domenica 5 luglio 2009

Privacy ed attività del Garante: luci ed ombre


Recentemente il presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali Francesco Pizzetti ha presentato la relazione sull'attività 2008 della stessa Autorità che si è contraddistinta per degli spunti interessanti, ma anche per alcuni aspetti sicuramente meno edificanti. Insomma come sempre luci ed anche ombre quasi a non voler smentire il famoso principio taoista secondo il quale non ci può essere il bene senza il male.
Giusti e da condividere ampiamente il richiamo al ministro Brunetta che con la sua operazione trasparenza dimentica che esistono dei limiti da rispettare al di là poi dell’effettiva riuscita di tale operazione. Degna di essere menzionata anche la legittima preoccupazione dell’Autorità in ambito sicurezza con l’avvento delle ronde e la sempre più dilagante invasione di telecamere che raramente hanno un’effettiva giustificazione.
Non condivido invece la posizione dell’Autorità in merito alla legge sulle intercettazioni. Il Garante sembra troppo spesso dimenticare di essere un’Autorità indipendente e riserva un trattamento di riguardo ad una legge che è stata sempre presentata come un baluardo per la difesa della privacy, ma che con quest’ultima in effetti ha poco a che fare. Esistono già tutti gli strumenti normativi e tecnologici per difendere la privacy dei cittadini e non c’è affatto bisogno di un nuovo provvedimento. Quello che conta, ed il garante dovrebbe sottolinearlo a chiare lettere, è il rispetto delle norme e delle regole già esistenti da parte sia dei magistrati che dei giornalisti. Quest’ultima categoria spesso è chiamata al delicato compito di effettuare in prima battuta il bilanciamento tra il diritto all’informazione, le esigenze di giustizia e la tutela della privacy, ma il pericolo è che spesso anziché il diritto all’informazione venga privilegiato l’interesse, non altrettanto nobile e tutelato, al c.d. gossip ovvero, il che è ancor peggio, alla piu’ crudele curiosità legata alle miserie altrui, soprattutto se l’altro è un personaggio pubblico.
Devo riconoscere che non è chiara la posizione del Garante nemmeno riguardo ad Internet ed ai social network. Il continuo riferimento a regole comuni e condivise in materia rappresenta un modo un pò troppo generico e superficiale di affrontare un problema che è molto sentito e che va approfondito in modo deciso. Questa è l’era di facebook che con i suoi pregi e difetti ha catalizzato l’attenzione di utenti ed operatori, bisogna scendere in campo e dare consigli pratici su come utilizzare questi strumenti senza demonizzarli o al contrario sottovalutarli.