sabato 23 maggio 2009

Pronto il DPCM sulla PEC: come finirà questa telenovela?


E’ stata acquisita l'intesa della Conferenza Unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri recante le modalità di attivazione, di rilascio e di uso della casella di posta elettronica certificata ai cittadini, ai sensi dell'articolo 16 bis, del decreto legge 29 novembre 2008, n. 185.
A questo punto, quindi, diventerà ufficiale a breve il D.P.C.M. il quale prevede che al cittadino che ne fa richiesta la Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie, direttamente o tramite l'affidatario del servizio, assegna un indirizzo di PEC. L'attivazione della PEC e le comunicazioni che transitano per la predetta casella di PEC sono senza oneri per il cittadino. Inoltre vengono definite le modalità di richiesta, di attivazione, di utilizzo e di recesso dal servizio di PEC.
Lo stesso decreto ribadisce che tutte le pubbliche amministrazioni istituiscono una casella di PEC per ogni registro di protocollo e ne danno comunicazione al CNIPA che provvede alla pubblicazione in rete consultabile per via telematica. Le stesse amministrazioni rendono disponibili sul loro sito istituzionale, per ciascun procedimento, ogni tipo di informazione idonea a consentire l'inoltro di istanze da parte dei cittadini titolari di PEC, inclusi i tempi previsti per 1'espletamento della procedura.
Le pubbliche amministrazioni devono accettare le istanze dei cittadini inviate tramite PEC nel rispetto dell'articolo 65, comma 1, lettera c), del decreto legislativo n. 82 del 2005. L'invio tramite PEC costituisce sottoscrizione elettronica ai sensi dell'articolo 21, comma 1, del decreto legislativo n. 82 del 2005 e le pubbliche amministrazioni richiedono la sottoscrizione mediante firma digitale ai sensi dell'articolo 65, comma 2, del d.lgs. n. 82/05.
Quella della Posta Elettronica Certificata è una tipica infelice bagarre normativa che è diventata ormai una consuetudine nel nostro Paese. Un Decreto del Presidente della Repubblica, un Decreto legislativo (il Codice dell’Amministrazione digitale), un Decreto Ministeriale sulle regole tecniche, un D.L. poi convertito in legge ed infine un D.P.C.M. (per non parlare poi di tanti altri provvedimenti di contorno) sono stati emanati per disciplinare la PEC che a dispetto di tutte queste disposizioni ancora non si afferma nel nostro paese. Come mai?
E’ il solito problema: non bastano i provvedimenti normativi per introdurre strumenti che tra l’altro hanno la pretesa di modificare radicalmente il sistema delle comunicazioni tra cittadino e P.A. Strumenti che presentano indubbie difficoltà di carattere tecnico proprio perché strettamente collegati alle nuove tecnologie.
Bisogna avere innanzitutto le idee chiare, approfondire determinati concetti e questioni di natura tecnica, preparare la P.A. e la cittadinanza al cambiamento e legiferare con chiarezza prevedendo sin dall’inizio i vari passaggi che devono portare all’introduzione della PEC.
Solo così, caro Brunetta si può essere efficienti………………