domenica 8 marzo 2009

Controllo presenze dei lavoratori: no alle impronte digitali


Le aziende non possono utilizzare sistemi di identificazione biometrica per controllare le presenze e gli orari di entrata e di uscita dei propri dipendenti. Difatti se non vi sono particolari esigenze di sicurezza lo strumento è troppo invasivo e sproporzionato.
Lo ha ribadito il Garante per la protezione dei dati personali che ha vietato ad un'azienda l'ulteriore trattamento dei dati raccolti attraverso un sistema di rilevazione di impronte digitali che l'azienda aveva fatto installare, in alcune delle sue sedi allo scopo di poter corrispondere l'esatta retribuzione ordinaria e straordinaria ai propri lavoratori. Il caso era stato sollevato da uno dei dipendenti che si era rivolto al Garante chiedendo che fosse verificata la correttezza dell'installazione di un sistema di rilevazione degli orari di ingresso e di uscita basato sull'impiego delle impronte digitali.
In effetti il ricorso ai sistemi biometrici in virtù dei fondamentali principi cardine di necessità e di proporzionalità deve essere giustificato solo da comprovate e particolari esigenze di sicurezza che nel caso specifico non sono state individuate dall’Autorità. Peraltro qualora si decidesse di adottare un sistema di controllo così invasivo sarebbe necessario, nel rispetto di quanto prescritto dallo Statuto dei lavoratori, raggiungere un accordo con le rappresentanze sindacali aziendali o comunque avere un’autorizzazione specifica dal Ministero del Lavoro. Tale procedura è stata recentemente confermata da una sentenza della Corte di Cassazione che faceva, tra l’altro, riferimento alle normali apparecchiature che consentono di controllare la presenza sul luogo di lavoro dei dipendenti.