sabato 6 dicembre 2008

Berlusconi e la regolamentazione di Internet


Il recente intervento di Berlusconi sulla regolamentazione della Rete come argomento di discussione al prossimo G8 ha fatto ritornare in auge una problematica molto viva nel nostro paese che vede il prof. Rodotà e la stessa Isoc promotori della famosa carta dei diritti di Internet.
Come è noto Internet non è un’entità fisica o tangibile, ma piuttosto una gigantesca rete che interconnette un numero infinito di gruppi più ristretti di reti informatiche collegate fra di loro. Si tratta dunque di una rete di reti. Non appartiene a nessuno, non è finanziata da istituzioni, governi o organizzazioni internazionali e non è un servizio commerciale. Questa realtà costituisce contemporaneamente sia la forza che la debolezza di Internet.
La forza poiché tale rete planetaria non può essere soggetta a nessuna influenza esterna assumendo quindi un’indipendenza assoluta; la debolezza poiché la sua connotazione acentrica ed in un certo senso “anarchica” comporta tutti quegli inconvenienti derivanti dalla mancanza di un effettivo controllo dall’alto, con la nascita di nuove fattispecie criminose.
Internet, non può e non deve essere considerato una “zona franca” del diritto, bensì come uno degli ambiti nei quali l’individuo svolge la sua personalità e che necessita di una disciplina idonea ad attuare le tutele previste dall’ordinamento.
E’ necessaria, quindi, una regolamentazione di carattere generale che ne disciplini l’uso a qualsiasi livello. Solo successivamente potrebbe essere affrontato in maniera davvero organica l’ulteriore problema della prevenzione e repressione dei reati commessi attraverso la Rete.
Il vero problema, quindi, non è quello di elaborare una qualsivoglia qualificazione giuridica nella quale includere il fenomeno Internet (è stato questo il maggiore sforzo della dottrina) ma è quello di regolamentare lo stesso ponendosi in un’ottica internazionalista e pragmatistica avvalendosi della preziosa collaborazione degli operatori del settore.