
L'azienda americana ha messo online una versione di prova di un nuovo servizio che consente di conoscere in tempo reale quali video di YouTube siano visti dalle persone che hanno computer accesi nello stesso momento vicino al proprio pc. Tutto ciò è possibile attraverso l’integrazione delle informazioni di YouTube con quelle di Google e delle sue mappe, attraverso un meccanismo di geolocalizzazione, cioè di un sistema che consente di identificare su una mappa la posizione di un computer connesso a Internet o di un apparato mobile collegato alla rete telefonica. Ma anche di trasmettitori Rfid (ad esempio etichette per identificare animali), punti di connessione wi-fi, o le coordinate di un Gps. In pratica il nostro computer, quando è acceso ed è collegato alla rete, ha un indirizzo IP che lo identifica e che consente, se necessario, anche di sapere da quale punto della rete trasmette e riceve.
Ma come è possibile che strumenti tipici del web 2.0 simbolo della libertà e della condivisione si stiano trasformando in pericolosi strumenti di controllo?
Credo proprio che si stia andando troppo in là e l’integrazione YouTube – Google può diventare una bomba pericolosa ai danni della privacy degli utenti. Cerchiamo di utilizzare queste tecnologie per qualcosa di serio ed utile che possa dare un reale contributo al progresso dell’umanità ed evitiamo queste “derive tecnologiche” che servono solo a creare ulteriori problemi in un’epoca dove la riservatezza già è messa a dura prova da una tecnologia estremamente invasiva e deleteria.
Ma come è possibile che strumenti tipici del web 2.0 simbolo della libertà e della condivisione si stiano trasformando in pericolosi strumenti di controllo?
Credo proprio che si stia andando troppo in là e l’integrazione YouTube – Google può diventare una bomba pericolosa ai danni della privacy degli utenti. Cerchiamo di utilizzare queste tecnologie per qualcosa di serio ed utile che possa dare un reale contributo al progresso dell’umanità ed evitiamo queste “derive tecnologiche” che servono solo a creare ulteriori problemi in un’epoca dove la riservatezza già è messa a dura prova da una tecnologia estremamente invasiva e deleteria.
7 commenti:
Mah, non credo che si possa fermare questa "involuzione", perché forse è lo stesso progresso tecnologico, specialmente quello applicato alla telematica, che è fisiologicamente invasivo della Privacy. Certo, l'unico antidoto sarebbe quello che gli uomini siano diversi da come sono. Non lo so.
...anzi, ti dirò che, in luogo dell'ottimistico "siano diversi", preferisco usare il più realistico "fossero diversi", che dà più l'idea di un desiderio irrealizzabile...
Giorgio nonostante io sia uno strenuo difensore della privacy, sarei anche disposto a sacrificarla, almeno in parte, ma per un progresso tecnologico che mi faccia crescere, non per una sciocchezza. Credo che questo sia il vero problema.
Giustissimo! E' un problema di contemperamento di valori e di interessi. Però come si fa a trovare un simile equilibrio laddove non è possibile neanche esercitare un controllo efficace? I tempi di evoluzione della tecnologia, rispetto a quelli degli strumenti giuridici che se ne occupano, sono di una rapidità esponenziale. Le norme e gli strumenti di controllo non fanno in tempo a fare un passo in avanti, che la tecnologia ne ha già fatti dieci E' un inseguimento che rischia di essere battuto in partenza. Tu che ne pensi (e te lo chiedo con la consapevolezza di chiederlo ad un esperto in materia)?
Scusa Michele, per inciso, credo che ci siano dei problemi alla segnalazione oraria dei commenti. Almeno, a quanto rilevo nel mio computer. Ho ritenuto opportuno dirtelo
Eh Giorgio, indubbiamente metti in evidenza un nervo scoperto e questo Rodotà, facendosi diversi nemici, lo ha detto più volte. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che la tecnologia "utile" deve andare avanti ed ogni singola conquista deve essere valutata attentamente secondo il principio del "pari rango" in quanto nella maggior parte dei casi si tratta di confrontare interessi tutelati dalla nostra costituzione. E' un pò come quando per combattere il terrorismo si è messa da parte la privacy. Il problema che questa valutazione spesso la fa il legislatore che non sempre si muove con delle logiche tecnico-giuridiche, ma solo strettamente economiche.
Già, il problema è ancora una volta questo: proteggere i valori ha dei costi. Ha anche, ovviamente, dei benefici, ma ha sempre dei costi, politici e/o economici. E, per proteggerli, bisogna che ciò costi di meno del danneggiarli e arrechi più benefici di quelli procurati dal danneggiarli. La lotta è sempre tra l'interesse economico o politico a preservare un bene e quello a danneggiarlo. Proprio perché tutto ha un costo. Probabilmente con la Privacy, come con gli altri beni coinvolti da Internet, ci si muoverà a tutelarla di più, di quanto non si sia già fatto, quando sarà conveniente farlo. Comunque bisogna riconoscere che si sono fatti passi da gigante già rispetto a dieci o vent'anni fa. Ma quanto tempo è passato dai casi Caruso, Petacci e Soraya perché si potesse sviluppare questa problematica? Questi sono tempi che si possono tollerare quando non c'è Internet di mezzo, ma con Internet bisogna fare in fretta. E allora, se il Diritto non usa gli stessi mezzi di Internet per regolarlo (posto che lo voglia), non ce la farà mai. La globalità, la velocità e la tecnologia sono tre armi fondamentali di cui il Diritto non può non tenere conto per disciplinare la realtà di Internet e dei beni che qui si vogliono tutelare, calcolando soprattutto i costi, politici ed economici, che vanno profusi per tale disciplina. Sempre, ripeto, che lo si voglia fare. A me sembra che l'efficacia degli strumenti del Diritto, col problema connesso dell'effettività della sanzione, sia un aspetto che sta sfuggendo di mano anche nella realtà "reale", non solo in quella virtuale. Ma l'errore più grande per una norma giuridica è quello di andare avanti per la sua strada senza guardare alle caratteristiche dei fenomeni che deve disciplinare, perché, come dice Glauco Giostra, "una norma che ignora la realtà, è fatale che ne resti ignorata".
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