sabato 17 gennaio 2009

PEC: non è più l’unica soluzione, ma sarà un bene?


In sede di conversione del famoso decreto legge anticrisi e cioè il DL 185/08 sono state apportate delle modifiche importanti all’art. 16 dove veniva introdotta l’obbligatorietà per professionisti ed imprese della posta elettronica certificata. Difatti, nella nuova versione, per entrambe le categorie, non si parla più solo di indirizzo di posta elettronica certificata, ma anche di “analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell'invio e della ricezione delle comunicazioni e l'integrità del contenuto delle stesse, garantendo l'interoperabilità con analoghi sistemi internazionali.
Insomma si è verificata una cosa molto simile alla firma digitale, creata originariamente dal nostro paese, ma poi rientrata nell’ambito della firma elettronica per problemi di compatibilità con la normativa europea.
Ora per quanto sia condivisibile quest’apertura del legislatore ad altri sistemi tecnologici non vorrei che nell’ambito della PEC si verifichi la stessa confusione che poi ha contraddistinto la nostra firma digitale. Ci sono voluti diversi provvedimenti ed anni per chiarire (non completamente) il rapporto tra firma elettronica e firma digitale.
Ora che cosa si intende per analoghi indirizzi di posta elettronica basati su tecnologie che certifichino data e ora dell'invio e della ricezione delle comunicazioni e l'integrità del contenuto delle stesse?
Sicuramente arriveranno nuove soluzioni tecniche, ma che rapporto avranno con la PEC? Ci sarà compatibilità? Ci saranno problemi tecnici?
Insomma, vedo uno scenario un po’ preoccupante ed il tutto a danno di quella “certezza del diritto” che con l’avvento delle nuove tecnologie è sempre più lontana.