venerdì 31 ottobre 2008

Cosa succederà al CNIPA?



Il Ministro per la Pubblica Amministrazione e Innovazione Renato Brunetta ha annunciato la ristrutturazione del CNIPA che dovrebbe lavorare “a progetto” sotto la supervisione del Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie.
La notizia lascia, per la verità, un pò perplessi poiché “prima facie” non sembra del tutto logico limitare le funzioni del Centro Nazionale per l’Informatica in un periodo dove il Governo mira a ridurre le spese in campo pubblico. Difatti è notorio che uno degli obiettivi principali che si tende a realizzare con l’uso delle nuove tecnologie è proprio il risparmio oltre che la maggiore efficienza e trasparenza della macchina statale e d’altro canto le ultime disposizioni “incentivanti” contenute nella legge finanziaria sull’uso del Voip e della Posta elettronica certificata ne sono un chiaro esempio. Ed allora? Cosa sta succedendo?
Delle due l’una o il Ministro ritiene che il CNIPA non sia più un organo al passo con i tempi e quindi vada riformato al fine di seguire il processo di informatizzazione nel settore pubblico in maniera più efficiente oppure si ritiene che l’innovazione tecnologica sia un obiettivo non più primario (ma lo è mai stato?) e quindi non ha senso tenere in piedi nella sua integrità un ente con funzioni ormai superate.
In attesa di avere notizie più precise sulla ristrutturazione del Cnipa che probabilmente saranno decisive per sciogliere questi dubbi, devo però sottolineare che la seconda ipotesi sarebbe a dir poco inquietante visto che nonostante il famoso piano di e-government e principalmente il varo del codice dell’amministrazione digitale la situazione della PA dal punto di vista dell’innovazione tecnologica è piuttosto sconfortante.
Le motivazioni sono molteplici: talune riconducibili ad aspetti di carattere normativo, altre a problematiche di carattere tecnico-organizzativo, altre ancora a questioni di carattere economico.
  • Molte norme per quanto prevedano il rispetto di tempi ben precisi a carico di enti pubblici per l’introduzione di strumenti innovativi non prevedono adeguate sanzioni in caso di inosservanza.
  • Talvolta l’introduzione di strumenti innovativi è dovuta ad interventi di carattere legislativo (come ad esempio disposizioni di leggi finanziarie) che sono completamente avulsi dalla realtà organizzativa degli enti pubblici e quindi rischiano di rimanere vuote previsioni senza alcuna portata concreta.
  • Alcune disposizioni di carattere squisitamente tecnico come ad esempio quelle che disciplinano la firma elettronica, la dematerializzazione dei documenti cartacei risultano spesso di difficile interpretazione ed inevitabilmente le difficoltà ermeneutiche ne pregiudicano l’applicazione.
  • Spesso l’introduzione di strumenti innovativi richiede un necessario adeguamento di procedure amministrative (reingegnerizzazione dei processi) che talvolta comporta inevitabili difficoltà di carattere organizzativo.
  • La realtà degli enti pubblici è ancora troppo variegata e spesso ci si trova di fronte a gravi sperequazioni: si passa da uffici perfettamente informatizzati ad uffici in totale stato di abbandono.
  • In ambito ministeriale spesso accade di trovare questi evidenti divari digitali tra uffici centrali ed uffici periferici. Non dimentichiamo che la RUPA ha avuto problemi di sviluppo anche per questi motivi.
  • L’alfabetizzazione informatica continua ad essere un problema ed oggi come oggi va adeguata anche all’introduzione di nuove tecnologie.
  • La dirigenza pubblica continua a considerare l’innovazione come uno dei tanti problemi da affrontare e non come un nodo centrale da sciogliere.

Tale elencazione non pretende di essere esaustiva, ma appare evidente che difficilmente si potrà completare il processo di innovazione del nostro paese se non si affrontano e risolvono questi problemi.
Credo che il Ministro Brunetta se vuole realmente mettere mano al delicato campo dell’innovazione della PA debba non solo pensare a ristrutturare, ma debba considerare tutti questi aspetti e principalmente rendersi conto che nella pubblica amministrazione, oggi come oggi, manca una reale coscienza dell’innovazione.



mercoledì 29 ottobre 2008

Rfid: l'UE favorevole all'uso delle "etichette intelligenti"


La presidenza francese dell'Ue ha organizzato a Nizza nelle scorse settimane una conferenza ad alto livello dedicata alla costruzione di quello che viene definito "l'Internet degli oggetti". La conferenza fa parte di una serie di iniziative della Commissione europea, che si appresta a presentare un pacchetto di misure finalizzate a superare i timori per la privacy connessi all'impiego dei microprocessori (o "tag") Rfid che si ritiene faranno da apripista della nuova rivoluzione tecnologica.
Le etichette Rfid sono microcircuiti dai costi relativamente contenuti, in grado di comunicare con un dispositivo fisso o portatile, il lettore. Le etichette si compongono di un'antenna e di un microprocessore al silicio e possono essere applicate ad articoli di consumo, imballaggi ed altri oggetti, ovvero impiantate in animali o nell'uomo.
Bruxelles considera la creazione dell' "Internet degli oggetti" una priorità fondamentale, poiché potrebbe offrire soluzione ad un'ampia gamma di problemi sociali quali l'invecchiamento della popolazione. La Commissione ritiene che, in un futuro in cui etichette e sensori omnipervasivi sarebbero applicati ad ogni oggetto di uso quotidiano, compresi gli articoli di vestiario, si apriranno enormi occasioni di progresso ed avanzamento. Tanto da potersi spingere ad affermare che "chi è non vedente potrebbe vedere", grazie ad una rete di sensori Rfid che potrebbero indicare la posizione di tutti gli oggetti circostanti.
Tuttavia, l'impiego dei tag Rfid solleva anche una serie di preoccupazioni rispetto alla privacy ed alla sicurezza delle informazioni che essi veicolano. I tag Rfid possono contenere, infatti, informazioni personali potenzialmente utilizzabili da chiunque sia munito di un lettore, anche all'insaputa dell'interessato.
La Commissione europea sta lavorando ad un progetto di raccomandazione in materia che fa seguito agli esiti di una consultazione pubblica lanciata all'inizio del 2008. Numerose proposte contenute in tale raccomandazione derivano dalle indicazioni formulate nel documento di lavoro sull'Rfid adottato dal Gruppo che riunisce le Autorità per la privacy europee nel 2005: adeguata informativa agli utenti, misure di sicurezza idonee per evitare intrusioni, disattivazione automatica dei tag Rfid all'uscita dagli esercizi commerciali.
Le etichette Rfid sono utilizzate soprattutto negli Usa, in Giappone, in Cina e nella Corea del Sud. In Europa il mercato è in fase iniziale. Secondo IDTechEX, una società di consulenza specializzata, attualmente sono già 2 miliardi le etichette utilizzate a livello mondiale. Fra dieci anni si ritiene che il numero dei dispositivi Rfid sarà aumentato di 300 volte.
Rfid privacy etichette intelligenti UE Commissione europea Internet

martedì 28 ottobre 2008

Garanti privacy mondiali su Social network: raccomandazioni a utenti e fornitori di servizi


Gli utenti dei servizi di social network valutino con attenzione se e cosa pubblicare in rete: c'è il rischio di perdere il controllo dei propri dati. Informazioni e immagini potrebbero riemergere in tempi successivi, ad es. in occasione della presentazione di una domanda d'impiego. I fornitori di servizi, da parte loro, devono informare adeguatamente gli utenti sulle conseguenze che potrebbe avere l'immissione in rete di dati personali. Devono inoltre garantire che i dati degli utenti non siano estratti dai motori di ricerca se non con il loro previo consenso. Agli utenti deve essere consentito di limitare la visibilità dell'intero profilo, così come di recedere facilmente dal servizio e di cancellare ogni informazione pubblicata sul social network.
Le raccomandazioni giungono dalle 78 Autorità di protezione dei dati con la "Risoluzione sulla tutela della privacy nei servizi di social network", una delle sei approvate a conclusione della 30^ conferenza internazionale, tenuta a Strasburgo dal 15 al 17 ottobre.
La risoluzione evidenzia che i servizi di social network, pur offrendo una gamma del tutto nuova di opportunità comunicative possono comportare anche rischi per la privacy sia degli utenti sia di terzi. I dati personali contenuti nel proprio profilo sono, infatti, disponibili pubblicamente e globalmente, anche attraverso enormi quantità di foto e di video e possono raggiungere l'intera comunità degli abbonati, che può essere formata anche da alcuni milioni di persone. I dati possono essere copiati da altri membri della rete o da terzi esterni e venire utilizzati per costruire profili personali o essere ripubblicati altrove.
Le Autorità Garanti raccomandano quindi agli utenti di valutare bene quali dati inserire nel proprio profilo creato sui social network: soprattutto i minori dovrebbero evitare di fornire l'indirizzo e il numero telefonico di casa. Opportuno inoltre, l'uso di uno pseudonimo. Occorre prestare particolare attenzione anche alla privacy degli altri, soprattutto se si pubblicano dati personali o fotografie senza il loro consenso.
I fornitori di servizi di social network, a loro volta, devono prevedere configurazioni tecniche orientate a favorire la privacy degli utenti ed informarli in modo corretto e trasparente sulle conseguenze che potrebbero derivare dalla pubblicazione di dati personali in un profilo.
Devono adottare, inoltre, adeguate misure di sicurezza per impedire che soggetti esterni possano raccogliere o scaricare in massa (attraverso software spia) i dati contenuti nel profilo.
privacy Autorità Garanti social network dati consenso software spia

Gestione del protocollo informatico, dei documenti e dell’archivio


Il legislatore definisce sistema di gestione informatica dei documenti l’insieme delle risorse di calcolo, degli apparati, delle reti di comunicazione e delle procedure informatiche utilizzati dalle amministrazioni per la gestione dei documenti; il protocollo informatico si colloca all’interno del sistema come infrastruttura di base destinata ad avviare concretamente il processo di ammodernamento della pubblica amministrazione. Ogni sistema di protocollo informatico deve ottemperare alle specifiche indicazioni riportate nel DPR 445-28/12/2000 e nel regolamento attuativo DPCM 31/10/2000.
L’attuale quadro normativo e regolamentare in materia di gestione informatica del protocollo, dei documenti e degli archivi, favorisce l’innovazione e il miglioramento dei servizi della Pubblica Amministrazione in termini di efficienza, efficacia, economicità e trasparenza dell’azione amministrativa a favore dei cittadini e delle imprese. In questo ambito il CNIPA svolge funzioni di indirizzo e di coordinamento alle amministrazioni in termini di:
  • assistenza e consulenza per favorire la diffusione del sistemi di protocollo informatico e gestione documentale;
  • azioni di sensibilizzazione e comunicazione;
  • rilevazione periodica dello stato di attuazione delle normativa;
  • attività di supporto alle amministrazioni secondo un principio di sussidiarietà attraverso l’erogazione di un servizio di gestione del protocollo informatico e dei flussi documentali in modalità ASP, peraltro riconosciuto come uno delle 100 migliori iniziative pubbliche dal Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione.

lunedì 27 ottobre 2008

AGCOM: finanziati alle Università progetti di banda larga


L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha assegnato a una serie di istituzioni accademiche la realizzazione di 14 progetti di ricerca nell’ambito del programma “Infrastrutture e servizi a banda larga e ultra larga”
Il programma, messo a gara lo scorso luglio da AGCOM, è suddiviso in tre macro aree, tutte dirette ad analizzare le condizioni tecniche, economiche e giuridiche per la realizzazione di reti e servizi a banda larga nel nostro paese (quadro tecnico-infrastrutturale, economico-regolatorio, giuridico-normativo). Lo stanziamento massimo previsto è di 50.000 euro per ognuno dei 14 progetti vincitori, pari a 700.000 euro complessivi.
Sono state presentate 8 offerte da Università, anche consorziate tra loro, e centri di ricerca, corrispondenti a 67 progetti. L ’Università La Sapienza di Roma (capofila), insieme al Politecnico di Torino, Politecnico di Milano, Università di Pisa, Università di Siena, Università Roma Tre e Imperial College di Londra, è assegnataria di cinque Work Package; l ’Università Federico II di Napoli è risultata assegnataria di cinque progetti; l’Università di Roma Tor Vergata (capofila), insieme al Politecnico di Milano, Università Bocconi di Milano, Università di Cagliari, Luiss Roma, Università di Napoli, Università Roma Tre, è assegnataria di tre Work Package; il CERADI - Centro di ricerca per il diritto di impresa - della Università Luiss Guido Carli è assegnatario di un Work Package.
L’inizio delle attività di ricerca è previsto per il prossimo mese di novembre, con consegna dei risultati dei lavori entro la prossima estate.
AGCOM, nel sottolineare la propria soddisfazione per l’impegnativo programma che sarà realizzato insieme al meglio della cultura accademica in materia, ritiene che i progetti rappresenteranno uno stimolo per la ricerca in un settore così rilevante per l’economia del nostro paese, un importante strumento per la definizione di regole e modalità di intervento volte a promuovere innovazione e concorrenza e, infine, un utile riferimento per tutte le imprese del settore.
banda larga digitale Università AGCOM Guido Carli

domenica 26 ottobre 2008

Convegno: i nuovi approdi dell’informatica giuridica


La rivista “Il Nuovo Diritto” (sez. accademia del diritto) in collaborazione con Andip (Associazione Nazionale per la Difesa della Privacy), Cittadini di Internet, Cybercrime Working Group organizza e presenta il convegno “I nuovi approdi dell’informatica giuridica” che si terrà a Roma l’8 novembre 2008 dalle ore 9.30 alle ore 18.30 presso la Residenza Ripetta in via Ripetta, 231.
Lo scopo del convegno è di approfondire le principali e più delicate tematiche dell’informatica giuridica e del diritto delle nuove tecnologie ponendo l’accento sugli aspetti più innovativi della materia.
Nel corso dell’incontro si parlerà di etica ed informatica, di leggi e tecnologia, degli aspetti legali del web 2.0, di firme elettroniche, di sicurezza e trasparenza, del controllo elettronico dei dipendenti, della consulenza tecnico-scientifica in ambito giudiziario, di reati informatici, di hacker profiling.
L’evento è accreditato (5 crediti) dal Consiglio Nazionale Forense e la prenotazione è obbligatoria.
Per maggiori informazioni sul programma e prenotazioni consultare http://www.ilnuovodiritto.com/.


PROGRAMMA
9:30 Registrazione dei partecipanti
9:50 Apertura dei lavori
Introduce e Modera Leo Stilo (Direttore della rivista Il Nuovo Diritto)
Ore 10:00 ETICA ED INFORMATICA
Dott. Renato Borruso (Presidente onorario aggiunto della Corte Suprema di Cassazione, già Direttore del Centro Elettronico della medesima)
Ore 11:30 LE DUE VELOCITÀ: LEGGI E TECNOLOGIA. (Il colloquio tra i due mondi)
Ing. Massimo Penco ( Presidente Associazione Cittadini di Internet, Coordinatore CWG Università Perugia)
Ore 12:00 GLI ASPETTI LEGALI CONNESSI ALLE APPLICAZIONI DEL WEB 2.0
Avv. Michele Iaselli (Avvocato, funzionario del Ministero della Difesa, Presidente dell'Associazione Nazionale per la Difesa della Privacy e coordinatore didattico del Centro Studi Giuridico Polibio.it)
Chiusura dei lavori
Ore 15:00 Apertura dei lavori
FIRME ELETTRONICHE E CERTIFICATORE EUROPEO TRA CONTESTO NAZIONALE E MERCATO INTERNO COMUNITARIO
Avv. Nicola Fabiano (consulente legale ICT ADICONSUM)
Ore 15:30 ACCESSO AI SERVIZI FINANZIARI MEDIANTE GLI STRUMENTI INFORMATICI: SICUREZZA E TRASPARENZA
Avv. Roberto Scavizzi(assistente presso la Cattedra di informatica giuridica della LUISS di Roma - Coordinatore scientifico Accademia del Diritto)
Ore 16:15 IL CONTROLLO ELETTRONICO DEI DIPENDENTI
Avv. E. Olimpia Policella (Avvocato del foro di Roma - delegato Andip Roma)
ore 16:45 LA CONSULENZA TECNICO-SCIENTIFICA IN AMBITO GIUDIZIARIO.METODOLOGIE E TECNOLOGIE INGEGNERISTICHE PER L'INDAGINE LEGALE.
Ing. Domenico Razzè (Consulente tecnico in procedimenti giudiziari)
Ore 17:30 LA DISCIPLINA DEI REATI INFORMATICI TRA REGOLAMENTAZIONE COMUNITARIA E LEGISLAZIONE ITALIANA
Dott. Walter Paolicelli (Presidente Ass. World Wide Crime)
ore 18:00 HACKER PROFILING
Dott. Domenico Mazzullo (Medico Chirurgo, Specialista in Psichiatria, Psicoterapeuta)
Ore 18:30 INTERVENTI NON PROGRAMMATI
informatica giuridica leggi tecnologie etica consulenza web firme elettroniche sicurezza reati informatici hacker profiling diritto

venerdì 24 ottobre 2008

Mercato Elettronico P.A.: nei primi nove mesi dell’anno superati i 100 milioni di acquisti.


Ben 100 milioni di euro di acquisti dall’inizio del 2008. E’ questo il traguardo raggiunto nel 3° trimestre 2008 dal Mercato elettronico della Pubblica Amministrazione (MEPA) gestito da Consip spa. Si tratta di un dato già nettamente superiore agli 83,6 milioni di euro di acquisti totali registrati nell’intero 2007. La previsione è di superare alla fine di quest’anno il traguardo dei 140 milioni di euro, con una crescita di circa il 70% rispetto all’anno precedente. Il valore di 100 milioni di euro è stato raggiunto attraverso 39.300 transazioni condotte sul MEPA, contro le 28.173 dell’intero 2007 (+40%). Alla fine del 2008 dovrebbe essere raggiunta la quota di 50mila atti d’acquisto conclusi, con una media di 200 transazioni per ogni giorno lavorativo.
I primi nove mesi dell’anno hanno fatto registrare, ancora una volta, una crescita molto sostenuta di tutti gli indicatori di questo strumento d’acquisto innovativo, totalmente elettronico. In particolare, sono sempre di più le amministrazioni che fanno acquisti attraverso il MEPA - ben 3.506 nei primi tre trimestri 2008, contro le 2.750 dell’intero 2007 (+28%) - e le imprese che offrono i loro beni e servizi su tale mercato. Queste ultime sono praticamente raddoppiate: attualmente sono 2.227 contro le 1.156 di fine 2007. E’ cresciuto anche il peso delle piccole e medie imprese presenti con i loro cataloghi on line, che al 30 settembre sono il 97% del totale. Circa il 60% di questi fornitori ha già venduto prodotti nel corso del 2008, percentuale destinata a crescere ulteriormente entro la fine dell’anno. Continua ad allargarsi anche la consistenza e la varietà dell’offerta. Al 30 settembre 2008, sul MEPA sono presenti circa 515mila articoli suddivisi in 17 categorie merceologiche, con una crescita del 55% rispetto ai 332mila pubblicati alla fine del 2007. Per valorizzare ulteriormente questo strumento in continua crescita, a breve sarà lanciata la terza edizione del Premio MEPA, il riconoscimento assegnato alle Pubbliche Amministrazioni e alle imprese che hanno raggiunto risultati particolarmente rilevanti nell’utilizzo del MEPA, valorizzando pienamente i benefici economici, organizzativi e procedurali derivanti dal suo utilizzo.


Ma cos'è il mercato elettronico?


Oltre al sistema delle convenzioni, che verrà mantenuto anche in futuro, Consip S.p.A., già da tempo, sta analizzando e progettando le possibilità di espansione della sperimentazione dell’e-procurement per le Pubbliche Amministrazioni italiane.
Le previsioni mirano ad ottenere un aumento non solo quantitativo della sperimentazione (estensione delle convenzione a nuovi settori merceologici, incremento dei soggetti coinvolti), ma anche una maggiore disponibilità di modalità operative e di modelli di acquisto che siano maggiormente rispettosi dei principi della concorrenza e della trasparenza.
Fra queste abbiamo innanzitutto i Marketplace per determinate categorie merceologiche con la possibilità di organizzare anche veri e propri mercati locali in grado di rispondere in modo flessibile alle esigenze dei diversi buyer. Con lo sviluppo del commercio elettronico si sono diffuse nuove modalità di vendita e di gestione delle relazioni fra produttori e fra produttori e consumatori. Sono quindi entrati a far parte del linguaggio comune nuove terminologie per indicare queste innovazioni rese possibili dall’utilizzo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT).
Il termine marketplace indica un "luogo" a disposizione di fornitori e clienti nel quale mettere in relazione domanda ed offerta di beni e servizi. Caratteristica principale dei marketplace è rappresentata dalla compresenza di più fornitori (più o meno concorrenti sulle medesime tipologie di beni e servizi) e dalla possibilità di creare una fitta rete di relazioni fra fornitori e potenziali clienti. I marketplace sono principalmente dedicati allo scambio di beni e servizi in un’ottica di "business to business" rispetto alla vendita diretta di piccoli quantitativi ad un singolo cliente privato (caratteristica del commercio business to consumer).
All’interno di un marketplace è quindi possibile ritrovare proposte di prodotti simili e/o complementari tra loro (quali quelli necessari per una determinata filiera produttiva), consultare i cataloghi dei partecipanti, attivare forme di contrattazione innovative (quali ad esempio le aste on line), acquistare e pagare direttamente on line per arrivare sino alla vera e propria integrazione fra sistemi informativi dei partecipanti.
I marketplace possono essere classificati in base a diversi fattori, fra i quali:
1) il cosiddetto "gestore" del marketplace (che può essere un soggetto estraneo al marketplace, uno dei partecipanti, oppure anche un’autorità pubblica);
2) le modalità con cui interagiscono i partecipanti al marketplace, siano essi fornitori o acquirenti di beni e servizi (il cosiddetto trading model);
3) la formazione del prezzo dei beni e dei servizi: aste, contrattazione a più partecipanti, offerte segrete (il pricing model);
4) la fonte di ricavi e comunque la gestione economica del marketplace (il revenue model).
Per quanto riguarda le Pubbliche Amministrazioni (ed in base a quanto previsto nel Piano d’azione per l’e-government), i marketplace possono avere una notevole importanza nell’ambito delle iniziative legate all’e-procurement, proprio per i vantaggi che possono portare:
1) riduzione dei costi di beni e servizi;
2) maggiore velocità nel reperire e confrontare offerte diverse;
3) riduzione dei tempi necessari per la definizione degli acquisti;
4) snellimento e semplificazione delle procedure di acquisto;
5) aumento della trasparenza nella formazione, gestione e conclusione degli appalti.
Un'altra modalità operativa di acquisto di beni e servizi della P.A. che costituirà senz'altro il futuro dell'e-procurement è rappresentata dalle Aste on line ora possibili anche per acquisti di beni e servizi per importi superiori alla soglia comunitaria dei 200.000 Euro DPS.
La materia dal punto di vista legislativo è stata disciplinata dal D.P.R. n. 101 del 4 aprile 2002 che prevede criteri e modalità per l’espletamento da parte delle amministrazioni pubbliche di procedure telematiche di acquisto per l’approvvigionamento di beni e servizi.
In particolare il Capo III del D.P.R. disciplina all’art. 11 il Mercato elettronico della pubblica amministrazione nell’ambito del quale è possibile effettuare acquisti di beni e servizi al di sotto della soglia di rilievo comunitario. In questo caso le amministrazioni possono effettuare acquisti di beni e servizi direttamente dai cataloghi predisposti dagli utenti selezionati attraverso un bando di abilitazione.
Il bando di abilitazione al mercato elettronico deve contenere: le categorie merceologiche per settori di prodotti e servizi in cui è organizzato il mercato elettronico; le specifiche tecniche, costruttive e di qualità dei beni, nonché i livelli dei servizi cui raffrontare i beni e servizi offerti ai fini dell'abilitazione dei fornitori; le modalità ed i requisiti, soggettivi ed oggettivi, necessari per le domande di abilitazione ed i principi di valutazione delle stesse, nonché l'indicazione delle eventuali procedure automatiche per la loro valutazione; la durata dell'abilitazione degli utenti a partecipare al mercato elettronico; l'indicazione del sito nel quale, conformemente a quanto previsto dall'articolo 4, comma 2, sono rese disponibili al pubblico ulteriori informazioni con particolare riferimento ai mezzi telematici disponibili per la presentazione delle domande di abilitazione; agli strumenti informatici e telematici messi a disposizione degli utenti per la pubblicazione dei cataloghi e l'invio delle offerte; alle informazioni sul funzionamento del mercato elettronico; alle metodologie generali utilizzate dal sistema per le richieste automatiche di quotazione; alle fattispecie automatiche di esclusione del singolo utente; alle modalità ed ai criteri per la dimostrazione da parte degli offerenti del possesso dei requisiti soggettivi ed oggettivi e la loro permanenza, anche al momento alla conclusione del contratto; alle modalità con cui avverranno le comunicazioni; alle modalità con cui verranno pubblicati sul sito, se necessario, gli avvisi di aggiudicazione delle forniture di beni e servizi al di sotto della soglia di rilievo comunitario cui al D.P.R. 18 aprile 1994, n. 573.
Nell'ambito del Programma di razionalizzazione della spesa per beni e servizi della Pubblica Amministrazione, la Consip SpA, su incarico del Ministero dell'Economia e delle Finanze conferito con il D.M. 2 maggio 2001 ed in vista dell’applicazione dell’art. 11, comma 5, del DPR 101/2002, ha realizzato il Mercato Elettronico Sperimentale della P.A.
Si tratta di un marketplace B2G -Business to Government-, di tipo selettivo e buyside, in quanto i Punti Ordinanti (PO), costituiti dai soggetti che possono impegnare la spesa delle P.A., possono effettuare acquisti di beni e servizi appartenenti a diverse merceologie proposte dalle aziende private “qualificate” al sistema.
Attraverso il Mercato elettronico i PO della Pubblica Amministrazione, per importi inferiori alla soglia di rilievo comunitario, possono effettuare ordini di acquisto diretto per i prodotti che meglio rispondono alle proprie esigenze fra quelli simili offerti da una pluralità di fornitori, nonché inviare a questi ultimi richieste di offerta per prodotti con caratteristiche particolari o per condizioni di fornitura/servizio diverse da quelle standard.
L’utilizzo del Mercato Elettronico della P.A. consente inoltre di conseguire rilevanti benefici, in termini di trasparenza, efficienza, flessibilità, impulso alle piccole e medie imprese.
Riguardo la trasparenza è possibile passare da un acquisto “di routine” - spesso basato sull’abitudine a ricorrere a determinati fornitori e prodotti, in assenza di strumenti che agevolino la valutazione della reale convenienza delle condizioni praticate – ad una migliore conoscenza del mercato e dell’offerta, attraverso: facilità di confronto dei prodotti e dei prezzi, grazie all’utilizzo dei cataloghi on line, anche ai fini di rapide indagini di mercato; possibilità di interagire con una base più ampia di fornitori che rispondono a standard comprovati di efficienza e affidabilità.
Riguardo l'efficienza, grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie informatiche (internet, posta elettronica, firma digitale, ecc.) sarà possibile una riduzione dei costi transattivi e uno snellimento dei tradizionali processi di acquisto, in termini di riduzione dei “costi di contatto” e dei tempi di contrattazione, grazie alla possibilità di richiedere offerte e di negoziare prezzi e condizioni agevolate in maniera estremamente rapida e automatizzata, senza spostamento di materiale e documentazione; eliminazione di supporti cartacei e riduzione delle attività legate alla gestione documentale; possibilità di tracciare gli acquisti eseguiti e di monitorarne efficacemente le diverse fasi; possibilità per il personale, in parte liberato da alcune incombenze amministrativo-burocratiche, di dedicarsi maggiormente ad attività quali analisi delle merceologie, programmazione dei fabbisogni, monitoraggio della spesa.
Riguardo la flessibilità, il Mercato Elettronico non esclude le tradizionali modalità di approvvigionamento, costituendo bensì un canale complementare cui le P.A. registrate – anche quelle di piccole dimensioni - possono ricorrere liberamente per acquistare in maniera: rapida – grazie alla gestione elettronica delle transazioni e alla presenza, a fianco dei fornitori di dimensioni maggiori, anche dei piccoli fornitori locali, che in particolari aree territoriali possono rivelarsi particolarmente competitivi; personalizzabile – grazie alla possibilità di richiedere offerte a più fornitori per prodotti con caratteristiche particolari o per condizioni di fornitura (consegna, fatturazione, ecc.) diverse da quelle standard; mirata – grazie alla presenza di più fornitori per la stessa tipologia di beni/servizi e di più prodotti per la stessa merceologia, cosicché è possibile scegliere tenendo conto di tutti i fattori che incidono sulle decisioni di acquisto.
Per le imprese di dimensioni medio-piccole l’abilitazione al Mercato Elettronico della P.A. può consentire un sensibile recupero di competitività, in particolar modo sui mercati locali: il Mercato Elettronico mira infatti ad agevolare il ricorso ai fornitori abituali presenti sul territorio, che possono essere stimolati ad abilitarsi dalle stesse Amministrazioni che aderiscono al sistema. A fronte della possibilità di proporsi anche per il territorio di una sola Provincia e di requisiti di ingresso legati all’affidabilità più che alla dimensione, viene loro offerta l’opportunità di adottare un nuovo canale di vendita complementare a quelli già attivati e di allargare il proprio bacino di clientela, senza bisogno di sostenere onerosi investimenti. Inoltre, anche per le aziende fornitrici, l’utilizzo del Mercato Elettronico della P.A. si accompagna ad un incremento di efficienza – gestione informatizzata del processo di vendita, eliminazione di supporti cartacei – e ad una riduzione di costi – ad esempio, quelli di intermediazione -, oltre a consentire una maggiore visibilità.
A tendere, la portata di tutti questi benefici è destinata a crescere in conseguenza dell’ampliamento della gamma di prodotti e servizi disponibili e del numero di fornitori qualificati e di Punti Ordinanti per ciascun ambito territoriale.
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mercoledì 22 ottobre 2008

Avviato il progetto "Università digitale"


Il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta, ha firmato un Protocollo d’intesa con il Rettore dell’Università La Sapienza di Roma per accelerare il processo della semplificazione amministrativa e della razionalizzazione dei servizi per gli studenti, i docenti, il personale tecnico e amministrativo, eliminando così progressivamente "la carta".
Sarà ad esempio possibile per i docenti utilizzare la verbalizzazione degli esami via web, anche attraverso l’introduzione della firma digitale; per gli studenti fruire di servizi on-line direttamente dal computer di casa e interagire con l’ateneo attraverso la propria casella di posta certificata senza dover mai recarsi agli sportelli; per il personale tecnico-amministrativo, snellire e velocizzare il flusso documentale all’interno dell’ateneo, ma anche con le altre università, il MIUR e le altre amministrazioni pubbliche.
L’intesa prevede la diffusione capillare di Internet, anche attraverso reti senza fili, in tutta l’area dell’ateneo e renderà disponibile per il personale e gli studenti servizi di telefonia VoIP, sia in modalità fissa che mobile. L’Università opererà, inoltre, come ponte per la diffusione della banda larga sul territorio limitrofo, attraverso l’utilizzo di tecnologie wireless di nuova generazione. I tempi di realizzazione del progetto sono stati calcolati in 18 mesi dall’avvio operativo con un costo di 750mila euro ripartito tra il Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie e l’Università La Sapienza. Infine, tutte le soluzioni realizzate e sperimentate nell’ambito del progetto saranno caratterizzate da elevata replicabilità in modo da essere facilmente riproducibili in altri contesti universitari.
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lunedì 20 ottobre 2008

Garanti Privacy: a rischio i social network


L’allarme privacy si estende anche ai social network. Così da oggi Facebook, Linkedin, Plaxo e altri non potranno più far indicizzare ai motori di ricerca le pagine riguardanti i propri utenti.
Lo hanno deciso i Garanti della Privacy di 78 Paesi, riuniti nei giorni scorsi a Strasburgo per la trentesima edizione della Conferenza Internazionale delle Autorità per la protezione dei dati personali. A promettere ripercussioni contro le reti sociali ci aveva pensato il programma dell’incontro “Proteggere la privacy in un mondo senza confini”, incentrato sui nuovi rischi connessi allo sviluppo dell’”uomo digitale”.
Inoltre, un paio di settimane fa il commissario Ue ai media e alle telecomunicazioni Viviane Reding, durante il Safer Internet Forum, aveva annunciato un percorso condiviso tra aziende del web 2.0 e organismi regolatori che, nelle intenzioni, dovrebbe portare a un’autoregolamentazione di social network e simili.
In quell’occasione si era parlato di tutela dei minori, anche se era chiaro l’interesse dell’Unione europea a regolamentare un fenomeno negli ultimi anni cresciuto a dismisura e oggi divenuto un’irripetibile opportunità per professionisti e imprese di fare business. Invece ieri il diktat è arrivato dall’alto, e di condiviso ha ben poco.
Da oggi in poi i gestori di una rete sociale dovranno chiedere esplicitamente il consenso al singolo utente prima di rendere disponibili eventuali profili personali ai vari motori come Google o Yahoo!. In caso di rifiuto pagine, commenti e altre informazioni resteranno visibili solo alla propria lista di contatti personali o professionali.
Inutile dirlo, la decisione ha già suscitato un acceso dibattito in Rete. Da una lato chi sostiene la legittimità del provvedimento, dall’altro chi teme si tratti del solito tentativo di "bloccare" la Rete.
Internet privacy Unione Europea Google minori Garanti Yahoo Rete network web

domenica 19 ottobre 2008

E-Government: L'UE lancia il programma ISA


L'e-government si muove in direzione paneuropea grazie al progetto ISA promosso dal parlamento e dal Consiglio dei ministri per abbattere le barriere elettroniche presenti nei governi degli stati membri.
Il programma ISA - Soluzioni di interoperabilità per le amministrazioni pubbliche europee - coinvolgerà i paesi dell'Unione Europea dal 2010 a 2015 e rappresenta l'evoluzione di due progetti che la Commissione ha lanciato negli ultimi anni: il programma IDABC (Interoperable Delivery of pan-European e-government services to Administrations, Businesses and Citizens) e IDA (Interchange of Data between Administrations).
«Negli ultimi anni – ha commentato il Parlamento - gli Stati membri hanno gradualmente trasformato le loro amministrazioni per fornire servizi pubblici per via elettronica, così da mettere cittadini e imprese nelle condizioni di comunicare in maniera veloce e facile con le loro amministrazioni nazionali».
Il progetto mira quindi a garantire ai fruitori dei servizi pubblici elettronici più moderne modalità di dialogo con l'amministrazione, nel loro paese di origine così come in altri stati dell'Unione. Ma per ottenere quest'obiettivo è necessario che la dimensione meramente nazionale dell'e-government ceda il passo ad un coordinamento comunitario che riduca gli aspetti burocratici a favore di servizi più veloci ed efficienti.
In sostanza ISA creerà l'occasione di scambio internazionale di strumenti, servizi e soluzioni tecnologiche che le varie Pubbliche Amministrazioni hanno adottato nel tempo e ne promuoverà l'applicazione in un'ottica europea.
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sabato 18 ottobre 2008

La rivoluzione digitale della P.A.: ci sarà una svolta?


La rivoluzione digitale e, piu' in generale, l'accelerazione dei processi di innovazione interni dell'amministrazione costituiscono un principio di fondo della strategia di azione del ministro per la PA e Innovazione Renato Brunetta. In occasione della presentazione al Parlamento della Relazione Annuale 2007 sullo stato della PA, il ministro ha sottolineato come ''con il digitale e' possibile garantire a cittadini e imprese standard qualitativi elevati'' ''L'innovazione nella PA - ha detto Brunetta - non induce solo cambiamenti nei processi interni, ma determina cambiamenti nei servizi resi e nei soggetti che li erogano''. In altri termini, il ministro non intende prendere la PA ''vecchia maniera'' e renderla nuova con una semplice ''iniezione'' di innovazione, ma vuole riformare completamente il sistema, introducendo nuovi servizi, nuove modalita' di relazione con l'utenza e implementando le infrastrutture ad alto valore tecnologico.Ecco, di seguito, gli asset della rivoluzione del back office targata Brunetta.
CODICE AMMINISTRAZIONE DIGITALE: Il Ministero si impegna a migliorare il Cad con interventi normativi che ne impongano l'attuazione in modo piu' stringente e incisivo a livello dei pubblici dipendenti, sia con misure premiali per chi lo attua, sia con interventi sanzionatori per chi lo disattende.In secondo luogo verra' completata l'emanazione delle regole tecniche previste per consentire la concreta praticabilita' delle soluzioni tecnologiche. Ulteriori interventi a livello normativo dovranno inoltre creare meccanismi finanziari incentivanti per le singole amministrazioni, ad esempio garantendo alla PA virtuose la possibilita' di riutilizzare, almeno in parte, i risparmi ottenuti tramite l'utilizzo delle tecnologie digitali.
DEMATERIALIZZAZIONE: Il Ministero sta lavorando al varo di una serie di disposizioni volte ad eliminare gli sprechi correlati al mantenimento dell'utilizzo delle pubblicazioni legali in formato cartaceo. L'obiettivo di Brunetta e' quello di far cessare il valore legale del documento cartaceo entro e non oltre gennaio 2011. Nella Finanziaria 2009 sono previsti 18 milioni di euro per la dematerializzazione.
VOIP: Il disegno di legge AC 1441 bis interviene in materia di ''protocollo Internet''. Nell'articolo 50, si prevede l'uso del Voip nel contesto del Sistema Pubblico di Connettivita'. Il Ministro predisporra', entro 180 giorni, un programma triennale volto ad assicurare, entro il dicembre 2011, l'adesione al Spc di tutte le amministrazioni pubbliche, nonche' la realizzazione di progetti di cooperazione tra i rispettivi sistemi operativi e la piena interoperabilita' delle banche dati, con l'obiettivo di migliorare la qualita' dei servizi erogati ai cittadini e al sistema delle imprese.
IMPRESE: Tocchera' al Dipartimento per l'Innovazione e le Tecnologie che fa capo al Ministero predisporre un programma di incentivi e agevolazioni per favorire progetti e piani di azione per lo sviluppo di impresa nei settori dell'innovazione e delle tecnologie indirizzati al miglioramento dei servizi offerti dalla PA.
ONU E UE: Sul fronte internazionale la strategia del Ministro per la Pubblica Amministrazione e Innovazione si impegna a rafforzare la collaborazione con gli organismi internazionali. Con l'Unione Europea verra' intensificato l'impegno per il raggiungimento degli obiettivi del programma ''i2010 per una Societa' dell'Informazione in Europa''. Tre i settori di elezioni: e-Government, e-Health e riduzione del digital divide. Sul piano nazionale questa linea di azione verra' attuata tramite accordo quadro tra Governo ed Enti Locali in una logica di demand driver. Con l'Onu si metteranno in campo strategie per la governance di Internet e per i nuovi diritti di cittadinanza digitale.
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venerdì 17 ottobre 2008

Il libro elettronico e l'editoria digitale: qual'è l'attuale situazione?


Piccolo, leggero, ma dotato di una capace memoria, il libro elettronico è tra le star alla Fiera del libro di Francoforte, arrivata quest’anno alla sua sessantesima edizione. Amazon, Sony e Polymer Vision sono alcune tra le società che si danno battaglia per imporre la propria alternativa al libro stampato.
“L’interesse per questo prodotto è aumentato nell’ultimo anno così come le potenzialità del mercato digitale. I libri elettronici stanno diventando sempre più poplari, lo segnalano le vendite, quindi credo che sia il momento giusto per lanciare questi prodotti”.
Secondo gli organizzatori della Fiera, il libro digitale potrebbe superare nelle vendite il suo cugino cartaceo a partire dal 2018. Ma già dai prossimi anni, il primo affiancherà il secondo con l’offerta di diversi formati, per combinare parole e immagini e venire incontro a una nuova generazione di lettori.

Ma qual'è la situazione attuale dell'editoria digitale in Italia? E le prospettive?


1. La situazione attuale.
Con Internet l’editoria cambia pelle. Non si tratta solo del fatto che si possono trovare i giornali sul web oltre che su carta, ma proprio di un cambio radicale della natura del prodotto e della relazione tra i giornali e i propri lettori.
Sono ormai più di 10.000 le iniziative di on line publishing nel mondo. In Europa sono in rete prevalentemente quotidiani, riviste (o e-zine se hanno solo la versione su Internet) mentre negli Stati Uniti sono presenti anche diverse iniziative di informazione a tutto raggio sulle città (city guide), siti di radio e servizi di informazione multi-source.
Da un'indagine dell'Osservatorio del Centro di Documentazione Giornalistica - che proponeva un'analisi delle rilevazioni fatta con spirito “giornalistico” e quindi diverso per vocazione dall'indagine di tipo statistico - i media on line in Italia rilevati al giugno del 2000 erano così ripartiti:
78 quotidiani –pari al 3%
56 agenzia di stampa – pari al 2%
95 televisioni- pari al 4%
284 radio- pari al 12%
1212 periodici- pari al 52%
512 electronic magazine- pari al 22%
96 reti civiche- pari al 4%
26 portal- pari al 1%
per un totale di 2.359 media censiti.
Ormai la situazione dopo più di 5 anni è cambiata anche alla luce delle recenti e numerose iniziative di carattere governativo nel campo delle nuove tecnologie ed ha visto una notevole evoluzione dell’editoria on line pur dovendo riconoscere che gli editori europei sono più restii degli editori americani a costruire siti on line indipendenti o comunque con materiale autonomo dalle iniziative su carta (nel nostro paese però ci sono autorevoli eccezioni a questa regola). Allo stesso tempo però nelle redazioni americane l’ integrazione tra le attività per la carta e le attività per Internet è molto più alta che in Europa.
Un’altra differenza è che negli USA i giornalisti delle redazioni su Internet usano molto l’email e altre forme di interattività per comunicare con i propri lettori; fenomeno non così comune in Europa per gli inevitabili problemi di privacy.
Anche per la pubblicità ci sono diversità. In Europa lo sviluppo dell’ offerta commerciale di spazi on line è molto inferiore a quello degli Stati Uniti. Probabilmente ciò è dovuto alla storica separazione tra management e redazione, molto più forte nel nostro continente. Ciò può portare i nuovi progetti di prodotto ad essere sempre più focalizzati sul contenuto che sulle opportunità di raccolta pubblicitaria.
La formula editoriale di un progetto di web publishing comprende decisioni che riguardano sia il prodotto che il pricing delle iniziative, le modalità di distribuzione e il modello di business.
Il contenuto di un sito web può essere di produzione diretta (come nel caso di un electronic newspaper) o includere contenuto di terzi (ad es. rassegne stampa). Le modalità di distribuzione devono tener conto delle aspettative della domanda relativamente al grado di automatismo previsto nel ricevere le informazioni (es. nel caso del newspaper ricevuto via e-mail l’ utente dopo essersi abbonato non deve fare nulla per andare a scaricarsi il contenuto degli articoli, se non aprire la sua casella postale). Prima di decidere il prezzo del contenuto offerto (e le modalità di calcolo del prezzo che possono essere sia a forfait che a consumo) è inoltre necessario assumere decisioni relativamente al modello di business da adottare (cioè decidere quanto e se dare peso alla vendita di pubblicità nel sito).
In effetti nello specifico dell’ Internet publishing bisogna scegliere tra diverse opzioni di costruzione del flusso di fatturato:
1. modello di business content-based (che prevede il pagamento del contenuto da parte degli utenti);
2. modello di business advertising-based (che prevede la vendita di pubblicità per finanziare la produzione di contenuto gratuito).
La maggior parte delle iniziative, però, si basa su modelli di business misti e quindi la scelta vera di fatto riguarda il peso delle diverse opzioni nella formula.
In Italia, secondo i risultati della ricerca dell’ Osservatorio Internet Italia, non sembrano esserci resistenze culturali al pagamento dell’ informazione on line, anche se le aspettative degli utenti si rivolgono verso prezzi sicuramente inferiori ai prezzi dei prodotti su carta. Sapere che non ci sono resistenze nel mercato però non basta per prevedere il successo di una operazione a pagamento.
Basti pensare che molte delle iniziative di successo in rete sono basate sulla raccolta di pubblicità (v. CNN negli USA ma anche le iniziative dei maggiori quotidiani italiani). Wall Street Journal invece segue il modello basato sul supporto dei lettori, e infatti ha più di 250.000 abbonati paganti. Proprio recentemente il San Josè Mercury News e il New York Times hanno abbandonato l’ idea di far pagare il consumo di contenuto (rimangono a pagamento però alcuni servizi).
Considerando che allo stesso tempo gli editori si sono anche accorti della velleità delle enormi aspettative riposte nell’ esclusivo supporto da parte del fatturato pubblicitario (v. ad esempio Pathfinder di Time Warner) è cominciata la ricerca di modelli completamente nuovi e più complessi degli attuali. Contemporaneamente il quadro si è complicato perchè la ricerca di fatturato (soprattutto pubblicitario) da parte di soggetti diversi (giornali, motori di ricerca, siti di ingresso al web degli Internet provider, associazioni, comunità on line, etc.) ha creato turbolenza competitiva.
Sono quindi apparse alcune nuove formule di business nel mercato del publishing e della pubblicità on line:
1. il modello di business multirevenue;
2. il modello di business portal;
3. il modello di business mind-merchant.
Il modello di business multirevenue ha le sue basi nel riconoscere che la relazione che un giornale on line instaura con i suoi lettori è un patrimonio di fiducia che può generare sempre maggiore valore e reddito. Con questa formula sul sito del giornale on line si possono acquistare anche altri prodotti e servizi. All’ inizio queste nuove funzioni di e-commerce facevano riferimento soprattutto all’ area della comunicazione e della cultura (acquisto di libri e ricerca, prenotazioni di spettacoli ed eventi culturali) ma sempre più si stanno spostando in ambiti diversi. CNN e Wall Street Journal vendono viaggi. Il sito di Time Warner Pathfinder, che include la maggiori pubblicazioni dell’ editore, ha da tempo abbracciato questa impostazione e oggi vende oltre a libri e CD anche computers, viaggi, oggetti da giardinaggio, e altro. Il Sole 24 ore in Italia vende libri e rapporti.
La differenza tra il modello advertising-based e il modello di intermediazione è che nel primo caso il sito di publishing ospita pubblicità in cambio del pagamento degli spazi, mentre nel secondo caso il giornale promuove (anche solo ospitando l’ ingresso ai negozi on line) beni e servizi di terzi, che ripagano questo servizio con il pagamento di una commissione di vendita (v. ad esempio il programma commerciale di Amazon.com, la libreria on line).
Il modello di business portal si basa, invece, sulla possibilità di costruire grandi flussi di traffico a partire dall’ offerta di servizi di ingresso (anche personalizzati) a tutto il web.
Il modello di business mind-merchant si basa sullo spostamento di reddito pubblicitario dall’ editore a nuovi soggetti che possono essere definiti “intermediari di attenzione”.
Questi sono servizi (come nel caso di NetFraternity.net) che, in cambio della possibilità di navigare gratuitamente sul web, dopo aver richiesto una registrazione personale, rilasciano sul PC del singolo utente un software di tracking della navigazione, che permette di mandare banner targettizzati sullo schermo del computer. L’effetto sugli editori online è che rischiano di essere spinti sempre più verso la vendita dei contenuti a causa della ridotta disponibilità di reddito da pubblicità, a meno che non imitino essi stessi il nuovo modello (operazione difficile per chi non fa parte del mondo pubblicitario).
In sintesi la vera novità del settore sui modelli di business è la consapevolezza che non c’è un unico modello di business vincente ; deve essere studiato per la singola combinazione prodotto-mercato. Ma qualsiasi possa essere la soluzione adottata è necessario che il livello di traffico del sito debba essere molto alto, in caso contrario non c’è modello di business che tenga.

2. Situazione normativa
Di editoria elettronica si parla già nella legge n. 249 del 1997 (c.d. legge Maccanico), istitutiva dell’Autorità garante delle comunicazioni, dove per la prima volta viene disciplinato in maniera unitaria tutto il sistema delle comunicazioni, riunendo in un unico testo normativo, le discipline fino ad allora separate e distinte, dell’editoria, dell’audiovisivo e delle telecomunicazioni, settori che attraverso una serie di processi di trasformazione, legati in primo luogo allo sviluppo dell’informatica e del sistema digitale, sono entrati, secondo un’espressione di comune impiego, in convergenza multimediale. Difatti la tecnologia digitale permette ormai di fornire, su reti diverse, i servizi tradizionali e quelli nuovi (trasmissioni vocali, dati, suoni o immagini) e il mercato mostra che gli operatori dei settori interessati dalla convergenza (telecomunicazioni, media e tecnologie dell’informazione) stanno cogliendo le opportunità offerte dai progressi tecnologici per migliorare i servizi tradizionali e per sviluppare nuovi prodotti quali, a titolo di esempio, comunicazioni vocali via internet, servizi on-line e servizi televisivi in comune, diffusione via web di informazioni, notizie, concerti ecc.
La legge n. 62/2001 mantiene l’approccio unitario del sistema delle comunicazioni seguendo la linea tracciata dalla legge Maccanico; tuttavia, il riferimento all’editoria elettronica e digitale, considerata come parte integrante del sistema delle comunicazioni e l’affermarsi della convergenza multimediale, hanno finito per mettere in crisi i principi della tradizionale normativa del settore editoriale, rendendo sempre più urgente la soluzione normativa di problematiche attinenti al superamento del concetto di stampato, alla certezza della qualità dei messaggi informativi diffusi in rete, alla distinzione rispetto a messaggi di diversa natura, alla necessità di un compiuto inquadramento dei diversi prodotti editoriali, sia tradizionali che innovativi, nonchè, infine, alla definizione di impresa editrice, con specifico riguardo agli obblighi di registrazione e alla revisione del sistema delle provvidenze.
Sebbene la nuova legge possa ad un una prima superficiale indagine apparire in grado di dare risposte alle numerose problematiche appena ricordate, in realtà contribuisce a complicare il quadro giuridico di riferimento senza dare un reale apporto chiarificatorio; essa, infatti ridefinisce sì la nozione di prodotto editoriale alla luce dello sviluppo del sistema informatico e digitale, ma solo ai fini della legge n. 62/2001, e cioè al fine di usufruire di certe provvidenze. In più la seconda parte del terzo comma dell’art. 1, aggiunge che se il prodotto editoriale, nel quale come si vedrà rientra anche il prodotto on line, viene diffuso al pubblico con “periodicità regolare” ed è contraddistinto da “una testata, costituente elemento identificativo del prodotto”, è sottoposto, altresì, agli obblighi previsti dall’art. 5 della legge 47/1948, ossia, in particolare, all’obbligo di registrazione presso la cancelleria del tribunale, pena incorrere nel reato di stampa clandestina, come previsto dall’art. 16, legge 47/’48. Tale registrazione, che è anche condizione per l’inizio della pubblicazione, può avvenire solo nell’ipotesi in cui vi siano una serie di requisiti, tra i quali, per esempio, la presenza di un direttore responsabile iscritto all’albo dei giornalisti professionisti o pubblicisti (norma legittima secondo la sentenza n.98/1968 della Corte Costituzionale).
Ovviamente una simile disposizione fa nascere lo spettro della piena equiparazione del prodotto editoriale on line a quello tradizionale con difficoltà non indifferenti. In effetti la legge 62/2001 all’art. 1 per prodotto editoriale, al fine di comprendere più fattispecie possibili, fornisce una definizione estremamente generica “prodotto realizzato.........su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico......”. Ma, a dire il vero, riesce davvero molto difficile far rientrare nella nozione di prodotto editoriale qualsiasi tipologia di flusso di informazioni che contraddistingue la nostra società. La dottrina prevalente, ha quindi, sin dall’inizio dell’operatività della legge, contestato questa definizione di prodotto editoriale ritenendola vaga ed imprecisa, giustificata solo dalla necessità di fornire al mondo dell’editoria dei meccanismi di erogazione di provvidenze o di agevolazioni pubbliche. D’altronde la legge 62/01 non può ricondurre ad una stessa realtà un prodotto informativo telematico e quello cartaceo in quanto quest’ultimo è caratterizzato da fattori fisici, mentre l’informazione telematica è caratterizzata dalla virtualità. In effetti, come è stato giustamente specificato in dottrina, l’informazione si articola ed è la materia prima di determinati prodotti, dando vita ad imprese e specializzazioni professionali essenzialmente a partire dal mezzo: i prodotti cartacei si differenziano in relazione al supporto (quotidiano, libro ecc.), quelli radiofonici e televisivi in relazione alla dimensione temporale, quelli elettronici alle modalità di fruizione (cd, on-line). Vi sono dei prodotti informativi che combinano le diverse caratteristiche (si pensi alle opere multimediali), ma solitamente attorno a ciascun mezzo si organizza un’industria con proprie specifiche caratteristiche che si presentano con sistematicità e servono a distinguere l’una dall’altra.
Per questo motivo è stato argutamente osservato che al massimo la rete, considerata la sua dimensione globale, può essere vista come un grande canale di “distribuzione” del prodotto editoriale, ma mai quest’ultimo può essere identificato con un sito internet.
Anche se l’allarme sollevato dalla stessa normativa, è parzialmente rientrato con l’avvento della legge comunitaria 2001, che prevede esplicitamente all’art. 31 lett. a) che l'obbligo di registrazione della testata editoriale telematica si applica esclusivamente alle attività per le quali i prestatori del servizio intendano avvalersi delle provvidenze previste dalla legge 7 marzo 2001, n. 62, o che comunque ne facciano specifica richiesta (tale disposizione è stata confermata dall’art. 7 del d.lgs. n. 70/2003), non si può fare a meno di osservare che in questo modo non viene di certo liberalizzata la diffusione delle informazioni tramite Internet in quanto subordinando comunque l’elargizione delle provvidenze statali all’adempimento dell’obbligo della registrazione, conferma un regime vincolistico e diciamolo pure clientelare dal punto di vista politico con un’ingerenza dello Stato nell’attività economica dei privati, che in alcuni casi si sostanzia in un vero e proprio controllo pubblico. È vero che una simile politica assistenzialistica produce effetti aberranti nei confronti dello spirito concorrenziale che, come è noto, anima il mercato e produce, come ulteriore effetto indiretto, un notevole miglioramento della qualità, ma è pur vero che l’introduzione di provvidenze statali crea, sia da un punto di vista formale che sostanziale, una produzione editoriale di serie A e una produzione editoriale di serie B e una volta che tale sistema dovesse affermarsi (nonostante la limitazione della portata dell’obbligo di registrazione) anche nella rete, non pochi sarebbero i riflessi negativi nei confronti di quei principi sacri di Internet come l’autonomia, l’indipendenza, la libertà dell’informazione.
Si consideri, inoltre, che la tesi della registrazione finalizzata alla fruizione di provvidenze viene a creare un doppio regime di dubbia legittimità costituzionale che vede, da un lato, imprese editoriali interessate ai finanziamenti pubblici soggette al rispetto di determinati requisiti ed obblighi penalmente sanzionati, e dall’altro imprese non interessate alle sovvenzioni pubbliche, magari perchè finanziate da grandi gruppi industriali, le cui testate risultano esonerate dal rispetto dell’art. 5 della legge n. 47/48 e dai vincoli conseguenti senza incorrere in alcuna sanzione.
Come se non bastasse esiste sempre e lo ricorda l’art. 16 della legge n.62/2001 l'iscrizione al registro degli operatori di comunicazione (ROC), ai sensi dell'articolo 1 (comma 6, lettera a, numero 5) della legge 31 luglio 1997 n. 249, ed anzi chi si iscrive al ROC comunque è esentato dall'osservanza degli obblighi previsti dall'articolo 5 della legge 8 febbraio 1948 n. 47.

3. Una nuova soluzione
La diffusione di Internet rappresenta un mezzo di comunicazione che una parte ormai rilevante dei cittadini italiani può usare per diffondere le proprie idee, ma una serie di disposizioni vecchie e nuove tende a impedire il godimento di questo diritto.
L’equivoco nasce dal fatto di aver introdotto una nozione eccessivamente generica di prodotto editoriale che ha lasciato in sospeso vari problemi legati al diritto di informazione in rete, quali la distinzione tra siti di informazione professionale ed amatoriale e la necessità di introdurre, nel rispetto dei valori costituzionalmente tutelati, un quadro normativo nuovo in grado di far propri i caratteri peculiari dell’editoria elettronica e soprattutto la sua spiccata dimensione sovranazionale. Anche il parlamento europeo, del resto, ha palesato l’esigenza di introdurre uno specifico quadro legislativo sull’editoria elettronica proprio in considerazione dei progressi tecnologici raggiunti nel settore.
A livello comunitario il contesto normativo in cui opera l’editoria è molto limitato. Numerosi controlli sui media radiotelevisivi si applicano anche al settore dell’editoria (in particolare alla stampa) perché riflettono gli obiettivi di interesse pubblico comuni ad entrambi i settori. Nell’editoria, tuttavia, alcuni principi vengono applicati da organismi di autoregolamentazione quali albi professionali e codici di comportamento, in contrasto con i più ampi poteri d’intervento normativo nel campo delle emissioni radiotelevisive, mentre la normativa generale (morale pubblica, pubblicità, protezione dei diritti intellettuali, accesso ai documenti ecc.) si applica in buona parte anche al settore dell’editoria.
La nascita di nuovi servizi e lo sviluppo di quelli esistenti ha ampliato il mercato mondiale dell’informazione e aperto nuove strade ai cittadini sfruttando il ricco patrimonio culturale europeo, il suo potenziale innovativo e le sue ambizioni creative. Lo sviluppo dei nuovi servizi della società dell’informazione e in particolare dell’editoria elettronica, rischia, peraltro, di essere ostacolato dal sopravvivere di barriere di tipo normativo. Le norme attuali sono state create in un contesto nazionale analogico e per lo più monomediale, ma i servizi vanno sempre più spesso al di là dei tradizionali limiti di settore e geografici e possono essere diffusi su una gran varietà di piattaforme di comunicazione. Nonostante ciò ed eccettuata la normativa sull’autorità garante delle comunicazioni, il legislatore nazionale non ha mai affrontato in una visione globale i problemi legati ai singoli comparti informativi, sebbene abbia avuto più volte la possibilità di provvedere in tal senso, ad esempio quando si è apprestato a dettare gli specifici quadri normativi entro cui regolare i vari strumenti di comunicazione; per ciò che concerne l’editoria, poi, neppure l’esplicito superamento del concetto di stampato e la contestuale introduzione dell’ampia nozione di prodotto editoriale sono stati sufficienti per ridisciplinare, in un contesto multimediale, l’editoria in quanto servizio della società dell’informazione. Ciò non significa, tuttavia, che la convergenza nelle tecnologie, nei servizi o nei mercati richieda necessariamente una normativa uniforme, in quanto le caratteristiche specifiche di ciascun settore relativo all’informazione ha bisogno di essere regolato separatamente se se ne vuole garantire l’efficacia e la qualità. È necessario, dunque affrontare i problemi e indicare soluzioni tenendo conto degli interessi specifici dell’editoria on-line dimenticando per un attimo la necessità di creare a tutti i costi un’uniformità tra mondo on line e mondo off line che può solo danneggiare ed imbrigliare l’editoria on line.
A questo punto, però, è necessario fare un’altra importante precisazione: l'editoria on line fa parte della più ampia categoria dell'editoria digitale, ma da questa si differenzia per una serie significativa di elementi distintivi. Riportando la definizione del Garante per le comunicazioni“per editoria elettronica si intendono tutti i prodotti mediali non a stampa, pubblicati in formato digitale e indirizzati ad un pubblico identificabile, che presentano tre componeneti strutturali: a) multimedialità; ipertestualità; interattività” . Nella citata relazione del Garante troviamo la distinzione tra editoria on line ed editoria off line: “La pubblicazione può essere diffusa e resa accessibile on line, oppure mediante supporti off line (Cd-rom, Dvd, consolle di gioco)”. Nella legge 62/2001 invece con quella ampia definizione di prodotto editoriale si fa un discorso troppo vago e generico.
Un’importante osservazione va fatta sulla distinzione tra prodotto elettronico o digitale in linea e fuori linea. Indipendentemente dalla tecnologia digitale usata, che può essere comune ad entrambe le categorie, la differenza principale consiste nelle modalità di accesso, da un lato e dalla virtualità dell'uno contro la materialità dell'altro mezzo.
Nel tener conto, quindi, di questa rilevanza e peculiarità dell’editoria on line non si può far a meno di sottolineare che una delle novità che erano contenute nel disegno di legge iniziale della 62/2001, era il fatto che ai fini del concorso dell'accesso al sistema delle provvidenze veniva sostituito il criterio della tiratura con quello della diffusione, questo elemento di forte innovazione, invece, non è passato, cioè non è passata la sostituzione del criterio della tiratura col criterio della diffusione per motivi collegati alla difficoltà di precisare il concetto effettivo di diffusione, difficoltà che sostanzialmente avrebbe ritardato i lavori e dunque l'approvazione della legge. Il problema rimane tuttavia in piedi, in quanto il criterio della tiratura ha portato a notevoli distorsioni nella materia delle misure di sostegno, ponendo la necessità di una sua sostituzione, al fine in primo luogo di un buon funzionamento del nuovo meccanismo, che ne potrebbe rimanere inceppato.
In sintesi l'editoria della carta stampata ha collaudato un equilibrio, difettoso quanto si vuole, ma funzionante, tra produttori e consumatori di notizie. Sappiamo che ci sono le imprese editoriali (con proprietà più o meno "pure") e che i giornali che mandano in edicola sono finanziati in due modi fondamentali: le copie acquistate dai lettori e la pubblicità. Ora, l'editoria on line sembra avere nei suoi cromosomi una caratteristica nuova: i lettori non comprano, guardano gratis. Dal momento che Internet offre tanti contenuti gratis e che una legge fondamentale della "webonomics" è "get it free", ovvero "prendi gratis", succede che viene meno quel misuratore efficace e diretto del gradimento del pubblico che è l'edicola, un posto dove si paga. Rimane sicuramente la pubblicità, ma anche altro come si è visto, ad alimentare l'editoria on line ed il tutto si misura in contatti. Questo schema assomiglia a quello della televisione che i contatti li chiama "audience". Anche in questo caso va però trovato, innanzitutto, un ente che abbia una funzione indiscussa di certificazione tenuto conto, poi, della validazione dei visitatori e del totale delle pagine aperte rilevate sul sito di ogni singolo editore, o con sistemi interni successivamente certificati, o ad opera di società terze, secondo parametri omogenei e concordati, quali quelli elaborati da Audiweb (http://www.audiweb.it/).
In particolare secondo tali parametri le metriche indicate sono valide sia per i sistemi server based sia per quelli browser based.
Le modalità di fornitura dei dati al mercato dovranno consentire la possibilità di identificare e scorporare determinate tipologie di traffico, per permettere una corretta confrontabilità dei dati e analizzare il peso dei singoli fenomeni (come ad esempio traffico interno, traffico generato da pagine con autorefresh, chat, forum, ecc.).
Le metriche proposte andranno prodotte sia per traffico lordo che per traffico netto (al netto cioè degli indirizzi IP delle reti o server interni della property, dell’editore e della concessionaria) e sono:
Visita – una o più richieste consecutive fatte dallo stesso visitatore all’interno di un sito con un tempo limite di inattività di 30 minuti. La ripresa dell’attività dopo 30 minuti sarà conteggiata come una seconda visita. Non devono essere considerate le attività di robot e spider.
Browser unici – il numero di browser diversi che, in un determinato arco temporale, effettuano una o più visite a un sito. Sono convenzionalmente identificati da un cookie unico nel caso dei sistemi browser based, o nel caso dei sistemi server based da una combinazione unica di IP address + un altro indicatore che può essere uno user agent, un cookie, un registration_ID. Deve essere comunque sempre disponibile, per eventuali controlli, il dato relativo al numero degli IP univoci nel medesimo arco temporale.Il numero dei Browser Unici deve essere depurato dalle attività di robot e spider.Questa definizione è stata modificata anticipando una definizione internazionale che meglio identifica ciò che viene effettivamente misurato.
Pagine Viste – si intende per pagina un documento che contiene testo, immagini, suoni o altri oggetti. Si intende per “Pagina Vista” una richiesta esplicita, fatta da un utente, depurata dalle attività di robot, spider ecc, da eventuali codici di errore. Nel caso il sistema lo consenta, il tag di misurazione deve essere posizionato in fondo alla pagina e quindi sarà considerata pagina vista quella interamente scaricata e visualizzata sullo schermo dell’utente.
Si considera “Pagina Vista” anche quella proveniente da cache e da proxy, se puntualmente misurabile.
Nella misurazione di una pagina e nello stabilire le regole del processo di misurazione è molto importante decidere come considerare le varie tipologie di pagine.
Autorefreshed pages = sono misurate tutte. Quelle con un tempo di refresh inferiore ai 15’ dovranno essere esposte in modo separato e identificabile rispetto alle altre. Dovrà in ogni caso essere dichiarato dall’editore il tempo di refresh applicato.
Pagine a frame = per ogni pagina non può essere conteggiato più di un frame. Anche in questo caso sarà importante la corretta dichiarazione dell’editore su quale è il frame considerato più rilevante e che quindi deve essere conteggiato.
Le pagine generate da sistemi chat, forum, instant message, personal pages sono misurate ma devono poter essere identificabili anche separatamente, se necessario. Tempo medio speso per pagina – il tempo in minuti e secondi trascorso sulla pagina.
Durata della visita – il tempo in minuti e secondi della visita.


Intervento proposto
L’intervento proposto è semplice e si fonda esclusivamente sulla modifica ed integrazione dell’art. 1 della legge 62/2001 prevedendo accanto alla figura generica del prodotto editoriale una più specifica figura di prodotto editoriale elettronico che a sua volta si distingue in prodotto on line e off line.
Il senso di questa ulteriore distinzione è quello di favorire l’elargizione di provvidenze a favore solo di quel prodotto editoriale elettronico che abbia una minima diffusione on line da certificare secondo criteri uniformi dettati da codici di autoregolamentazione elaborati dalle parti più rappresentative del settore.
Appare ormai del tutto anacronistico ed inopportuno subordinare all’osservanza di criteri formali e validi per il prodotto editoriale classico l’elargizione di provvidenze a favore del prodotto editoriale on line.
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giovedì 16 ottobre 2008

La "Rete" per combattere la "spazzatura spaziale"


Scienziati nel Regno Unito hanno utilizzato la teoria della rete per individuare quali oggetti in orbita attorno alla Terra devono essere assolutamente eliminati. Il loro strumento matematico rivela i legami tra i detriti spaziali conosciuti e localizza quelli che possiedono il numero maggiore di collegamenti ad altri oggetti. Prendere di mira questi oggetti fortemente collegati faciliterà in modo significativo la pianificazione della pulizia spaziale. I detriti spaziali, chiamati anche "detriti orbitali" o "spazzatura spaziale", sono oggetti prodotti dall'uomo che si trovano in orbita senza uno scopo utile. Tra gli oggetti più interessanti ci sono una macchina fotografica perduta, una chiave inglese e uno spazzolino da denti, oltre a rifiuti abbandonati dai cosmonauti. Tuttavia, a causa del luogo in cui sono stati abbandonati, la maggior parte di questi oggetti rientrano nell'atmosfera terrestre in breve tempo e non rappresentano un contributo significativo al problema dei detriti spaziali. Sono piuttosto le esplosioni degli stadi superiori dei razzi ad aver causato seri problemi, rilasciando, secondo delle stime, 100 tonnellate di frammenti che rimangono in un'orbita bassa. Oltre a questi frammenti prodotti dalle esplosioni, rimangono in orbita satelliti non necessari, oggetti associati ai satelliti (come i bulloni) e razzi usati, che rappresentano un reale pericolo per i satelliti funzionanti e per i veicoli spaziali. Molti pezzi più piccoli viaggiano a velocità che raggiungono i 10 km al secondo e possono causare dei gravi danni, creando ulteriori detriti durante questo processo (questo scenario è chiamato sindrome di Kessler). I detriti spaziali sono uno dei maggiori pericoli che le missioni spaziali si trovano ad affrontare, compresa la missione al telescopio spaziale Hubble programmata per oggi (che è stata rinviata). Ad un'altitudine di quasi 600 km, il telescopio si trova in un ambiente abbastanza pieno di rifiuti e c'è il rischio che la missione di manutenzione subisca un impatto catastrofico. Pertanto, sono state pianificate delle contromisure. A causa del pericolo molto reale di collisioni, la Stazione Spaziale Internazionale è stata dotata di protezioni per difendersi da questi oggetti che viaggiano ad alta velocità. Fare dei piani per "fare piazza pulita" dei detriti è reso più complicato dal fatto che il numero di oggetti continua a crescere, sia a causa del lancio di nuovi satelliti che a causa delle collisioni tra gli oggetti già presenti. Una pianificazione efficace dipende dalla capacità degli scienziati di individuare gli oggetti a maggior rischio di collisione. Rebecca Newland dell'Università di Southampton nel Regno Unito, insieme a una squadra guidata dal dott. Hugh Lewis, ha creato un modello matematico di rete che classifica gli oggetti in base al rischio che presentano, in modo da poterli selezionare per la rimozione dall'orbita. I ricercatori hanno tentato di stabilire quanti collegamenti potenziali ciascun oggetto conosciuto possiede con altri oggetti. "L'ambiente dei detriti spaziali può essere immaginato come una rete in cui i pezzi di detriti sono collegati se c'è la possibilità che entrino in collisione," ha spiegato Newland. "Una volta costruita la rete, essa può essere analizzata per individuare gli oggetti che sono importanti per la struttura complessiva della rete stessa." Ha poi aggiunto, "Per distruggere una rete, sarebbe necessario individuare e rimuovere gli oggetti chiave, allo stesso modo in cui per paralizzare Internet ci si dovrebbe concentrare sulla rimozione dei router con più connessioni." La Newland ha spiegato che il modello di rete crea simulazioni per prevedere gli ambienti spaziali futuri, basandosi su banche dati sugli gli oggetti attualmente in orbita, come quelle mantenute dalla NASA e dall'Agenzia spaziale europea. "Intendiamo sviluppare ulteriormente lo strumento aggiungendo più dettagli sugli oggetti, come ad esempio la loro massa, che è un fattore molto importante," ha detto. "Il modello ora crea previsioni su come sarà l'ambiente spaziale tra 200 anni. Se avremo più dati, soprattutto riguardanti la massa dei detriti, e informazioni più aggiornate su dove si trovano gli oggetti, il modello potrà fare migliori previsioni." Il nuovo strumento, presentato dal dott. Lewis la scorsa settimana a Glasgow, al 59° Congresso astronautico internazionale, ha il potenziale per aiutare a rallentare la produzione di detriti spaziali, riducendo in modo efficace il rischio che questi oggetti rappresentano per i veicoli spaziali e per gli astronauti.
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mercoledì 15 ottobre 2008

E' arrivato il "pizzo informatico"

La camorra e la mafia per stare al passo con la tecnologia si aggiornano e sbarcano su Internet. Nata con le transazioni bancarie, tra la Colombia e la Svizzera, per pagare le rette del narcotraffico ai tempi di Pablo Escobar, la criminalità informatica ha fatto un salto di qualità.
La novità è il “pizzo informatico”. Un vero e proprio taglieggiamento perpetrato ai danni di imprenditori , che con coraggio e non pochi investimenti, hanno trasferito la propria attività on-line.
Il Commercio elettronico negli ultimi anni ha fatto passi da gigante e molte aziende vendono in rete qualsiasi tipo di merce. Dal libro e-book al brano musicale mp3. Dallo spazzolino dei denti che vibra, alla crema antirughe, alle alghe cinesi. Tanto traffico, tanto business. E dove aumentano gli affari la criminalità fa banco.
Le minacce arrivano con la compiacenza di tecnici informatici senza scrupoli che invece di far saltare le vetrine o le saracinesche alla vecchia maniera, attaccano con software ed hardware i computer ed i server dei malcapitati, bloccando ordini, operazioni di magazzino, che, anche se non visibili come negozi o industrie, ci sono e fruttano tanto. L’avvertimento è come quello solito. Cambia solo la tecnica, difatti, arriva un’e-mail anonima: “O paghi o ti blocchiamo il sito internet”, non ci rispondi? E noi ti chiudiamo il business, basta un click”. E chissà se poi si passa alla violenza fisica.
Certo, ormai, in un mondo fatto di economia globale, di banche computerizzate, di processo telematico, le truffe on-line hanno già superato quelle tradizionali. E allora, nel nostro futuro dove non si potrà bloccare il progresso, riuscirà la “sicurezza” a stare al passo?
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martedì 14 ottobre 2008

SECOQC: comunicazione sicura con la crittografia quantistica


L'8 ottobre, durante un incontro a Vienna, in Austria, il progetto SECOQC ("Development of a global network for secure communication based on quantum cryptography"), finanziato dall'UE, ha dimostrato per la prima volta la comunicazione sicura usando la crittografia quantistica in una rete di comunicazioni commerciale. La "meccanica quantistica" descrive il modo in cui comprendiamo la natura fondamentale delle cose a livello infinitesimale. Curiosamente, il solo gesto di misurare un sistema quantistico crea un disturbo.
La crittografia quantistica, chiamata anche distribuzione a chiave quantistica (QKD), utilizza la meccanica quantistica per creare una comunicazione "sicura", nella quale chiunque ascolta può essere individuato. Nella crittografia tradizionale vengono usate delle funzioni matematiche per creare difficoltà per qualsiasi intruso. Questi sistemi non possono garantire la sicurezza; la loro codifica è solida, ma non impossibile da forzare. La QKD permette a due parti di produrre una "chiave" condivisa che possono usare per codificare e decodificare messaggi. Una persona che origlia avrebbe bisogno di prendere in qualche modo le misure di questa chiave, e questo basterebbe a creare delle anomalie nel sistema di comunicazione. In altre parole, una parte terza può essere individuata dalle stesse leggi di natura che controllano il sistema.
Il progetto SECOQC si propone di creare una rete di comunicazioni a lungo raggio e ad alta sicurezza che combina la QKD con l'informatica classica. Nello scorso decennio sono stati fatti grandi progressi nel campo della crittografia quantistica, e già esistono prodotti QKD che connettono due utenti che si trovano a breve distanza l'uno dall'altro. Tuttavia, rimanevano importanti ostacoli che rendevano difficile l'uso pratico di questa tecnologia.
Il primo problema era rappresentato dal fatto che il sistema quantistico usa oggetti quantistici: fotoni, che sfrecciano un milione di volte al secondo lungo fibre ottiche. I fotoni che viaggiano lungo fibre ottiche vengono persi nelle distanze più lunghe, rendendo la generazione di chiavi molto lenta.
Un'altra difficoltà era che la comunicazione tra due utenti poteva essere interrotta semplicemente tagliando la fibra o creando un'interferenza al segnale. Le interruzioni possono essere disastrose per le industrie, e sviluppare una rete che sia al contempo sicura e resistente era essenziale per integrare la QKD con le moderne applicazioni industriali.
SECOQC ha installato la rete di dispositivi crittografici in un anello standard di comunicazioni a fibre ottiche (fornito dal partner di progetto Siemens) intorno a Vienna. I sei nodi e gli otto collegamenti sono posti a distanze comprese tra 6 e 82 kilometri. Durante la conferenza i partner del progetto hanno verificato che il sistema funziona: sono state dimostrate la generazione e la distribuzione di chiavi su tutta la rete, la localizzazione di chi origlia e altre funzionalità della rete. La rete SECOQC è riuscita ad essere sia resistente che sicura. La rete ha reso possibile il superamento di distanze maggiori tra gli utenti e ha permesso di scegliere in modo automatico percorsi alternativi tra gli utenti. Questo ha reso la generazione di chiavi più veloce e ha offerto un accorgimento automatico nel caso vi sia un'interruzione nella linea di comunicazione.
La felice conclusione del progetto durato quattro anni fornisce una base per gli operatori delle telecomunicazioni per sviluppare prodotti e servizi basati sulla QKD che possono essere integrati nelle moderne applicazioni industriali.
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DTT: Insediato il Comitato Italia Digitale



Si è insediato a Roma il Comitato Nazionale Italia Digitale (CNID), l’organismo presieduto dal Sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani che è affiancato dai vicepresidenti Stefano Mannoni, Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e Andrea Ambrogetti, Presidente di DGTVi. Nel corso dell’incontro – informa una nota - il Sottosegretario ha confermato le linee generali del piano di digitalizzazione del paese sulla base del calendario stabilito dal decreto del 10 settembre e che prevede la completa digitalizzazione della Sardegna entro la fine di ottobre, il passaggio del 70 per cento degli italiani alla nuova tecnologia entro il 2010 e il completamento del progetto al 31 dicembre del 2012.
All’incontro, al quale hanno anche partecipato i rappresentanti dei broadcaster, delle regioni inizialmente coinvolte nelle operazioni di digitalizzazione, delle industrie manifatturiere e dei consumatori, sono state affrontate le tematiche tecniche-operative e finanziarie della transizione dall’analogico al digitale secondo le specificità delle diverse aree e – conclude la nota - sono stati nominati i coordinatori delle quattro aree operative: area tecnica e sviluppo reti, monitoraggio e dati, comunicazione e assistenza utenti e, infine, area connessa alle problematiche specifiche del servizio pubblico radiotelevisivo.
accordo banda larga digitale broadcaster digitalizzazione Italia DTT

lunedì 13 ottobre 2008

ANDIP: un semplice sms può violare la privacy dei cittadini


L’ANDIP (Associazione Nazionale per la Difesa della Privacy) apprende con grande preoccupazione la notizia che sta sconvolgendo la città di Napoli ed ormai tutta l’Italia. Purtroppo sembrerebbe che con un semplice sms sia possibile intercettare le telefonate in entrata ed in uscita del cellulare interessato nonché utilizzare lo stesso, anche se spento, per le intercettazioni ambientali. Su questo sta indagando la polizia postale di Napoli dopo che sono state presentate due denunce. Il meccanismo è semplice: sul cellulare arriva un sms sconosciuto, basta aprirlo per avviare la procedura di download di un virus, in particolare un trojan, che penetra nella memoria del cellulare. Sul telefonino si scarica un software che consente il collegamento con un altro cellulare: quando si ricevono o si fanno telefonate, dal cellulare collegato si puo' ascoltare la conversazione.
Il Presidente dell’ANDIP avv. Michele Iaselli ha dichiarato, con viva preoccupazione, che purtroppo il progresso tecnologico può presentare questi rischi molto seri che attentano alla libertà dei cittadini e del resto era noto che il progressivo sviluppo delle comunicazioni elettroniche da un lato avrebbe comportato indiscutibili vantaggi in termini di semplificazione e rapidità nel reperimento e nello scambio di informazioni fra utenti, mentre dall’altro avrebbe provocato un enorme incremento del numero e delle tipologie di dati personali trasmessi e scambiati, nonché dei pericoli connessi al loro illecito utilizzo da parte di terzi non autorizzati. Ma ciò che veramente sconvolge, continua il Presidente, è la facilità con cui sembra possa essere messo sotto controllo un cellulare e la possibilità che tali azioni possano avere la regia della criminalità organizzata con collegamenti all’estero.
L’ANDIP resta ovviamente in attesa dei risultati delle indagini della polizia postale con la speranza che possano essere al più presto forniti chiarimenti sull’intera vicenda e non esclude iniziative ufficiali a tutela dei propri associati.
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domenica 12 ottobre 2008

Polibio.it: Master in Diritto delle Tecnologie Informatiche


Il master, organizzato dal centro studi “Polibio” (gratuito per gli associati) si terra’ a Napoli con inizio il 18 ottobre 2008 presso l’Istituto G. B. De La Salle ed intende offrire a giuristi, professionisti, esperti di sicurezza informatica, operatori della P.A., conoscenze approfondite e competenze specifiche nell'ambito del diritto delle tecnologie informatiche.
Come e’ noto il legislatore nel quadro di una sempre piu’ crescente informatizzazione della societa’ civile e’ intervenuto piu’ volte a regolamentare specifici settori quali la tutela della privacy delle banche dati, il documento e la firma elettronica, l’e-government, Internet.
Sono state proprio le trasformazioni indotte dall’affermarsi della Societa’ dell’Informazione, l’evoluzione delle tecnologie ed i cambiamenti strutturali e culturali della comunicazione, che hanno determinato nuove prospettive per l’evoluzione della nostra realta’ sociale e continue modificazioni sia delle norme che delle professionalita’ degli operatori pubblici e privati: accanto ad aree regolate si registrano ed interagiscono aree da regolare che spesso si intrecciano, e a volte si sovrappongono, alle normative nazionali, internazionali e transnazionali.
Con l’avvento del Codice dell’Amministrazione digitale le banche dati e le anagrafi elettroniche delle Pubbliche amministrazioni sono obbligate a "dialogare" per accelerare le procedure e garantire legalita’ e trasparenza. I documenti informatici hanno pieno valore probatorio. Documenti, libri, repertori, scritture anche contabili potranno essere conservati su supporti informatici, eliminando cosi’ una enorme quantita’ di carta e ottenendo rilevanti risparmi. Viene ad essere rafforzato il diritto dei cittadini a scambiare comunicazioni mediante posta elettronica con le PA, non piu’ solo con quelle centrali ma anche con quelle locali e - in caso di mancata risposta – si riconosce loro il diritto di rivolgersi al giudice amministrativo per obbligare i pubblici uffici a rispettare tale obbligo.
Alla luce di tali importanti cambiamenti questo master propone un percorso formativo che intende condurre la preparazione culturale generale dei partecipanti ad integrarsi con le conoscenze informatiche verso la formazione e la specializzazione di figure professionali che siano in grado di affrontare con la dovuta competenza tutte le problematiche che l’avvento dell’informatica puo’ comportare nell’attuale societa’.
L'attenzione verra’ quindi focalizzata sugli argomenti fondamentali di carattere giuridico, tecnologico e metodologico con un'occhio particolare alle diverse connessioni di carattere interdisciplinare.
Il Master, organizzato dal centro studi “Polibio”, mira ad una professionalita’ particolarmente innovativa e complessa, in possesso di una conoscenza allargata delle trasformazioni in atto e capace di situarsi all’interno di tali cambiamenti con competenze nuove e articolate.
Il Master, che sarà gratuito per gli associati, si terra’ a Napoli a decorrere dal 18 ottobre 2008 presso l’Istituto G. B. De La Salle. E’ strutturato in 60 ore divise in 12 unita’ formative con lezioni tenute da qualificati professionisti a cadenza settimanale ogni sabato.
La partecipazione al Master dara’ diritto, per gli Avvocati iscritti all'albo ed i praticanti abilitati al patrocinio, fino ad un massimo di n° 24 crediti formativi secondo quanto previsto dal “Regolamento sulla formazione forense”. Per ulteriori informazioni consultare il sito http://www.polibio.it/.
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sabato 11 ottobre 2008

Conferenza eChallenges e-2008


La conferenza eChallenges e-2008 si svolgerà dal 22 al 24 ottobre a Stoccolma, in Svezia. L'obbiettivo di e-2008 è quello di stimolare la rapida ricezione dei risultati della ricerca e sviluppo tecnologico (RST) da parte dell'industria e in particolare delle piccole e medie imprese (PMI), e di aprire lo Spazio europeo della ricerca (SER) al resto del mondo. Il programma combinerà presentazioni strategiche sui temi principali, studi tecnici, legali e politici, casistiche governative e industriali, seminari e tutorial. Verranno affrontati argomenti quali le tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni (TIC) per le imprese in rete, e-government, sanità in rete, infrastrutture per l'interoperabilità per le amministrazioni pubbliche europee, cooperazione Europa-America Latina nella ricerca TIC ed altro. Questa è la 18a di una serie di conferenze annuali sostenute dalla Commissione europea, che richiamano ogni volta oltre 650 delegati provenienti da organizzazioni commerciali, governative e di ricerca di tutto il mondo per condividere conoscenze ed esperienze, lezioni apprese e buone prassi nei campi delle TIC per imprese in rete e dell'identificazione a radio frequenza (RFID), e-government e democrazia in rete, sanità in rete, ambienti di lavoro collaborativi, apprendimento favorito dalla tecnologia e abilità TIC, tecnologie per la conoscenza e i contenuti, sicurezza e gestione dell'identità, grid e mobilità.
Per maggiori informazioni: http://www.echallenges.org/e2008/
RFID sanità rete e-government TIC democrazia identità digitale imprese comunicazioni informazione

A Pisa si sperimenta l'RFId per la mobilità urbana


Lo scorso 20 settembre è cominciata a Pisa la sperimentazione del sistema di gestione della mobilità urbana con tecnologie RFID-UHF, primo caso del genere in Italia. Il progetto, che coinvolge PisaMo SpA, i consorzi Apice e Cubit e la società Liberologico, come coordinatore tecnico, prevede la consegna di 30 palmari multifunzione (con connessione GPRS, GPS, WiFi, lettore RFID e fotocamera) agli ausiliari del traffico e l'invio ai cittadini di oltre 11.000 PisaPass, carte elettroniche multiservizio dotate di tag RFID, che andranno a sostituire le autorizzazioni ZTL, PCU e i titoli di sosta cartacei.
La PisaPass, dotata di tag RFID passivo e associata alla targa del veicolo, sarà esposta sul parabrezza dell'autovettura. Ognuna avrà in sé memorizzati i dati dei servizi di mobilità urbana (ad esempio, acquisto e rinnovo autorizzazioni ZTL/PCU, acquisto titoli di sosta, ecc.) acquistati da un cittadino attraverso il sito web http://www.pisamo.it/.
Gli ausiliari del traffico, dotati di un palmare multifunzione con il software di emissione di pre-avvisi e verbali sviluppato da Liberologico, semplicemente avvicinando il palmare alla card potranno leggere le informazioni relative ai permessi di sosta e, nel caso in cui l’automobile non si trovasse in regola, rilasciare un pre-avviso o un verbale.
RFID Pisa privacy tecnologie veicolo verbale card software multifunzione