lunedì 20 ottobre 2008

Garanti Privacy: a rischio i social network


L’allarme privacy si estende anche ai social network. Così da oggi Facebook, Linkedin, Plaxo e altri non potranno più far indicizzare ai motori di ricerca le pagine riguardanti i propri utenti.
Lo hanno deciso i Garanti della Privacy di 78 Paesi, riuniti nei giorni scorsi a Strasburgo per la trentesima edizione della Conferenza Internazionale delle Autorità per la protezione dei dati personali. A promettere ripercussioni contro le reti sociali ci aveva pensato il programma dell’incontro “Proteggere la privacy in un mondo senza confini”, incentrato sui nuovi rischi connessi allo sviluppo dell’”uomo digitale”.
Inoltre, un paio di settimane fa il commissario Ue ai media e alle telecomunicazioni Viviane Reding, durante il Safer Internet Forum, aveva annunciato un percorso condiviso tra aziende del web 2.0 e organismi regolatori che, nelle intenzioni, dovrebbe portare a un’autoregolamentazione di social network e simili.
In quell’occasione si era parlato di tutela dei minori, anche se era chiaro l’interesse dell’Unione europea a regolamentare un fenomeno negli ultimi anni cresciuto a dismisura e oggi divenuto un’irripetibile opportunità per professionisti e imprese di fare business. Invece ieri il diktat è arrivato dall’alto, e di condiviso ha ben poco.
Da oggi in poi i gestori di una rete sociale dovranno chiedere esplicitamente il consenso al singolo utente prima di rendere disponibili eventuali profili personali ai vari motori come Google o Yahoo!. In caso di rifiuto pagine, commenti e altre informazioni resteranno visibili solo alla propria lista di contatti personali o professionali.
Inutile dirlo, la decisione ha già suscitato un acceso dibattito in Rete. Da una lato chi sostiene la legittimità del provvedimento, dall’altro chi teme si tratti del solito tentativo di "bloccare" la Rete.
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