedì 1 gennaio 2009

Tutela della privacy e salvaguardia della vita umana: può mai nascere un contrasto?


Sarà più facile rintracciare le persone disperse in montagna, almeno quelle che portano con sé un cellulare, difatti il Garante privacy ha chiarito che gli organismi di soccorso possono ottenere dalle società telefoniche i dati relativi alla posizione delle persone in pericolo di vita per le quali siano state attivate formalmente le ricerche.
Il Soccorso alpino (Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico, Cnsas) che ha spesso la concreta necessità di localizzare con urgenza una persona dispersa, potrà dunque avvalersi della possibilità di utilizzare più rapidamente informazioni concernenti i ponti e le celle attivate o “agganciate” dal telefono mobile della persona dispersa.
L'Autorità è intervenuta a chiarire che il Codice della privacy, nel caso vi sia la necessità di salvaguardare la vita o l'incolumità di una persona, consente alla società telefonica di comunicare i dati all'organismo di soccorso, anche senza il consenso dell'interessato.
Il provvedimento dell'Autorità è stato adottato a seguito delle richieste provenienti da diversi Comuni che avevano rappresentato la necessità di poter disporre di queste informazioni. Pur riguardando il Soccorso alpino, il provvedimento afferma principi suscettibili di essere applicati, con le dovute cautele, anche in altri casi di soccorso.
I dati dovranno essere utilizzati dagli organismi di soccorso solo per lo scopo di ricerca e soccorso della persona dispersa.
Devo dire che ancora una volta la normativa sulla privacy genera una tale confusione da costringere l’Autorità Garante ad intervenire per chiarire un aspetto fin troppo scontato. Come è possibile ipotizzare che un bene fondamentale come la vita umana possa cedere il passo di fronte alla privacy? E’ ovvio che i dati in questione possano essere utilizzati solo e strettamente per le necessarie esigenze di ricerca e soccorso, ma entro questi limiti non possono sussistere dubbi sul loro utilizzo.
La privacy nasce proprio per tutelare quei valori fondamentali dell’individuo riconosciuti dalla nostra costituzione e non può certo impedire o ostacolare la tutela del primo valore che è la vita umana.