venerdì 6 febbraio 2009

Censura indiscriminata di Internet o regolamentazione?


Leggo con grande preoccupazione che nel pacchetto sicurezza, il noto disegno di legge 733 già approvato al Senato, si è introdotto l'articolo 50-bis, "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet".
Lo riporto qui di seguito:
1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
2. Il Ministro dell'interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all'adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all'autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.
3. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dello sviluppo economico, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dell'interno e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce, ai fini dell'attuazione del presente articolo, i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.
4. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l'effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l'attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministero dello sviluppo economico.
5. Al quarto comma dell'articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: "col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda".
Da una prima analisi dell’intera disposizione emergono due considerazioni che devono farci riflettere:
1. il legislatore conosce davvero poco la Rete se pensa di bloccarne i contenuti con non meglio definiti strumenti di filtraggio. Inoltre la sovranazionalità dei social network e di tutta Internet creerebbe seri problemi di diritto internazionale che ostacolano del resto la stessa regolamentazione generale della Rete.
2. Ritorniamo al vecchio problema della funzione di polizia dei providers che finiscono per assumere una sorta di culpa in vigilando per i contenuti diffusi da altri o peggio ancora di responsabilità oggettiva. Si impongono tra l’altro dei comportamenti criptici (attività di filtraggio) che faranno nascere solo confusione e dubbi interpretativi.
Le conseguenze sono sempre quelle e cioè tentare in qualche modo di bloccare Internet più che di regolamentare utilizzando strumenti indefiniti ed inopportuni.