domenica 26 aprile 2009

Privacy e corrispondenza: caso controverso deciso dal Tribunale di Milano


Recentemente è stata diffusa la notizia di una sentenza della terza sezione penale del tribunale di Milano che ha assolto con formula piena un marito che aveva letto le e-mail della moglie. L'uomo aveva scoperto dalla corrispondenza segreta che la donna aveva un relazione omosessuale. Di qui la richiesta di separazione a cui la donna aveva risposto con una citazione in tribunale per violazione della privacy. Richiesta respinta dai giudici.
Dopo la scoperta della mail, il marito ha cercato una soluzione consensuale, rivolgendosi fra l'altro insieme alla moglie ad uno psichiatra in vista di un ricorso alla Sacra Rota per annullare il matrimonio non consumato.
Nella relazione dello psichiatra, però, erano presenti riferimenti all'omosessualità della donna che ha deciso di denunciare il coniuge per violazione della privacy. Il tribunale ha assolto con formula piena sia il marito - ed anche lo psichiatra - a cui veniva contestata la violazione della privacy e la ricettazione della mail.
Non sono in possesso della sentenza e quindi non sono a conoscenza dei particolari, ma questa decisione mi lascia molto perplesso. Non tanto per la violazione della privacy connessa alla relazione dello psichiatra, in quanto in quel caso effettivamente il professionista svolge la propria attività professionale e la relazione rimane comunque un atto riservato e non certo pubblico. Il vero problema sta proprio nella legittimità del comportamento del marito, che, anche se effettivamente tradito, non poteva leggere l’e-mail della moglie. Difatti, come più volte ribadito dallo stesso Garante i messaggi scambiati per via informatica o telematica (quindi e-mail o messaggi inviati tramite mailing-list, newsgroup, chat, ecc.) sono tutelati come tutta la corrispondenza dall’articolo 15 della Costituzione che non lascia adito a dubbi sancendo l’ inviolabilità della libertà e segretezza della corrispondenza.