martedì 4 agosto 2009

Ma il Garante Privacy è un’autorità senza poteri?


La recente notizia della presa di posizione del GIP di Milano nel corso delle indagini su dichiarazioni pericolose contenute sul blog di Beppe Grillo di non tener conto dei limiti imposti dal Garante della privacy ai vari provider impone delle necessarie riflessioni.
Come è noto, difatti, le società H3G e Microsoft avevano rifiutato la propria collaborazione agli organi inquirenti in quanto dal gennaio 2008 il Garante della Privacy ha ordinato di distruggere dopo 60 giorni l’indirizzo Ip di destinazione, impedendo, quindi di fatto qualsiasi indagine a ritroso.
Di conseguenza il pm era stato costretto a chiedere l’archiviazione rifiutata dal gip il quale ha motivato la sua decisione sostenendo che l’operato del­la magistratura nel reprimere i reati può trova­re solo i «limiti imposti dalla legge, e non già quelli dettati da autorità amministrative» come il Garante della Privacy, che, «in assenza di fondamen­to legale», non ha alcun titolo per prescrivere alle aziende del settore di conservare per soli due mesi gli indirizzi Ip.
Credo che questo episodio innanzitutto evidenzi un vuoto normativo in un settore particolarmente delicato come quello delle indagini su truffe informa­tiche e soprattutto pedopor­nografia e cyberterrorismo, che oggi come oggi stanno assumendo una notevole rilevanza ed una frequenza dilagante. Difatti, spesso gli organi inquirenti nella loro azione si trovano di fronte ad ostacoli derivanti da provvedimenti dell’Autorità Garante dettati a tutela dei cittadini ed emerge in maniera netta un contrasto tra contrapposte esigenze che va risolto sicuramente in sede legislativa e non certo amministrativa o giudiziaria.
Ma l’episodio evidenzia anche un altro aspetto sul quale invito tutti a riflettere e cioè l’effettiva rilevanza dei provvedimenti dell’Autorità Garante che troppo spesso rischia di diventare un’autorità senza poteri. In effetti, come è noto, gli stessi provvedimenti sono impugnabili dinanzi agli organi della giustizia amministrativa in quanto provvedimenti amministrativi a tutti gli effetti e le stesse decisioni sui ricorsi possono essere impugnate dinanzi all’Autorità giudiziaria. Se aggiungiamo l’eventualità della disapplicazione imposta in sede giudiziaria, credo proprio che dobbiamo iniziare a preoccuparci sull’effettivo ruolo di un’Autorità Amministrativa e sull’entità dei suoi poteri. Anche in questo caso credo che bisogni fare chiarezza, al fine di evitare ulteriori spiacevoli episodi.