martedì 16 dicembre 2008

I navigatori americani promuovono Facebook in materia di privacy!!!


Per la prima volta, Apple, Facebook e Yahoo! entrano nella classifica di Trust-e e Ponemon Institute tra le aziende che danno maggiore affidabilità sulla tutela della privacy.
In particolare tra le Top 20, si piazzano: American Express, eBay, Ibm, Amazon, Johnson & Johnson, Hewlett Packard e U.S. Postal Service, al settimo posto Procter & Gamble, Apple, Nationwide, Charles Schwab, USAA, Intuit, WebMD, Yahoo!, Facebook, Disney e AOL, in diciassettesima posizione Verizon, FedEx, US Bank, e chiudono alla 20esima Dell e eLoan.
L’indagine ha, inoltre, rilevato che per i navigatori il rispetto della vita privata è molto importante (il 73% dei consumatori ha detto che la tutela della loro privacy è "importante" o "molto importante", rispetto al 69% nel 2006); i consumatori temono sempre di più di perdere il controllo delle informazioni personali (solo il 45% dei consumatori ritengono di avere il controllo delle informazioni personali, rispetto al 56% nel 2006); il furto di identità è il vero problema (il 62% per cento dei consumatori ritengono che il furto di identità incide sul giudizio finale nei confronti di una azienda, mentre solo il 18 per cento dei consumatori ritiene che l’enorme diffusione dei social network rappresenti un fattore di rischio).
Indubbiamente sorprendono i risultati di questa indagine, dove appare indiscussa la rilevanza che i navigatori riservino alla privacy, ma vengono difesi i social network e difatti Facebook risulta tra i fenomeni web che maggiormente tutelano la privacy.
Ben diversa è stata la recente posizione dei Garanti Europei preoccupati, invece, dalla diffusione del web 2.0 e dai riflessi negativi in termini di privacy.
A dire il vero, in questo caso, non me la sento di contraddire l’indagine americana, anche se dobbiamo tener conto che il valore della privacy negli Stati Uniti ormai ha una rilevanza ben diversa da quella europea. In effetti chi entra nel mondo di Facebook non può pretendere di avere i propri dati blindati e d’altro canto è proprio la natura del social network che impone la condivisione dei contenuti.
Sarebbe opportuno un controllo più incisivo dell’identità di chi si iscrive (per evitare i cloni) e una difesa più affidabile dei contenuti di maggiore delicatezza, ma rimane il fatto che Facebook è un mondo che gira nell’universo di Internet con tutti i suoi ben noti pregi e difetti.