mercoledì 1 aprile 2009

Privacy: un altro intervento inutile ed inopportuno del legislatore


La legge 15/09 (delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonché disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e alla Corte dei conti) ha aggiunto all'articolo 1, comma 1, del codice in materia di protezione dei dati personali il seguente periodo: “Le notizie concernenti lo svolgimento delle prestazioni di chiunque sia addetto ad una funzione pubblica e la relativa valutazione non sono oggetto di protezione della riservatezza personale”.
Sinceramente ancora una volta ci troviamo di fronte ad un’iniziativa legislativa di dubbia legittimità sia dal punto di vista formale che sostanziale.
Formale perché una tale integrazione relativa allo svolgimento di funzioni pubbliche non può essere inserita in una disposizione di carattere generale come quella di cui all’art. 1 del d.lgs. n. 196/03, ma al massimo nella parte relativa ai soggetti pubblici e cioè al Titolo III, Capo II del codice.
Sostanziale perché, al di là delle tipiche difficoltà ermeneutiche della legislazione italiana, non ravviso l’opportunità di una tale precisazione in quanto il codice già chiarisce che la normativa sulla privacy in buona parte non viene applicata quando il soggetto pubblico agisce nel rispetto della legge e quindi nell’esercizio delle sue funzioni.
Altro concetto è poi quello relativo al soggetto privato che esercita funzioni pubbliche. In questo caso c’è da discutere molto sulla validità di una simile affermazione che comunque non può essere sintetizzata in questo modo.
Ma mi domando il Garante per la protezione dei dati personali è stato ascoltato?