mercoledì 21 gennaio 2009

File sharing e musica: vincono i pirati!!!


Al Midem di Cannes l’industria discografica annuncia ufficialmente di rinunciare alla lotta al download illegale. In particolare Feagarl Sharkey, responsabile di Uk Music ha dovuto ammettere che la lotta alla pirateria su Internet non ha prodotto risultati rilevanti, mentre è opportuno ormai un nuovo approccio al problema del file sharing con la piena collaborazione dei fornitori di accesso.
Finalmente!!! Tardi, ma le Major l’hanno capito!!! Dopo anni di inutili e dispendiose battaglie legali (alcune ridicole, vedi il caso Peppermint), finalmente è stato compreso che il file sharing non può e non deve essere combattuto, ma può diventare una fonte di ricavi. La chiave di volta sta nel trovare accordi con le compagnie telefoniche che dal file sharing guadagnano moltissimo.
In effetti, come è noto, le reti peer to peer (così vengono denominate le reti che utilizzano questi sistemi di file sharing) sono allo stato attuale difficilissime da controllare e questo particolare meccanismo di condivisione dei files consente di evadere le legislazioni di tutto il mondo. Basti pensare che in questo modo possono essere diffusi non solo file musicali “pirata” come nel caso di Napster, ma anche software abusivi, opere cinematografiche, filmati pedopornografici, per non parlare poi delle frequenti violazioni della privacy. A complicare ulteriormente le cose è anche la relativa facilità di installazione di queste reti che non richiedono particolari accorgimenti di natura tecnica.
Tale pericolosità del file-sharing deve, quindi, essere combattuta e limitata, ma con una metodologia più accorta e meno invasiva. Non si deve dimenticare e questo nell'interesse delle stesse industrie cinematografiche e musicali che le potenzialità del file sharing possono anche presentare dei vantaggi notevoli, si pensi ad esempio alla straordinaria efficacia di tale sistema come canale pubblicitario che potrebbe dar luogo ad un’autentica rivoluzione nel campo del marketing.
Speriamo che adesso possano adeguarsi alla realtà anche le legislazioni più retrogade come la nostra, che, per effetto di uno scellerato Decreto Legge del 2005, poi convertito, vede ancora nel file sharing la fonte di tutti i mali e prevede (fortunatamente solo dal punto di vista teorico) l’applicazione di sanzioni penali a carico anche di utenti delle tecnologie peer-to-peer per uso personale.