venerdì 28 novembre 2008

Biometria alla Camera dei Deputati: una nuova “deriva tecnologica”


Leggo con grande stupore che l’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità il ricorso alle impronte digitali per il voto elettronico alla Camera convinto del fatto che il sistema non violi la normativa sulla privacy.
Difatti, si sostiene nel comunicato ufficiale, che non sarà costituito nessun archivio delle impronte, che rimarranno nella sola disposizione del deputato perché riportate soltanto nel tesserino personale di riconoscimento da inserire al banco al momento del voto.
La soluzione individuata - prosegue il comunicato - consiste nell'installazione su ciascun terminale di voto di un sistema per la sua abilitazione tramite il riconoscimento dell'identità del votante sulla base di una rilevazione biometrica dei punti caratteristici delle dita della mano (cd. ''minuzie''). In pratica il terminale verrà abilitato al voto attraverso il confronto tra le minuzie contenute nella tessera e quelle del dito del deputato.
Il ricorso al sistema biometrico rientrerebbe nell’ambito delle misure per il rafforzamento della garanzia della personalità del voto.
Non so se sia stata richiesta una specifica autorizzazione all’Autorità Garante, ma sinceramente non comprendo la necessità, così come prescrive l’art. 3 del codice per la protezione dei dati personali, di ricorrere ad un simile sistema di votazione sproporzionato tra l’altro rispetto alla finalità da raggiungere. Inoltre, di fronte alla rapida ascesa delle metodologie biometriche il Garante ha sempre assunto un atteggiamento particolarmente rigido, in quanto spesso le finalità di identificazione, sorveglianza, sicurezza non possono giustificare qualsiasi utilizzazione del corpo umano resa possibile dall’innovazione tecnologica.
Vanno garantiti sempre il rispetto della dignità della persona, il rispetto dell’identità personale, il rispetto dei principi di finalità e di proporzionalità ed infine la necessaria attenzione per gli effetti cosiddetti imprevisti o indesiderati e che, invece, spesso sono conseguenze determinate da analisi incomplete o troppo interessate delle tecnologie alle quali si intende ricorrere.
Ma ciò che più preoccupa è che il problema della protezione dell’identità dai suoi possibili “furti”, già imponente nel settore del commercio elettronico, rischia di assumere aspetti preoccupanti con l’utilizzo della biometria. E la soluzione non sta certo nella semplice rinuncia alla creazione della banca dati, poiché ogni deputato sarà in possesso di una tessera comprendente il proprio dato biometrico, che in considerazione della funzione pubblica svolta dal parlamentare assume una delicatezza enorme con tutte le gravi conseguenze che si potrebbero avere in caso di furto. Solo l’esercizio delle funzioni istituzionali di un soggetto pubblico potrebbe giustificare il ricorso ai sistemi biometrici sempre qualora un risultato analogo non sia raggiungibile in altro modo meno invasivo.