martedì 6 gennaio 2009

Facebook: difficile una regolamentazione


Ormai è piena polemica sul comportamento contraddittorio degli amministratori di Facebook che da un lato si contraddistinguono per atteggiamenti estremamente rigidi come la recente rimozione delle foto di donne che allattano al seno giudicata scandalosa e dall’altro non prendono nessun provvedimento nei confronti di chi inneggia su Facebook a capomafia come Totò Riina o Bernardo Provenzano.
In realtà il vero problema è un po’ più profondo e sta nelle reali caratteristiche della rete che sono ben rappresentate da Facebook il social network più famoso.
In effetti tutto è andato bene fin quando i responsabili di Facebook non sono intervenuti per censurare immagini o gruppi considerati contrari alla morale pubblica o comunque a valori riconosciuti di primaria importanza. In questo modo, però, hanno inserito un elemento di parzialità, poiché hanno comunque fatto delle valutazioni di carattere soggettivo non da tutti condivise e difatti sono scoppiate polemiche.
La questione è semplice o su Facebook deve essere consentito tutto in quanto terreno di massima espressione della propria libertà di manifestazione del pensiero oppure se vogliamo effettuare dei controlli è necessario che il social network sia seriamente regolamentato ponendo dei paletti bene precisi e stabilendo a priori ciò che può essere fatto e ciò che è vietato. Impresa quest’ultima titanica perché come è noto ogni paese ha le sue regole e ciò che è reato in alcuni paesi può non esserlo in altri, quindi facilmente si può incorrere in decisioni impopolari e comunque discutibili.
Un bivio, quindi, difficile quello che si presenta di fronte agli amministratori del social network che devono fare i conti anche con il periodo non felicissimo dal punto di vista economico e sulle entrate non eccezionali che Facebook sta ottenendo a dispetto del numero enorme di utenti.
Del resto i segnali di una svolta moralizzatrice del web 2.0 già erano venuti da You Tube e credo si faranno sentire anche nei confronti di altre applicazioni, ma sono il frutto di iniziative piuttosto confuse e frammentarie degli amministratori che comprendendo la necessità di porre comunque dei limiti alle attività dei social network si avventurano in iniziative discutibili perché appunto “improvvisate” e non conseguenza di un serio piano di regolamentazione.
In questo modo otterranno solo il risultato di perdere quella popolarità forse acquisita troppo facilmente.