lunedì 2 novembre 2009

Presto sarà più facile telefonare per finalità promozionali


E’ recente la notizia di un emendamento ad un disegno di legge depositato pochi giorni fa da Lucio Malan (Pdl) al Senato, tra le proteste di associazioni consumatori (Altroconsumo, Aduc) e dell'Autorità Garante della Privacy.
L’emendamento modifica completamente il regime delle telefonate cd. pubblicitarie e qualora l’abbonato non abbia chiesto di essere iscritto in un’apposita lista creata per non essere contattati (la famosa black list), rischia di essere tempestato di telefonate promozionali.
Allo stato attuale, invece, se l’utente non ha preventivamente dato il proprio consenso, l’azienda non può promuovere il proprio prodotto telefonicamente (principio dell’opt-in).
Per il momento sembra che l’emendamento si limiti a prorogare fino a maggio 2010 una situazione provvisoria già istituita con il decreto milleproroghe, ma ci sono buoni motivi per pensare che la tendenza sia quella di passare al nuovo regime dell’opt-out con inevitabili modifiche del nostro Codice per la protezione dei dati personali.
Non condivido assolutamente quest'iniziativa del Governo che oltre ad essere dubbia dal punto di vista giuridico (non è possibile derogare per tanto tempo ad una disposizione legislativa), rischia di creare non pochi problemi ai cittadini che difficilmente di propria iniziativa vanno ad iscriversi nelle black list. D'altronde nei paesi anglosassoni dove è in vigore l'opt-out esiste una mentalità diversa che attribuisce grande rilevanza ai codici di autodisciplina ed ai documenti di origine pattizia. In Italia tale sistema sarebbe un fallimento con magri risultati per le aziende ed in compenso una miriade di contenziosi.