domenica 7 dicembre 2008

YouTube: una svolta difficile


C’era da aspettarselo ed è successo: YouTube, il più grande portale di video al mondo, visitato da 300 milioni di utenti ogni mese e posseduto dal colosso Google, ha adottato da qualche giorno regole molto rigide sui propri contenuti, bollando come vietati ai minori anche quei video che solo alludono alla sessualità o che contengono immagini o parole blasfeme, video con scene violente, fittizie o reali. Insomma sembra proprio che il famoso portale simbolo della libertà per eccellenza abbia deciso di rivedere seriamente i propri contenuti all’insegna della massima moralità.
Troppi problemi con la giustizia sostengono i responsabili di YouTube e Google hanno imposto questa svolta che inevitabilmente però assesterà un duro colpo al portale che ha visto la propria fama crescere proprio grazie alla facilità di inserire video dai contenuti più vari immediatamente fruibili senza l’esistenza di filtri preventivi.
Il problema credo sia un altro e molto più complesso, inoltre riguarda tutti gli strumenti del web 2.0 noti per la loro maggiore interattività e capacità di catalizzare l’attenzione dei navigatori. In effetti i contenuti creati dagli utenti e resi pubblici attraverso il mezzo telematico, costituiscono un potenziale veicolo di violazioni degli interessi di terzi e in questo senso una minaccia per diritti quali l’immagine, l’onore e la reputazione, nonché la riservatezza. Come messo in risalto da alcuni interpreti, la rete, che per sua natura tende a connettere individui, formazioni sociali e istituzioni di ogni genere, pone questioni “inquietanti” in quanto risolvibili solo con nuovi approcci, soluzioni mai adottate prima e in taluni casi non ancora individuate.
Se è vero che i social network hanno interpretato il desiderio degli utenti di servizi costruiti a propria misura che dessero la possibilità di entrare in contatto con altri utenti attraverso la condivisione dei propri interessi (musica, cinema, fotografia, ecc.), non può negarsi che le modalità attraverso cui ciò si realizza, rischia di ledere gli interessi, economici e morali di chi può vantare diritti sulle opere che vengono diffuse in rete. Ed è quello che appunto sta succedendo con YouTube. Troppo riduttiva oltre che deleteria quindi la svolta “moralista” del portale, c’è ancora molto da lavorare per evitare grane giudiziarie.