domenica 8 novembre 2009

L'Italia crede poco nella Rete


E’ recente la notizia del congelamento del “piano Romani” da parte del Governo per l’impossibilità di disporre nell’immediato di quei 800 milioni di euro necessari per portare la banda larga 20 Megabit al 96% della popolazione entro il 2012, e almeno i 2 Megabit alla parte restante. Il piano Romani non è altro che un piano di livello base, per risolvere i nodi più stringenti della nostra rete, afflitta da problemi di copertura (il 12% degli italiani non può avere nemmeno i 2 Megabit) e da una crescente saturazione che rallenta le connessioni degli utenti.
Insomma non è possibile realizzare in Italia nemmeno un piano che prevede un progresso minimo della banda larga a differenza di altri Paesi europei, dove ci sono da anni piani nazionali per portare banda larghissima a 50-100 Megabit. Al 75% delle case entro il 2014 in Germania; a 4 milioni di case nel 2012 in Francia (che investirà 10 miliardi di euro).
Purtroppo in Italia la Rete è considerata più un problema anziché un fattore di progresso, basta vedere i vari tentativi parlamentari di ingabbiare Internet forse troppo scomoda per molti.
Non la pensano così altri governi europei, con i loro piani sulla banda larga. Né è d'accordo l'Unione Europea secondo cui questi piani servono appunto per uscire dalla crisi. L'Europa ha stimato che la banda larga porterà un milione di posti di lavoro fino al 2015 e una crescita dell'economia europea di 850 miliardi di euro.
Inoltre questo stop inaspettato determinerà inevitabilmente anche un rallentamento del piano di e-gov 2012 la cui realizzazione è fortemente condizionata dallo sviluppo della banda larga. Del resto non era necessario un profeta per ritenere i tempi del piano Brunetta eccessivamente ottimisti e ad aprile già avevo manifestato tutte le mie perplessità (http://micheleiaselli.blogspot.com/2009/04/e-gov-2012-sara-unimpresa.html).